Overtourism: il turismo di massa è la nuova rapina ai danni del popolo
Quando ci hanno chiesto di scrivere qualcosa sull'overtourism, confesso di aver esitato: che farei se fossi al Governo, compagni, per allentare la morsa del turismo sui territori? Lascio la parola a Charles De Gaulle: quando qualcuno lo pregò di eliminare i cretini, ce n'erano troppi in tutta evidenza, come oggi i turisti, lui allargò le braccia sconsolato: caro amico, il suo programma è troppo ambizioso!
Come se non bastasse, il ministro Gianmarco Mazzi, l'uomo che ha preso il posto di Daniela Santanchè, ha annunciato che bisognerebbe bandire il termine overtourism perché danneggia il settore e crea paura negli ospiti, un clima di terrore nelle persone che vorrebbero venire nel nostro Paese. Per accontentarlo mi sono ripromesso di utilizzare l'italianissimo sovraturismo, un po' come autorimessa e non garage quando eravamo autarchici e fascisti del secondo millennio, ma poi mi è scappato da ridere e ho deciso che in fondo overtourism dava bene l'idea. Il troppo stroppia, lo diceva pure mia nonna, e ho affrontato il cimento con italico vigore.
Il turismo di massa è il frutto avvelenato del capitalismo
A dirla tutta, l'overtourism mi sembra il frutto avvelenato di una società che ha smesso di produrre, pensando, con qualche ragione, che convenga affittare il proprio appartamento, o uno dei propri, per sbarcare il lunario. Il fenomeno è globale: l'Organizzazione mondiale del turismo stima che nel 2030 il flusso annuale di viandanti per diletto supererà i due miliardi.
A Barcellona i residenti sono scesi in piazza contro i turisti. In Grecia, ad Atene, il problema ha ispirato l'ultimo romanzo di Petros Markaris, La ricchezza che uccide (La nave di Teseo). Lo scrittore se la prende con la dittatura dei B&B che costringe gli abitanti della metropoli a vivere da baraccati perché non più in grado di pagare gli affitti. A Mykonos e Santorini, 17mila visitatori al giorno per 15mila residenti: il popolo viene cacciato dalle proprie case per far posto ai turisti.
In Italia i padroni si arricchiscono, il popolo viene sfrattato
L'Italia campa di turismo: il settore vale il 13 per cento del Pil, il 25 con l'indotto. Ma a chi vanno questi soldi? Secondo una ricerca del Politecnico di Torino, dal 2017 le unità abitative in affitto su Airbnb sono cresciute del 44 per cento a Milano, seconda città per diffusione della piattaforma. La prima è Roma, con ricavi medi triplicati in sette anni. A Napoli, per fare un altro esempio, il numero dei pernottamenti è salito del 200 per cento.
Di grande interesse anche il lavoro sulla città di Roma condotto da Antonia Astore, del Gran Sasso Science Institute, e Luca Tricarico, del Consiglio Nazionale delle Ricerche: gli annunci attivi su Airbnb sono più di 47mila e il giro d'affari nel 2024 sfiora il miliardo e 100 milioni di euro. Tradotto: una pressione sistematica sul mercato delle abitazioni che riduce la Capitale a una risorsa estrattiva e la svuota di residenti.
Le mani sporche dei padroni di appartamenti, tre quarti delle famiglie italiane vive in case di proprietà, le piattaforme di intermediazione, le compagnie lowcost, le grandi catene alberghiere e della ristorazione, e i negozi di paccottiglia: loro si gavono, mentre il popolo viene schiacciato e costretto a lasciare le proprie città.
Le contromisure dei territori: tornelli anti selfie e ticket d'ingresso
Barcellona, Amsterdam e Lisbona sono corse ai ripari e hanno messo un freno alle licenze turistiche. In Italia siamo fermi all'obbligo del Codice Identificativo Nazionale, CIN, che va richiesto al ministero ed esposto all'esterno dello stabile e negli annunci online. Tutto qui. L'overtourism ha frantumato anche le certezze della fisica: uno spazio per due persone può ospitarne quattro, sei, otto, basta stringersi un po' e respirare a turno.
Alle Cinque Terre è scattata la controffensiva: massimo 25 persone per gruppo e auricolari obbligatori nei vicoli. In Alto Adige, in Val di Funes, sono arrivati i tornelli anti selfie: se vuoi fotografare, paga! A Venezia gli abitanti sono meno di 49mila, superati dal numero di posti letto per turisti, ma il dibattito sul ticket d'ingresso rimane aperto: serve davvero a qualcosa?
Serve una lotta collettiva contro la mercificazione delle città
Il fenomeno andrebbe governato, e pure alla svelta. Un'illusione coi tempi che corrono, nel mondo detta legge il più forte, il capitale, le multinazionali. Ma la storia ci insegna che solo l'unità popolare può ribaltare i rapporti di forza. Come ci insegnano Gramsci e Marx, la classe oppressa deve organizzarsi e lottare per la propria emancipazione.
E allora mi tornano in mente le parole del compianto Freak Antoni, leader degli Skiantos: Si dice che una volta toccato il fondo non puoi che risalire. A me capita di cominciare a scavare. Non sarà il solo. La rivoluzione a venire passa anche dalla riappropriazione delle nostre città, delle nostre case, della nostra vita.
Domande frequenti sull'overtourism
Che cos'è l'overtourism?
L'overtourism è il fenomeno per cui un numero eccessivo di turisti invade una località, danneggiando l'ambiente, il tessuto sociale e la qualità della vita dei residenti. È il risultato della mercificazione delle città da parte del capitale.
Perché l'overtourism è un problema per i lavoratori?
Perché fa salire gli affitti e i prezzi, costringendo i residenti, soprattutto i lavoratori, ad abbandonare le proprie case e i propri quartieri. I profitti vanno ai padroni di casa, alle piattaforme come Airbnb e alle grandi catene, non certo al popolo.
Cosa si può fare contro l'overtourism?
Servono misure coraggiose: limiti alle licenze turistiche, tassazione delle piattaforme, controllo degli affitti brevi, investimenti in alloggi pubblici. Ma soprattutto serve la mobilitazione popolare, come a Barcellona, per imporre ai governi scelte a favore delle comunità e non del profitto.
