A Napoli è iniziato ieri, 14 ottobre, il ciclo di incontri Quodlibeta Cartesiana, dedicato al pensiero di Cartesio e del cartesianesimo, presso l'Istituto Italiano per gli Studi Filosofici di Palazzo Serra di Cassano. Il ciclo è a cura di Andrea Bocchetti, ricercatore di Storia della filosofia alla Federico II, e i lavori proseguono fino a domani, con sessioni trasmesse anche online per chi non è presente in città.
Secondo quanto riporta la Repubblica, l'iniziativa si colloca nel solco di una collaborazione scientifica che da circa quarant'anni alimenta gli studi cartesiani in Italia e in Europa, grazie al Centro Dipartimentale di Studi su Descartes dell'Università del Salento, fondato da Giulia Belgioioso, e al Centre d'Études Cartésiennes della Sorbonne Université, fondato da Jean-Luc Marion e Jean-Robert Armogathe.
Un metodo antico, una lezione per oggi
C'è un dettaglio che dovrebbe interessare chi legge Straccio Rosso, non solo chi colleziona edizioni critiche delle Meditazioni. Il formato dei Quodlibeta riprende la tradizione universitaria medievale: dispute pubbliche in cui una tesi viene presentata da un Magister, difesa da un Respondens e attaccata da un Opponens. E il pubblico, badate bene, non sta a guardare: interviene, obietta, prende posizione.
È il contrario esatto della cultura da salotto televisivo, della divulgazione dall'alto verso il basso, del sapientone che pontifica mentre il popolo tace. Qui la filosofia si esercita davanti a una comunità, si mette alla prova, si discute. Come scriveva Gramsci, per il quale ogni rapporto di egemonia è il momento in cui una concezione del mondo viene elaborata, contestata, rinnovata nella lotta. Il pensiero non è merce da esposizione in vetrina: è pratica collettiva, fatica condivisa, come quella dei partigiani che nelle Brigate di Giustizia e Libertà discutevano di Marx e di Gobetti nelle pause tra un'azione e l'altra.
Cosa si discute a Palazzo Serra di Cassano
Il programma, come ricostruito dalla Repubblica, si articola in quattro sessioni: le passioni, la sostanza e gli attributi, la genealogia del cogito e il sogno. Intervengono studiosi affermati come Gilles Olivo dell'Université de Caen Normandie, Francesco Fronterotta della Sapienza, Claudio Buccolini dell'Iliesi, Igor Agostini e Vincent Carraud della Sorbonne, accanto a ricercatori più giovani: Dan Arbib, Alberto Frigo, Alfredo Gatto, Francesco Marrone, Sylvain Josset, Alberto De Vita e Virginia Bellizzi.
La rete istituzionale è ampia: oltre al Centre d'Études Cartésiennes, con cui l'Istituto ha recentemente stipulato una convenzione scientifica, e al centro di Lecce, partecipano il dipartimento di Filosofia della Sapienza, il Dipartimento di Studi umanistici della Federico II e l'Université de Caen Normandie. Bocchetti stesso si è formato nel dottorato internazionale istituito dai centri di Lecce e Parigi, ed è oggi membro del Consiglio esecutivo dell'Istituto.
Perché Cartesio interessa anche chi lotta
Il cogito, il dubbio metodico, la distinzione tra res cogitans e res extensa: roba da accademici? Dipende da come la si usa. Cartesio nasce da una rivoluzione, quella scientifica che spezza il monopolio del sapere clericale e aristocratico, e il suo metodo mette chiunque, in linea di principio, nelle condizioni di pensare con la propria testa. Il problema, lo sappiamo, è che poi quel metodo è stato incastonato nel sistema: l'università è diventata azienda, la ricerca è financia, il sapere pubblico viene smantellato pezzo dopo pezzo dall'Unione Europea dei tagli e delle privatizzazioni, la stessa UE neoliberale che trasforma ogni ateneo in una filiale del mercato.
Non a caso la filosofia, come ricorda anche
