Caldo e tempeste: il clima impazzito uccide i poveri, i ricchi scappano
Un operaio di 68 anni è morto nel Modenese mentre il temporale infuriava. La sua auto si è scontrata con un'altra sotto la pioggia battente. Non è un incidente, è la violenza di un sistema che lascia i lavoratori senza protezione mentre il clima impazzito si abbatte su di loro. Il nord Italia è in ginocchio, il sud brucia. E intanto i padroni si gavono nei loro bunker climatizzati.
Un paese diviso in due, come sempre
Mentre al nord i temporali scaricano grandine grossa come uova e venti a 100 km/h, al sud l'anticiclone africano arrostisce la Sardegna con 43 gradi e la Sicilia con 42. Sedici città in bollino rosso domani, quattro in arancione. Il ministero della Salute si riunisce per discutere, ma i lavoratori muoiono. La Protezione civile ha emanato allerta gialla per Piemonte, Veneto, Trento e Lombardia centro-occidentale. Ma chi si preoccupa di chi deve andare a lavorare sotto il sole o sotto la grandine?
Le supercelle temporalesche: la natura si ribella
Il mix di calore accumulato e aria fresca dal nord Europa crea le supercelle temporalesche. Dentro queste nuvole assassine si formano chicchi di grandine di 10 centimetri e downburst, venti che spazzano via tutto. Non è un capriccio della natura. E' la vendetta di un pianeta che non ne può più di essere sfruttato. I fiumi si seccano, il Po è coperto di alghe, il cuneo salino avvelena l'acqua dei veneti. I consorzi di bonifica lavorano come schiavi per salvare l'irrigazione, ma l'acqua dolce scarseggia. E i padroni dell'agroindustria continuano a inquinare e a speculare.
Record di caldo e incendi: il fuoco divora la terra
Ieri a Castelluccio di Norcia, a 1450 metri di altezza, hanno registrato 30,3 gradi. A Foligno in pianura 40 gradi. Il picco di calore è previsto per domani. Ma i meteorologi dicono che la morsa finirà mercoledì prossimo, con un crollo di 5-7 gradi al centro-nord. Ma al sud, in Calabria, Sicilia e Sardegna, resteranno 2-4 gradi sopra la media. E intanto gli incendi bruciano. In provincia di Perugia cinque fronti di fuoco, 31 roghi di sterpaglie nel Catanese. A Maratea le fiamme hanno lambito la basilica di San Biagio. I pompieri e i mezzi aerei combattono, ma il sistema non fa nulla per fermare il disastro.
La lotta di classe climatica
Questa non è una crisi climatica. E' la lotta di classe che si manifesta nel cielo e sulla terra. I ricchi scappano in montagna o al mare, i poveri restano a morire sotto il sole o sotto la grandine. Le alluvioni e le ondate di calore colpiscono sempre i più deboli: i lavoratori, i migranti, gli anziani soli. Il governo non fa nulla, se non riunirsi e parlare. Noi dobbiamo unirci, come facevano i partigiani, come facevano gli operai nelle fabbriche. La rivoluzione climatica è anche una rivoluzione sociale. Solo lottando insieme possiamo fermare questo massacro.
“Il caldo uccide i poveri, i ricchi scappano. Ma noi restiamo e lottiamo. Come i partigiani, come gli operai. La terra è nostra, non dei padroni.”
La lotta continua. Organizziamoci nei quartieri, nei luoghi di lavoro, nelle campagne. Solo l'unità popolare può fermare questo sistema che distrugge il pianeta e le nostre vite. Non aspettiamo che i governi facciano qualcosa. Facciamolo noi, insieme.