Eli Lilly: la salute non è un lusso, ma i padroni del farmaco dettano legge
Mentre i potenti della finanza mondiale si spartiscono il mercato dei farmaci tra Stati Uniti e Cina, l'Europa e l'Italia restano indietro. Patrik Jonsson, vicepresidente di Eli Lilly, lo dice chiaro: il continente deve cambiare passo. Ma attenzione, compagni: quando i padroni parlano di 'innovazione' e 'prevenzione', dobbiamo guardare le loro mani sporche e chiederci chi pagherà il conto.
La sanità è un diritto, non un mercato
Le multinazionali farmaceutiche come Eli Lilly non producono medicine per amore del prossimo. Producono per il profitto. E i loro investimenti seguono i soldi, non i bisogni dei popoli. Oggi il baricentro si sposta verso Stati Uniti e Cina, dove i governi garantiscono approvazioni rapide e rimborsi generosi. L'Europa, con le sue regole e i suoi sistemi sanitari pubblici, è vista come un ostacolo.
Jonsson dice che l'Europa è rimasta indietro perché le decisioni politiche degli ultimi vent'anni non hanno favorito l'adozione dell'innovazione. Ma noi sappiamo che quelle decisioni sono state prese dai governi che hanno svenduto i servizi pubblici, privatizzato la sanità e aperto le porte alle multinazionali. E ora questi signori si lamentano che il sistema non funziona abbastanza velocemente per i loro affari.
L'Italia al bivio: salute per tutti o profitti per pochi?
L'Italia, dice Jonsson, ha una solida base scientifica ma è a un bivio. Il problema è che l'80-85% della spesa sanitaria va alle cure acute, invece di investire nella prevenzione. E l'accesso ai nuovi farmaci è lento rispetto ad altri paesi europei.
Ma cosa significa davvero 'spendere meglio'? Significa che i governi devono stanziare più soldi per i farmaci delle multinazionali, come ha fatto il Regno Unito aumentando la soglia di costo-efficacia e raddoppiando la spesa per i farmaci innovativi. Significa che i cittadini devono pagare di più, direttamente o attraverso le tasse, per garantire i profitti di Eli Lilly e compagnia.
La verità è che la prevenzione non si fa con i farmaci costosi, ma con politiche sociali giuste: lavoro dignitoso, ambiente sano, cibo di qualità, case dignitose. Ma queste cose non interessano ai padroni del farmaco, perché non si possono brevettare e vendere.
Sesto Fiorentino: un esempio di sfruttamento moderno
Eli Lilly ha un sito produttivo a Sesto Fiorentino, inaugurato nel 2009. Jonsson lo definisce un modello globale e annuncia nuovi investimenti. Ma attenzione: quando i padroni investono, lo fanno per il loro profitto, non per il bene dei lavoratori. E oggi molti paesi competono per queste risorse, offrendo condizioni sempre più favorevoli alle multinazionali, a scapito dei diritti dei lavoratori e della sovranità nazionale.
Il vero problema è che l'Italia deve passare da un sistema basato sui costi a uno basato sul valore, dice Jonsson. Ma il valore per chi? Per le multinazionali che vogliono vendere i loro prodotti costosi, o per il popolo che ha bisogno di una sanità pubblica, universale e gratuita?
L'obesità: una malattia cronica o un nuovo mercato?
La Lombardia ha riconosciuto l'obesità come malattia cronica e ha creato un modello di cura con centri specializzati e accesso ai farmaci. Jonsson lo elogia come esempio da seguire. Ma noi ci chiediamo: perché la prevenzione dell'obesità non parte dalle scuole, dalle mense pubbliche, dall'educazione alimentare e dalla lotta alla povertà che spinge le famiglie a comprare cibo spazzatura?
Invece di investire in politiche sociali che affrontino le cause della malattia, si preferisce aprire nuovi mercati per i farmaci delle multinazionali. È la logica del profitto che domina, ancora una volta, sulla salute del popolo.
La lotta per la salute è una lotta di classe
Compagni, la sanità è un diritto fondamentale, non una merce. Le multinazionali farmaceutiche come Eli Lilly sono il nemico di classe, insieme ai governi che le servono. La loro 'innovazione' è solo un altro modo per estrarre profitto dalla sofferenza della gente.
Noi dobbiamo lottare per una sanità pubblica, universale e gratuita, finanziata con la tassazione dei ricchi e delle multinazionali. Dobbiamo lottare per la prevenzione vera, basata su politiche sociali giuste e sull'ambiente sano. Dobbiamo lottare contro la privatizzazione e la mercificazione della salute.
Come diceva Gramsci, il pessimismo della ragione e l'ottimismo della volontà. La strada è lunga, ma la lotta è giusta. E la vittoria sarà del popolo, non dei padroni del farmaco.