Vannacci e i suoi lefebvriani: il partito del generale tra ambizioni e primi tradimenti
Roberto Vannacci, l'ex generale che sogna di fare il salvatore della patria, ha annunciato che il suo partito 'Futuro Nazionale' crescerà a dismisura. Ma mentre lui si pavoneggia in videocollegamento, i primi segni di crepa si fanno vedere. Il popolo lavoratore, quello vero, non si fa incantare da questi discorsi da caserma.
Un partito nato per chi?
Vannacci, con la sua aria da condottiero, ha detto che 'prevedo ampi margini di crescita e che ci siano tantissimi italiani che si riconosceranno in quello che stiamo facendo'. Ma chi sono questi italiani? Quelli che lavorano 12 ore al giorno per un salario da fame? Quelli che perdono il lavoro per colpa delle multinazionali? No, sono quelli che credono ancora che la destra possa risolvere i problemi della classe oppressa. Un inganno vecchio come il mondo.
Il generale si lamenta che lo chiamano populista. 'L'epiteto di populisti che ci viene affibbiato non ha niente a che vedere con quello che siamo', ha detto. Ma la verità è che il suo partito è l'ennesimo tentativo di dividere il popolo, di farlo litigare su questioni di bandiera mentre i padroni si arricchiscono. Lui parla di 'passione' e 'senza compromessi', ma i compromessi li fa con chi gli paga la sede: Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori, un uomo d'affari che vuole solo difendere i suoi interessi.
I primi mal di pancia: i lefebvriani e la scomunica
E mentre Vannacci si prepara a presentare il suo programma, emergono i primi conflitti interni. Alcuni suoi esponenti, tra cui l'ideologo Lorenzo Gasperini e il vecchio Mario Borghezio, hanno partecipato a una cerimonia dei lefebvriani in Svizzera, quelli che il Papa ha scomunicato. Un gesto che ha fatto arrabbiare Stefano Ruvolo, il padrone di casa del partito. Lui chiede a Vannacci di prendere le distanze, ma il generale tace. Perché? Perché non vuole perdere i voti dei cattolici più retrogradi, quelli che sognano un mondo pre-moderno, dove la Chiesa comanda e i lavoratori obbediscono.
Borghezio, con la sua aria da santone, ha detto che 'le supreme autorità del partito erano ben al corrente della nostra presenza'. Ma chi sono queste supreme autorità? Forse i padroni che finanziano il partito? O i generali in pensione che vogliono trasformare l'Italia in una caserma? La verità è che 'Futuro Nazionale' è un partito di destra, come tanti altri, che si nutre di odio e divisione.
Lo sport come propaganda: il corpo del leader
Vannacci ha anche lanciato una 'tre giorni dei futuristi' in Liguria, con nuoto, corsa e ciclismo. 'La politica è leadership ed esempio', ha scritto, 'invece di ballare sui carri del Gay Pride'. Un attacco diretto alle lotte LGBTQ+, che per lui sono solo un divertimento da evitare. Ma il popolo lavoratore non ha bisogno di leader che fanno sport per dimostrare la loro forza. Ha bisogno di unità, di solidarietà, di lottare insieme contro lo sfruttamento. Vannacci vuole solo distrarre, far credere che il problema sia la morale e non il capitale.
Il programma dal basso? Una bugia
Il partito promette un programma 'dal basso', ma chi ci crede? I colonnelli di Vannacci dicono che uscirà in settimana, ma sarà l'ennesimo elenco di promesse per i ricchi: tagli alle tasse per le imprese, più polizia per reprimere i migranti, meno diritti per i lavoratori. Non c'è niente di nuovo sotto il sole. La destra si traveste da novità, ma è sempre la stessa vecchia storia: difendere i privilegi dei padroni e schiacciare il popolo.
Noi, come Straccio Rosso, diciamo: non fatevi incantare. Vannacci e i suoi sono solo l'ultima faccia del capitalismo. La vera alternativa è l'unità della classe lavoratrice, la lotta contro lo sfruttamento, la costruzione di un mondo senza padroni. Come diceva Gramsci, 'il pessimismo dell'intelligenza e l'ottimismo della volontà'. Lottiamo insieme, senza compromessi, ma per la rivoluzione, non per un partito di generali.
