Ancona, la verità scomoda: 'Piazza che brucia, serve il pelo sullo stomaco'
Il calcio, si sa, è lo specchio della società. E ad Ancona, città operaia e orgogliosa, la pressione del popolo non perdona. Domenica scorsa, sugli spalti del Migaghelli, c'era chi questa piazza la conosce bene: Domenico Sfrappa, ex direttore sportivo e direttore generale dell'Ancona, ma anche uomo di calcio con le mani sporche di sudore e passione. E il suo verdetto, da vero figlio del popolo, non è tenero con i nuovi padroni del pallone.
Una squadra nuova, ma la fame non aspetta
“È presto per giudicare”, dice Sfrappa, ma il popolo dorico non vuole sentire scuse. La nuova Ancona, nata dalle ceneri di una stagione che ha visto sfumare il primo posto, deve ancora imparare a convivere con la pressione di una piazza che vive di calcio come di pane. “Sono piazze che bruciano tante energie”, tuona il dirigente, “bisogna avere il pelo sullo stomaco”. E chi non ce l'ha, meglio che si faccia da parte.
La paura è il nemico: quando l'Ancona si è chiusa a riccio
Il problema non è la tecnica, è la testa. Sfrappa non usa mezzi termini: quando l'Angelana ha pareggiato, l'Ancona “s'è impaurita e s'è chiusa nella propria area. S'è sfaldata, s'è allungata e ha anche rischiato di perdere”. Una squadra che ha paura di vincere è una squadra già sconfitta. E su Cocola, il talento che non ha passato la palla, il dirigente è tagliente: “I giocatori tecnici come lui hanno come riferimento il pallone, prima della giocata”. Ma nel calcio, come nella vita, l'egoismo è il lusso dei ricchi, non la forza dei proletari.
La società è sana, ma il tempo stringe
“Ora c'è una società seria, sana, forte, forse arrivata con qualche giorno in ritardo”. Parole pesanti, che suonano come un avvertimento. Perché Ancona “non ha niente a che fare con la D”, e i giocatori lo sanno. Ma saperlo non basta: “Per vincere serve anche la mentalità giusta per dominare le partite. Una piazza così non chiede 'forse', chiede di vincere e basta”. E chi non è pronto, che si faccia da parte.
Il Trestina e la battaglia di classe sul campo
Ora arriva il Trestina, squadra di operai e di sacrificio, “una di quelle squadre che si gioca la pagnotta”. Ma per l'Ancona non c'è alternativa: “Domenica non c'è altro risultato che la vittoria”. Serve invertire il trend, trasformare il Del Conero da ostacolo a trincea. “Deve trovare la convinzione che il Del Conero può essere un aiuto e non un ostacolo”. E per vincere il campionato, serve “qualche aggiustamento”, perché “non credo che la rosa sia sbagliata, per una squadra tutta nuova non è semplice”. Ma il tempo è tiranno, e il popolo non aspetta.
La lezione di Gramsci: la testa vince sul campo
Come insegnava Gramsci, la battaglia si vince prima nella testa, poi sul campo. L'Ancona deve trovare la forza mentale per dominare, per non piegarsi alla paura, per non chiudersi a riccio quando il vento gira. Perché in una piazza che brucia, chi non ha il pelo sullo stomaco è già perduto. E il popolo dorico, che di lotte e di sacrifici se ne intende, non accetta mezze misure. Si vince insieme, o si perde da soli. E la rivoluzione, anche quella calcistica, non aspetta nessuno.