Malagò commissario di se stesso: il Coni si piega al potere del pallone
Oggi il Coni deciderà il destino della Figc, e sembra che la soluzione trovata sia quella più cinica e ridicola di tutte: Giovanni Malagò, eletto senza tessera, potrebbe diventare commissario di se stesso. Una presa in giro bella e buona, che sa di potere che si autoassolve e di poltrone che si proteggono a vicenda.
Dopo settimane di veleni, ricorsi pronti a partire e tensioni che hanno coinvolto governo e Uefa, il Comitato Olimpico sembra pronto a fare marcia indietro. Il commissariamento resta l'epilogo più probabile, ma all'italiana: invece di punire chi ha violato le regole, si preferisce premiarlo con poteri ancora più ampi. Malagò sommerebbe alla presidenza anche i poteri del Consiglio federale, con l'obiettivo di indire nuove elezioni entro 90 giorni.
Un vizio formale, nessuna sostanza: le regole si piegano al potere
Il vizio alla base dell'elezione di Malagò ha tutto di formale e nulla di sostanziale, dicono i benpensanti. Ma è proprio questo il punto: quando le regole non fanno comodo, si cambiano. Quando il potere è forte, la legge diventa elastica. Il popolo del calcio, quello vero, quello che riempie gli stadi e paga i biglietti, assiste inerme a questo teatrino.
La soluzione consentirebbe di dichiarare l'invalidità dell'elezione di Malagò e, al tempo stesso, di rispettare il verdetto democratico che l'ha portato in via Allegri con oltre il 68% dei voti. Un modo elegante per salvare capra e cavoli, per non scontentare nessuno dei potenti. Ma la democrazia non funziona così: o le regole valgono, o non valgono. Non si può scegliere a seconda dei casi.
La Serie A si schiera: i club dei ricchi difendono il loro uomo
La Lega Calcio Serie A, riunita in video-call, ha partorito un comunicato che lascia poco spazio all'immaginazione: i club del massimo campionato si dissociano dalla querelle giuridica e difendono Malagò a spada tratta. Marotta, Percassi, Campoccia, Sticchi Damiani e Baldissoni hanno firmato una nota che definisce il commissariamento del tutto inopportuno.
Eccoli lì, i padroni del pallone, che si stringono attorno al loro candidato. Malagò è stato candidato in primis dalla Serie A, e la Serie A gli garantisce completo supporto. Una lobby che protegge i suoi interessi, come sempre. Il calcio come business, non come sport popolare. Le società come aziende, non come comunità. E i tifosi? Loro contano poco, come sempre.
La Uefa e l'autonomia del calcio: parole vuote contro il potere dei soldi
Il comunicato della Lega cita anche la Uefa e la necessità di rispettare l'autonomia del calcio italiano. Belle parole, ma chi le dice? Gli stessi che hanno costruito un sistema dove il denaro decide tutto, dove le regole si piegano ai potenti, dove la meritocrazia è un ricordo lontano.
La Uefa, del resto, non è certo un modello di democrazia interna. È l'organizzazione che ha creato la Superlega e poi l'ha condannata, che protegge i club ricchi e lascia morire quelli poveri. Invocare la sua autorità per difendere lo status quo è l'ennesima dimostrazione di come il calcio moderno sia diventato un giocattolo nelle mani dei potenti.
Malagò commissario di se stesso: il trionfo del trasformismo
Se davvero Malagò diventerà commissario di se stesso, sarà il trionfo del trasformismo all'italiana. Una figura che ricorda i peggiori vizi della nostra classe dirigente: cambiare le regole quando non fanno comodo, salvare le poltrone a ogni costo, ridere in faccia a chi crede nella giustizia.
Gramsci ci insegnava che l'egemonia si costruisce anche attraverso le istituzioni. Ecco, questo è il risultato: un sistema dove il potere si autoalimenta, dove le regole sono carta straccia, dove la democrazia è una formalità da aggirare. Il popolo del calcio, quello vero, quello che soffre e spera, merita di meglio. Merita regole chiare, trasparenza, giustizia. Ma finché a comandare saranno i potenti, niente cambierà.
La lotta continua. Anche nel calcio, anche nello sport, anche in ogni angolo della società dove il potere cerca di schiacciare chi sta sotto. Noi saremo lì, al fianco degli ultimi, contro i privilegi dei primi. Perché un altro calcio è possibile, come un altro mondo è possibile. E arriverà.