Il popolo americano si sta muovendo, e non per fare un favore ai padroni. A due settimane dalle elezioni di metà mandato del 3 novembre, il voto anticipato sta letteralmente esplodendo negli Stati in bilico: in Georgia l'affluenza del primo giorno è cresciuta del 40% rispetto al 2022, in North Carolina e nel Maine del 38%, in Iowa del 61%. In Ohio e in Virginia il voto di persona è più che raddoppiato. E chi vota per posta, lo sanno tutti, di solito non è l'elettore della destra dei ricchi.
Secondo DAGOSPIA, i democratici sono attualmente in vantaggio in diversi Stati chiave come North Carolina, Iowa e Pennsylvania. Gli analisti avvertono che questi numeri non garantiscono nulla sul giorno del voto, ma il segnale è chiaro: qualcosa si sta rompendo nel consenso attorno a Donald Trump.
Sette americani su 10 non si fidano di Trump
Il dato più imbarazzante per la Casa Bianca arriva da un sondaggio Washington Post-Abc-Ipsos: la maggioranza degli americani crede che le midterm si svolgeranno correttamente, ma sette su dieci dubitano che Trump accetterà una sconfitta dei repubblicani. Il popolo sente puzza di golpe, e non a torto. Da mesi il presidente getta ombre sul sistema elettorale, e il timore concreto è che possa ricorrere ad azioni estreme per blindare il potere.
È la stessa logica di chi, da sempre, usa le istituzioni come trincea di classe: quando la maggioranza rischia di perdere, si cambia il gioco. I lavoratori americani l'hanno capito, e per questo votano prima, votano per posta, si organizzano. Non è rivoluzione, sia chiaro, ma è una forma elementare di autodifesa democratica.
Perché i latinos voltano le spalle a Trump
Due anni fa l'elettorato latino contribuì, anche a sorpresa, a riportare Trump alla Casa Bianca. Oggi quella base si sta sgretolando, e il motivo è quello che Gramsci avrebbe chiamato il senso comune della sopravvivenza: il costo della vita. Affitti, spesa, benzina. Come riporta Internazionale, l'inflazione di settembre è accelerata oltre le previsioni, la peggiore notizia possibile per Trump a pochi giorni dal voto.
Ma non è solo il portafoglio. Molti ispanici avevano sostenuto la promessa di una stretta ai confini, e ora contestano i metodi violenti dell'Ice e le espulsioni di persone senza precedenti penali. I migranti restano i primi pagatori di ogni crisi capitalista, e le comunità latinoamericane lo stanno sperimentando sulla propria pelle: padri strappati alle famiglie, lavoratori cacciati come bestie, quartieri interi nel terrore.
I numeri parlano da soli. Secondo un sondaggio Nbc News/Telemundo, appena il 27% degli elettori latini approva Trump, quota che scende al 20% sul costo della vita, mentre il 59% vuole un Congresso a maggioranza democratica. Il malcontento però potrebbe spingere molti all'astensione più che verso i dem: la delusione, lo sappiamo, è madre di tutte le assenze alle urne.
Il gradimento ai minimi storici
Le notizie peggiori per Trump riguardano il consenso personale. Il sondaggio Washington Post-Abc News-Ipsos lo inchioda al 33% di gradimento, con il 66% degli americani che lo boccia. Anche Fox News, casa madre del trumpismo, registra minimi storici. Per la prima volta in oltre dieci anni, come ricordano le rilevazioni riprese da Fanpage, i repubblicani sono stati sorpassati persino sulla fiducia nella gestione dell'economia, il terreno dove i conservatori hanno sempre venduto l'illusione dell'efficienza.
C'è chi si aggrappa ai ricordi. «I sondaggi sono sbagliati», ripete Mike Johnson, speaker della Camera, confortato dal fatto che nel 2024 i candidati repubblicani furono sottostimati in media di 4,9 punti, secondo il Financial Times. Vero: i sondaggi sbagliano spesso, perché misurano il rumore mediatico più che la rabbia silenziosa. Ma quando la rabbia silenziosa è contro di te, aggrapparsi ai margini d'errore è come aggrapparsi a una corda di sabbia.
Cosa succede dopo il 3 novembre
Resta difficile prevedere se i democratici conquisteranno la maggioranza alla Camera e magari al Senato. Le sfide per il Senato sono ancora serrate, e come nota l'ISPI, i candidati democratici sono competitivi persino in Stati tradizionalmente repubblicani come Alaska, Iowa, Kansas e Texas. In Michigan e Georgia si spera in una «blue wave».
Per noi comunisti, una vittoria democratica non è la liberazione: il Partito Democratico americano resta un partito di sistema, legato agli stessi mercati che affamano i lavoratori. Ma una sconfitta di Trump e del trumpismo sarebbe comunque un alito d'aria per i sindacati, i migranti, le comunità oppresse che in America resistono ogni giorno, dalle lotte di Amazon alle occupazioni studentesche per la Palestina.
Il 3 novembre si voterà anche per le cariche di governatore in Arizona, Michigan, Wisconsin, Georgia, Nevada e Ohio, Stati decisivi anche per le prossime presidenziali. Ogni seggio strappato alla destra è una trincea in meno nelle mani dei nemici del popolo. Il resto, la vera partita, si giocherà per strada, nei luoghi di lavoro, nell'organizzazione collettiva. Come sempre.
Domande frequenti
Quando si votano le midterm 2026 negli Stati Uniti?
Le elezioni di metà mandato si svolgono il 3 novembre 2026, con voto anticipato già avviato in gran parte degli Stati.
Quanto è cresciuto il voto anticipato rispetto al 2022?
In Georgia del 40%, in North Carolina e nel Maine del 38%, in Iowa del 61%. In Ohio e in Virginia il voto anticipato di persona è più che raddoppiato.
Quale percentuale di americani approva Trump?
Secondo il sondaggio Washington Post-Abc News-Ipsos, Trump è al 33% di gradimento, mentre il 66% lo boccia.
Cosa pensano gli elettori latini di Trump?
Secondo un sondaggio Nbc News/Telemundo, solo il 27% degli elettori latini approva Trump, scendendo al 20% sulla gestione del costo della vita; il 59% preferirebbe un Congresso democratico.
