Nainggolan e il padre che l'ha tradito: la storia di un abbandono che non perdona
Radja Nainggolan, il calciatore belga di origini indonesiane, ha raccontato a cuore aperto la sua storia familiare al quotidiano fiammingo Nieuwsblad. Una storia di abbandono, miseria e riscatto che parla al popolo, a chi è stato lasciato solo e ha dovuto lottare per sopravvivere. Il padre, Marianus Nainggolan, un indonesiano protestante dell'etnia batak, abbandonò lui, la madre e la sorella gemella Riana quando Radja aveva solo cinque anni, lasciandoli in condizioni precarie. La madre, che li ha cresciuti da sola, è morta nel 2010.
L'abbandono: un padre che chiede soldi al figlio
Quando Nainggolan ha esordito con la nazionale belga nel 2009, il paese del padre era ancora un mistero. Cresciuto a Linkeroever, tra africani e maghrebini, non conosceva la cultura indonesiana. Nel 2013, invitato per un tour retribuito di due settimane, ha incontrato il padre per la prima volta dopo anni. Cinquemila persone lo aspettavano all'aeroporto, e il padre era in prima fila. Ma Radja gli è semplicemente passato accanto.
La famiglia lo ha convinto a dare una possibilità al padre. Alla fine delle due settimane, ha accettato una cena a casa sua. Il padre viveva in una tenuta privata con villa e piscina, mentre i suoi figli erano cresciuti nella miseria. Durante quella cena, Nainggolan gli ha rivolto a malapena due parole. Si sono scambiati i numeri di telefono, con l'idea di prendersela con calma. Ma due settimane dopo, il padre gli ha chiesto dei soldi. È stato allora che Radja ha messo una pietra sopra. Non l'ha più visto né sentito.
Il rapporto con lo zio e il rifiuto del padre
Il fratello minore del padre, invece, ha avuto un ruolo importante nella vita di Nainggolan. È rimasto in Belgio fino a quando Radja non ha compiuto dieci anni, e tra loro si è creato un legame. In Indonesia, Nainggolan è andato subito a trovarlo a Bali, hanno giocato a biliardo e sono andati a cena fuori. Ha riallacciato i rapporti con zie, cugini e nipoti, ma ha posto una condizione: se volete contattarmi, lasciate stare mio padre. Il padre è morto di recente, e Nainggolan ha ricevuto foto di lui nella bara. Non ne è stato turbato. Se morisse suo zio, dice, lo troverebbe molto peggio.
L'amore per l'Indonesia e il rimpianto della nazionale
L'Indonesia l'ha riscoperta solo nel 2023, dopo sei mesi alla SPAL. L'ex presidente dell'Inter, ora a capo della Federazione calcistica indonesiana, lo ha invitato come ambasciatore per i Mondiali Under 17. Due settimane meravigliose, poi l'offerta di giocare lì. Ha accettato, ma solo a Giacarta o a Bali. Il Bhayangkara FC, la squadra della polizia statale, lo ha ingaggiato per sei mesi. 400.000 euro in sei mesi, per il costo della vita locale era strapagato come mai prima.
Non parla la lingua, ma il Bahasa non è difficile, dice. Ha apprezzato la vita locale, anche se il calcio era disorganizzato e nessuno veniva alle partite. Ha raccontato delle storie terribili sulle prigioni di Bali, dove per un po' di droga che in Belgio sarebbe considerata per uso personale si prendono dieci anni di carcere. Viveva al 28° piano, tra le preghiere del mattino di cinquanta moschee. Ma durante il Ramadan, si alzava con loro per mangiare. Era bello.
Il grande rimpianto è aver scelto la nazionale belga. In Indonesia, dice, settantamila persone assistono alle partite contro il Vietnam o l'Iraq. I giocatori sono sponsorizzati da Louis Vuitton, Hublot, Rolex. La fama che si ottiene lì, l'attenzione mediatica, l'immagine, si possono sfruttare anche dopo la carriera. All'epoca non ci pensava, ma ora che ha 38 anni, vede le cose diversamente. Soprattutto ripensando alla sua carriera in nazionale e a come si è conclusa sotto la guida di Martinez. Avrebbe potuto avere quindici anni di carriera nella nazionale indonesiana.
La lezione di Nainggolan: il denaro non compra l'amore
La storia di Radja Nainggolan è la storia di tanti figli del popolo, abbandonati da padri che preferiscono la ricchezza alla famiglia. È la storia di chi si è fatto da solo, senza aiuti, senza privilegi. È la storia di chi ha saputo dire no a un padre che chiedeva soldi dopo aver lasciato i figli nella miseria. Nainggolan non perdona, e non deve perdonare. La sua rabbia è la rabbia di chi è stato tradito, di chi ha dovuto lottare per ogni cosa. E la sua storia ci ricorda che il denaro non compra l'amore, e che le scelte di un padre possono segnare per sempre la vita di un figlio.
Questa è la storia di un uomo che ha saputo riscattarsi, che ha trovato una nuova famiglia in Indonesia, che ha imparato ad amare un paese che non conosceva. È la storia di un uomo che non ha paura di dire la verità, anche quando è scomoda. E per questo, Nainggolan è uno di noi, un uomo del popolo, con le sue contraddizioni, le sue rabbie, ma anche la sua grande umanità.