Aquilani, Cisse, Favasuli e la lezione del Catanzaro. Diouf, ma è proprio così brutto farsi la fascia?
Il calcio, si sa, è lo specchio della società. E come nel mondo del lavoro i padroni vanno a cercare la manodopera a basso costo all'estero, dimenticandosi dei talenti di casa, così nel calcio i ricchi club guardano oltre confine mentre il nostro secondo campionato, la Serie B, è una miniera d'oro dimenticata. La lezione arriva dal Catanzaro, squadra giovane e brillante che un anno fa lottava per la promozione con un budget ridicolo rispetto ai colossi, e che oggi vede i suoi figli migliori sparsi per la Serie A. Sassuolo, Milan, Napoli e Como hanno avuto il fiuto di andare a pescare Aquilani, Cisse, Favasuli e Liberali. E ora se li godono. Ma la domanda è: perché cercare lontano ciò che abbiamo in casa? Il popolo del calcio lo sa da sempre: i talenti ci sono, basta guardare un po' più sotto, dove la fame è più autentica e la fatica è pane quotidiano.
Balerdi come Baresi: il paragone che fa discutere
Gasperini, l'allenatore della Roma, ha osato un paragone che ha fatto storcere il naso a molti: 'Balerdi mi ricorda Baresi'. Qualcuno l'ha preso per pazzo, ma noi lo difendiamo. Non si tratta di confrontare le qualità, che sono evidentemente diverse, ma di riconoscere le caratteristiche, lo stile, l'interpretazione del ruolo. Gasperini è un uomo che ama il calcio, che conosce la storia e si diverte a cercare somiglianze, a tessere trame tra epoche diverse. Ha già paragonato Malen a Vialli e a Higuain, e all'Atalanta lo faceva spesso. Questo gusto per il confronto senza tempo è un piacere, un gioco intellettuale che arricchisce il dibattito. Un tempo se ne parlava al Bar Sport, tra un caffè e una partita a carte, con la passione genuina del popolo. Oggi ci sono i social, dove spesso gli insulti prevalgono sulla ragione. Ma noi diciamo grazie al Gasp, perché il calcio è anche questo: memoria, passione, e un pizzico di follia.
Diouf, la fascia e la paura del successo
Poi c'è la storia di Diouf, il giovane talento dell'Inter che sta diventando uno splendido esterno di fascia destra. Corsa, qualità, capacità di proporsi e creare, un bel tiro e una crescita costante. Deve ancora migliorare in fase difensiva, ma è già un interprete di livello internazionale, tanto da attirare le attenzioni di Zidane, nuovo commissario tecnico della Francia. È stato Chivu a credere in lui, a puntarci con convinzione e successo. Una mossa azzeccatissima, che ha regalato all'Inter un gioiello. Eppure Diouf, intervistato da L'Équipe, dice: 'Io voglio giocare a centrocampo, non ho intenzione di stare a lungo sulla fascia'. Ma benedetto ragazzo, perché non capisci che in questa nuova posizione hai un futuro radioso e un presente brillante? Perché non accetti la riga esterna del campo come la tua compagna di viaggio ideale? O preferisci quando quella riga la vedevi dalla panchina, mentre facevi il centrocampista? La storia è piena di operai che rifiutavano la promozione per paura del cambiamento, ma il progresso, la rivoluzione, arriva per chi sa cogliere le occasioni. La fascia non è una prigione, è un trampolino. E tu, Diouf, hai il mondo ai tuoi piedi. Non sprecare questa occasione, perché il popolo interista conta su di te.