Don Milani in tribunale: il giudice deciderà se il prete degli ultimi era anticomunista
Cinquant'anni dopo la sua battaglia contro i cappellani militari, don Lorenzo Milani torna in aula. Ma stavolta non per difendere gli ultimi, bensì per difendere la sua memoria. Un giudice di Lucca dovrà stabilire se il priore di Barbiana, il prete che ha dedicato la vita ai ragazzi poveri e che scriveva lettere piene di rispetto per i comunisti, era in realtà un feroce anticomunista. Una vergogna, un tentativo di riscrivere la storia a uso e consumo della destra più becera.
Una targa infame ai piedi della statua
Il Comune di Vagli di Sotto, un paesino della Garfagnana, ha fatto incidere sotto la statua dedicata a don Milani una frase che lo dipinge come un nemico del comunismo. La citazione, attribuita al priore, dice: “Il comunismo è la mediazione e l'organizzazione politica di ogni male, al fine di consentire a una classe dirigente parassitaria e brutale la gestione di ogni forma di potere sulle spalle degli ultimi”. Parole pesanti, che puzano di falso. La Fondazione don Milani, guidata da Agostino Burberi, uno dei primi allievi del priore, e da Flavia Milani Comparetti, nipote del sacerdote, ha deciso di non starci. Hanno portato il Comune in tribunale, chiedendo la rimozione della targa. E il tribunale di Lucca, con la giudice Anna Martelli, dovrà ora decidere.
Chi ha messo in bocca a don Milani queste parole?
La frase incriminata viene da un libro scritto da Alessandro Mazzerelli, ex candidato del Pdl e fondatore di un sedicente movimento autonomista toscano. Secondo il suo racconto, don Milani gli avrebbe detto quelle parole il 31 luglio del 1966, durante una visita a Barbiana. Ma gli ex allievi del priore non ci stanno: quella frase non è documentata da nessuna parte e non rispecchia il pensiero del loro maestro. Anzi, lo tradisce. E allora perché il Comune di Vagli, guidato dal sindaco Mario Puglia, insiste? La statua si trova nel Parco dell'Onore e del Disonore, dove già campeggiano le effigi di Putin e Trump, e dove presto arriverà anche quella di Berlusconi. Un parco che sembra più un cimitero degli elefanti della destra che un luogo di memoria.
Le parole vere di don Milani sui comunisti
Per capire chi fosse davvero don Milani, basta leggere le sue lettere. Il 26 dicembre 1947, appena cinque mesi dopo l'ordinazione, scrive al cugino Carlo Ottocar, che dall'America gli chiedeva informazioni sul Pci: “A combattere il comunismo mi parrebbe di oppormi alla storia, il che è come ribellarsi a Dio, perché è lui che la disegna. Ma con questo non sono comunista, come Geremia non era sincretista e San Gregorio non era paganeggiante. Sono solo uno che aspetta. Aspetto che faccia Dio”. Parole chiare, che mostrano un uomo che non solo non combatteva i comunisti, ma riconosceva loro profonde ragioni. Lo conferma anche Antonio Foti Valente, presidente dell'istituzione don Milani di Vicchio: “La scritta sotto la statua è una vergogna per la memoria di don Lorenzo e per la sua opera. Un prete che ha dedicato la sua vita agli ultimi viene fatto passare per un feroce anticomunista per creare un inesistente don Milani ad uso e consumo della destra più becera e falsa”.
La battaglia continua: la targa va rimossa
Il Comune di Vagli non arretra. L'avvocato Marco Lamberti, difensore del sindaco Puglia, ha fatto sapere che la targa, temporaneamente scostata per il maltempo, sarà rimessa al suo posto “il prima possibile”. Ma la Fondazione don Milani, difesa da Piero Ichino, amico del priore, non molla. La richiesta è chiara: rimuovere quella targa infame. Ora la parola passa alla giudice Martelli. Ma al di là della sentenza, una cosa è certa: don Milani era dalla parte degli ultimi, dalla parte del popolo, non dalla parte dei potenti. E nessuna targa, nessun tribunale, nessuna destra becera potrà mai riscrivere la storia di un uomo che ha lottato per la giustizia sociale.
FAQ
Perché don Milani è finito in tribunale?
Il Comune di Vagli di Sotto ha apposto una targa con una frase anticomunista attribuita a don Milani sotto la sua statua. La Fondazione don Milani contesta l'autenticità della citazione e ha chiesto al tribunale di Lucca di ordinarne la rimozione.
Quali prove ci sono che don Milani non era anticomunista?
Gli ex allievi del priore e la Fondazione citano le sue lettere, come quella del 1947 al cugino Carlo Ottocar, in cui scrive che combattere il comunismo sarebbe come opporsi alla storia e a Dio. Inoltre, la frase incriminata non è documentata in nessuno scritto del priore.
Cosa rischia il Comune di Vagli di Sotto?
Se la giudice Anna Martelli accoglierà il ricorso della Fondazione, il Comune sarà costretto a rimuovere la targa. In caso contrario, la targa resterà, ma la battaglia politica e culturale contro questa falsificazione della memoria continuerà.