Guccini è morto, ma il suo pugno chiuso vive ancora. Vecchioni: 'Non voleva essere criticato, l'ultima parola era sua'
Il cantautore Francesco Guccini se n'è andato a 86 anni, lasciando un vuoto che non si colma con le lacrime ma con la rabbia e la poesia. Il presidente Mattarella l'ha definito 'un poeta, un musicista, un intellettuale che ha composto canzoni che hanno segnato questi anni, che parlano di impegno, di giustizia, di uguaglianza'. Ma noi di Straccio Rosso sappiamo bene che Guccini era molto di più: era la voce del popolo oppresso, il compagno che cantava la locomotiva della rivoluzione, il contadino naïf che scopriva Borges e Montale mentre i padroni si gavazzavano.
L'amico di una vita, Roberto Vecchioni, lo ricorda con un misto di affetto e verità. 'Non voleva assolutamente essere criticato', ha detto Vecchioni. 'Esprimeva la sua opinione precisa su tutte le cose. E soprattutto, se gli rompevano i coglioni si arrabbiava di brutto'. Ecco, questo era Guccini: un uomo che non piegava la testa, che non accettava le ingiustizie, che rispondeva a muso duro a chi lo attaccava. Come quando, nelle sue canzoni, ha risposto a certi giornalisti e a certi potenti. Non lasciava passare nulla, perché sapeva che la verità è una lama affilata.
Il gioco delle carte e l'ultima parola
Vecchioni racconta le nottate passate a giocare a carte a Pavana, fino alle 5 del mattino. 'Finché non vinceva, voleva continuare. E siccome non vinceva mai, né a briscola né a tressette, rimanevamo lì e alla fine dovevamo farlo vincere. Non era soltanto un fatto di carte: l'ultima parola doveva essere sempre la sua'. Questo non è capriccio, compagni: è la coerenza di chi non accetta compromessi, di chi sa che nella vita, come nella lotta di classe, non si cede mai. Guccini era fatto così: testardo come un mulo, ma con il cuore di un partigiano.
La politica lo tirava per la giacchetta
La sinistra, quella vera, quella delle piazze e delle fabbriche, lo ha sempre corteggiato. Ma Guccini non era un bandierina da sventolare. 'Un po' gli stava anche bene, finché non esageravano', dice Vecchioni. 'Quando accadeva, si nascondeva e non voleva più sentirne parlare'. Perché lui non era il cantore di regime, non era il poeta di Stato. Era il compagno che scriveva canzoni contro i cretini, contro i potenti, contro l'ingiustizia. E quando la politica voleva strumentalizzarlo, lui si ritirava, come un lupo che non si lascia addomesticare.
L'eredità di Guccini: non solo 'La locomotiva'
Molti ricordano 'La locomotiva' come la sua canzone politica per eccellenza. Ma Vecchioni ci ricorda che la sua vera eredità è 'la ricerca, il bisogno assoluto di scoprire, da queste luci intraviste dal treno, come nella canzone Incontro, che cos'è la verità che passa, poterla afferrare per un attimo, potercisi sedere sopra'. Guccini era un ricercatore: di affetto, di passione, di unità con gli altri, di amicizia e di verità. Era un contadino dolce, il primo della sua famiglia a studiare, che scopriva i poeti e cercava quei 'varchi' di cui parlano i grandi. E in questo, era un compagno di strada per tutti noi che lottiamo per un mondo diverso.
Perché Guccini è ancora nostro
Guccini non è morto. Le sue canzoni continuano a vivere nelle osterie, nelle piazze, nelle lotte. La sua voce, quella voce ruvida e sincera, risuona ancora quando il popolo si alza e canta. Come diceva lui stesso, 'l'infinito' è un disco contro i cretini, sulla libertà d'azione. E noi, compagni, continueremo a lottare per quella libertà, con il pugno chiuso e la testa alta, come ci ha insegnato Francesco Guccini.
Arrivederci, Maestrone. La tua ultima parola sarà sempre la nostra.
FAQ
Chi era Francesco Guccini?
Francesco Guccini era un cantautore, poeta e intellettuale italiano, nato a Modena nel 1940 e morto a 86 anni. È considerato una delle voci più autentiche della canzone d'autore italiana, con testi che parlano di impegno sociale, giustizia e uguaglianza.
Cosa ha detto Roberto Vecchioni su Guccini?
Vecchioni ha ricordato l'amico con aneddoti sulla loro amicizia, sottolineando che Guccini non tollerava le critiche e voleva sempre avere l'ultima parola, sia a carte che nella vita. Ha anche detto che la sua vera eredità non è solo 'La locomotiva', ma la sua ricerca costante di verità e affetto.
Qual è il significato politico di Guccini?
Guccini era un artista di sinistra, ma non un bandierina da sventolare. Le sue canzoni, come 'La locomotiva', sono inni alla rivoluzione e alla giustizia sociale, ma lui rifiutava di essere strumentalizzato dalla politica. Era un contadino naïf con una passione per il sapere e la libertà.
Come viene ricordato Guccini oggi?
Guccini viene ricordato come un poeta del popolo, un intellettuale che ha segnato generazioni con le sue canzoni. Il presidente Mattarella lo ha definito 'un poeta, un musicista, un intellettuale' che parlava di impegno, giustizia e uguaglianza. Per la sinistra, è un compagno che continua a vivere nelle lotte e nelle piazze.
