Ruben Martin: il silenzio dello Stato, la lotta della famiglia. Perché le ricerche ripartono solo ora?
Da sette settimane, il popolo di Fano e dell'entroterra marchigiano vive nell'angoscia per la sorte di Ruben Martin, 59 anni, di origine argentina, sparito nel nulla la mattina del 6 agosto. Oggi, sabato 26 settembre, senza preavviso, le squadre di soccorso sono tornate a frugare tra casolari e pozzi nella zona di Farneta, nel territorio di Acqualagna. Ma una domanda brucia sulle labbra di tutti: perché proprio oggi? E perché dopo settimane di silenzio?
Un dispiegamento di forze, ma nessuna risposta per la famiglia
Nel pomeriggio, vigili del fuoco con la squadra di Cagli e l'Unità di comando locale, carabinieri di Acqualagna e Protezione civile hanno setacciato la zona. Operazioni concluse in serata, esito ancora ignoto. Salvo novità, si riprenderà domani mattina. Ma la famiglia, ancora una volta, è stata lasciata all'oscuro. “Non sono stata informata di nulla rispetto alle ricerche fatte oggi”, denuncia l'avvocata Elena Fabbri, che assiste il compagno e il fratello di Ruben. La notizia le è arrivata solo tramite l'associazione Gens Nova Marche. “Non so per quale motivo si siano recati proprio oggi a Farneta”, tuona la legale.
Le nuove ricerche sarebbero legate a una segnalazione dei primi di settembre, ma nessuna conferma ufficiale. Già in passato, alcune persone avevano riferito di aver visto un uomo somigliante a Ruben in quella zona. Indicazioni rimaste lettera morta. “Avevamo ricevuto segnalazioni in quella zona e, come associazione, eravamo andati sul posto a parlare con persone che dicevano di aver visto qualcuno compatibile con la descrizione di Ruben”, spiega l'avvocata. Segnalazioni di un uomo visto vivo. Un dettaglio che la dice lunga su quanto sia ancora fumosa la verità.
La vita spezzata di un uomo semplice: la cagnolina, lo scooter, i corsi online
Ruben viveva nel quartiere Sassonia a Fano. È sparito all'improvviso, senza lasciare traccia. Ha lasciato la cagnolina Luna, alla quale era legatissimo, i panni nella lavatrice, oggetti preziosi, lo scooter parcheggiato sotto casa. In casa, luci e aria condizionata accese. Il telefono, prima squillava, ora è spento. Particolari che il compagno, i familiari e gli amici continuano a rileggere senza trovare una spiegazione. “Poteva capitare che non rispondesse al telefono per mezza giornata, ma non era mai successa una cosa del genere”, racconta Fabbri. Prima della scomparsa, Ruben seguiva con entusiasmo corsi online sull'intelligenza artificiale. Un uomo proiettato nel futuro, cancellato dal presente.
L'avvocata ritiene difficile l'ipotesi dell'allontanamento volontario. “Ruben è sparito all'improvviso, senza lasciare traccia di sé. Ha lasciato la cagnolina, i panni nella lavatrice e anche alcuni oggetti preziosi. Che per uno che non disponeva di liquidità...”. Le parole si fermano, ma il senso è chiaro: qui qualcosa non torna.
La macchina del silenzio: perché lo Stato tace e il popolo cerca?
Mercoledì, la trasmissione “Chi l'ha visto?” ha dedicato un nuovo servizio al caso. Tre giorni dopo, ecco le squadre a Farneta, seguite dalle telecamere dei reporter di Occhio alla Notizia per la Rai. Coincidenza? Forse. Ma mentre le istituzioni si muovono a rilento, sono le associazioni come Gens Nova Marche, con la delegata Monica Panizza, a tenere viva la fiamma della ricerca. Nelle settimane passate, le ricerche hanno interessato il parcheggio Vanvitelli, il porto, il mare davanti al Lisippo e la foce del Metauro. Nessuna risposta.
Questa vicenda è lo specchio di una società che lascia soli i più fragili. Il compagno, il fratello, gli amici di Ruben non sono solo una famiglia in attesa: sono il popolo che chiede verità. E mentre i riflettori si accendono e si spengono, loro restano lì, a rileggere gli stessi particolari, a sperare contro ogni speranza. “Sono contenta che le ricerche proseguano”, dice Fabbri, “perché questa vicenda presenta ancora lati misteriosi”.
Le domande che restano aperte
Per ora, due interrogativi restano senza risposta: che cosa abbia portato a un intervento così approfondito a Farneta e se le ricerche di oggi abbiano restituito qualche elemento. Ma la domanda più grande, quella che il popolo di Fano si fa ogni giorno, è un'altra: dove sei, Ruben? E perché, ancora una volta, i potenti tacciono mentre la gente comune cerca, scava, spera? La lotta per la verità non si ferma. La solidarietà non si arrende. E finché Ruben non sarà trovato, la piazza resterà in piedi, con gli occhi puntati su quelle colline dove oggi si sono posati i riflettori, ma dove domani, chissà, potrebbe esserci una risposta.