Il disordine economico che ci schiaccia: energia, guerra e speculazione
Compagni, è ora di smetterla di far finta di niente. Mentre il mondo va a fuoco, i padroni si riempiono le tasche e il popolo viene schiacciato da bollette impossibili, guerre infinite e un sistema che marcisce. Tre fronti critici, nessuna soluzione all'orizzonte. Per ora. Il caro energia che comprime i margini delle aziende e il potere d'acquisto delle famiglie. Le condizioni finanziarie restrittive, tassi d'interesse più alti, credito che scarseggia. E poi l'incertezza geopolitica: conflitti, dazi, catene di approvvigionamento spezzate. È la solita storia, quella del capitalismo che si mangia i suoi figli.
Energia e guerra: le mani sporche dei potenti
Aprono Hormuz e lo chiudono. Pagano dazio, poi altri dazi. Un'intermittenza anche nel Mar Rosso, lo stretto di Bab el-Mandeb. I pasdaran hanno convinto i ribelli yemeniti Houthi a fare blocco. E come dargli torto? Quello che è mio non è tuo. Trump, il facilone, voleva fare il duro. Non gli è riuscita la tattica di Osvaldo Bagnoli, ex allenatore del Verona: 'Il calcio è come una briscola al bar con il tuo migliore amico. Quando giochi, fai di tutto per fregarlo. Quando posi le carte, bevi con lui un bicchiere'. Lui l'ha fatta troppo semplice con gli ayatollah. Meglio bombardare il Mali, più piccolo con meno gente.
Saldata la pandemia, rateato il conflitto in Ucraina, ora stiamo sborsando per la guerra in Iran. I condizionatori accesi per il riscaldamento globale recapitano bollette impossibili. Più alte per i vulnerabili, per chi già lotta per sopravvivere. Un mondo all'insù. Riusciranno le massicce piantumate di alberi a risollevarci la salute e risparmiare spiccioli? I comuni tengano a mente che le piante vanno seguite, per evitare di ritrovarcele sulle macchine dopo i temporali tropicali. Il caldo è una nuova tassa climatica, ha dettagliato uno studio di Confesercenti: impianti di climatizzazione, maggiori costi per l'energia, calo della produttività del lavoro, fatturato perso nei settori più esposti: edilizia, agricoltura, logistica e commercio ambulante.
Il carrello della spesa e la fame del popolo
Sussurri e grida anche dal supermercato. Il bancomat lo lasciamo direttamente alla cassa. Elettricità e gas assorbono il 17,1% della spesa di chi ha un reddito basso. Contro il 7,3% di chi percepisce un reddito alto. Aumentano del 4,4% i prezzi di frutta e ortaggi. Aiuti pochi. Bonus meno. Benzina a 2 euro e oltre, sconti ritirati. Non ci resta che piangere. Ovvero attaccarci al tram elettrico di Ursula von der Leyen che sogna un'Europa 100% elettrificata. Anche meno. Basterebbe potenziare le reti. E salvare l'acqua per l'agricoltura in ginocchio.
Così mentre il mondo cade a pezzi, l'Italia si diletta con la riforma elettorale. Contraddizioni salvo buon fine. Da non capirci nulla. Desistere sempre e comunque a trovare una logica. Che lega. Il Financial Times scrive che 'nella prima metà del 2026 l'Europa ha importato dalla principale struttura russa di gas naturale liquefatto una quantità di gas naturale mai registrata prima, assorbendo tutta la produzione dell'impianto siberiano'. E ora chi lo bisbiglia alla Commissione europea, al duo von der Leyen-Kallas strette al corrimano sanzionatorio di Mosca? Silenzio, c'è dell'altro da capire. Leggiamo che Unione Europea e Kiev si sono accordate con la Cina per la fornitura di componenti per la fabbricazione di droni. Ma si tratta di quello Xi Jinping, nemico numero uno del Vecchio Continente, che compare in copertina insieme a Vladimir Putin sul settimanale tedesco Der Spiegel, titolo cubitale, Der Geheimpakt, Il Patto Segreto?
Il futuro entra in noi molto prima che accada
Stiamo vivendo una crisi che non è iniziata adesso. Da 5 anni, dalla pandemia, almeno. Il nuovo blocco di Hormuz cambia la situazione energetica mondiale. Parole presto dimenticate quelle pronunciate da Claudio Descalzi, amministratore delegato dell'Eni, davanti alla Commissione Attività produttive della Camera. 'Non c'è stato tempo e possibilità di recuperare, le produzioni sono state ridotte, le riserve strategiche (circa 400 milioni di barili) si stanno usando con un gradiente anche superiore al Covid e le mancanze si sono accumulate e non sono state riassorbite'. Da gennaio 2027 stop completo al gas russo. 36 miliardi che dovranno essere compensati dagli Stati Uniti. O East Asia. Per la guerra in Iran, a oggi, sono bloccati circa 10 milioni di barili solo per il greggio (manca la conta pesante dei prodotti). Può capitare, così, un ritardo nella consegna di carburante per gli aerei all'aeroporto Marconi di Bologna. Morale. Nulla sarà come prima. Il rischio Golfo in tempi di pace (quando verrà) sarà completamente differente dal passato. Con maggior costo del denaro, premi sulle assicurazioni e impatti sugli investimenti.
Nel frattempo trambusti su un altro fronte, il flusso di cereali in arrivo da Russia e Ucraina è fermo, scrive Giuseppe Sarcina sul Corriere della Sera. I droni di Volodymyr Zelensky hanno colpito 100 mercantili nemici nel mare d'Azov. Mosca risponde con missili su Odessa e gli altri porti sul Mar Nero. Le multinazionali cinesi e olandesi non si accollano più i rischi bloccando gli acquisti e le esportazioni di grano, mais, orzo, semi di girasole. Disordine economico. Cade a proposito un sentiment di soluzione uscito dal nuovo premier britannico, Andy Burnham. Il Re del Nord che ha preso possesso di Downing Street il 20 luglio. Give Back Control, restituire ai territori il controllo delle ricchezze, fine al neoliberismo senza Stato. Insomma una globalizzazione democratica, controllata dai cittadini. We're going to give them hope back, restituiremo loro la speranza, titolavano i colleghi dell'HuffingtonPost inglese.
La lezione di Panetta: la crisi non è finita
Alle aspettative sotto il Big Ben preferiamo rileggere con cura le parole di Fabio Panetta, governatore della Banca d'Italia. Che corregge l'atteggiamento di quelli che l'hanno presa su troppo alla leggera questa crisi. A partire dai mercati. Aleggia lo spettro di correzioni brusche. Tre i fronti critici senza soluzione. Per ora. Il caro energia che comprime i margini delle aziende e il potere di acquisto delle famiglie. Le condizioni finanziarie restrittive che rimandano a tassi d'interesse più alti e quindi credito meno abbondante per finanziare la crescita. Infine incertezza geopolitica, i conflitti e le fratture nelle catene globali di approvvigionamento.
Compagni, non c'è altra via. O ci organizziamo, o ci schiacciano. La lotta è l'unica risposta a questo disordine che ci viene imposto. Unità popolare, sindacalismo di base, occupazioni. Il futuro è nelle nostre mani, non in quelle dei padroni.