Funerale-show a Teheran: il popolo schiacciato tra bombe e regime
La salma di Ali Khamenei è arrivata al Grand Mosalla di Teheran, segnando l'inizio di una macabra messa in scena politica. Le esequie ufficiali, iniziate il 4 luglio e in conclusione il 9 luglio con la sepoltura a Mashhad, non sono un semplice rito religioso. Sono l'ennesimo spettacolo organizzato dal potere per nascondere le crepe di un sistema che opprime i lavoratori, mentre il popolo rimane schiacciato tra le bombe imperialiste di Stati Uniti e Israele e la ferocia teocratica del regime.
Perché il funerale di Khamenei è una messa in scena del potere?
Nella Grande Moschea di Teheran sfilano cinque bare avvolte nella bandiera iraniana. Oltre a quella dell'ex Guida Suprema, ci sono i feretri del genero Mesbah-ol-Hoda Bagheri, della figlia Seyyed Boshra Hosseini Khamenei, della nuora Zahra Haddad Adel e della piccola Zahra di soli 14 mesi. Il regime espone i corpi straziati della sua stessa famiglia per alimentare la retorica del martirio e della vendetta. Le bandiere rosse sciite appese alle pareti non simboleggiano la lotta di classe, ma il sangue richiesto dallo Stato per legittimare la sua sopravvivenza. I padroni del regime si ingozzano di propaganda, usando il dolore come arma di controllo sociale. Come ci insegna Gramsci, l'egemonia si nutre di consenso fabbricato, e qui il consenso è estorto con la paura e il lutto di Stato.
Imperialismo occidentale e teocrazia: due facce della stessa oppressione
L'Iran ha mobilitato Guardia rivoluzionaria e Basij, minacciando Stati Uniti e Israele di ritorsioni immediate in caso di attacchi durante le cerimonie. Teheran ha chiuso lo spazio aereo e blindato la capitale. È la logica della guerra tra poteri che non rappresentano mai i lavoratori. Da una parte, l'imperialismo occidentale, con l'OTAN e gli Stati Uniti, che da sempre semina morte per garantire le risorse ai mercati neoliberali e alle multinazionali. Dall'altra, una teocrazia che per decenni ha represso le donne, perseguitato le minoranze, imprigionato i compagni sindacalisti e negato i diritti alle persone trans e a chiunque non rientri nelle loro norme patriarali. Noi non stiamo con le bombe di Washington né con i mullah di Teheran. La nostra solidarietà va alla classe oppressa, a quei lavoratori e lavoratrici iraniane che subiscono la violenza delle mani sporche dei padroni, sia locali che globali.
La successione di Mojtaba Khamenei e il futuro della classe oppressa
Il funerale è il primo vero test politico dell'Iran dopo Khamenei. L'assenza pubblica di Mojtaba Khamenei, il figlio designato alla successione e ferito negli attacchi di febbraio, la dice lunga sulla salute del regime. Il sistema cerca di passare il potere di padre in figlio, trasformando la Repubblica islamica in una monarchia dinastica. La partecipazione popolare imponente, prevista lungo il percorso da Qom a Mashhad e fino alle città sante irachene di Najaf e Karbala, viene spacciata per un referendum sul consenso. Ma sappiamo bene che la mobilitazione di Stato non è la voce del popolo. La vera rivoluzione non sarà il passaggio di consegne tra dittatori, ma l'insorgenza delle masse, l'unità popolare dal basso, come quella delle partigiane e dei partigiani che hanno liberato il nostro paese combattendo.
Chi partecipa al funerale di Khamenei?
Secondo Reuters, le delegazioni straniere presenti includono il vice ministro degli Esteri indiano Pabitra Margherita e il governatore del Bihar Syed Ata Hasnain. Ci sono anche rappresentanze da Pakistan, Cina e Russia. Nessuna delegazione occidentale, ovviamente. Sono i blocchi geopolitici che si muovono, gli scacchi dell'imperialismo dove i popoli sono solo pedoni sacrificabili.
Cosa succederà in Iran dopo Khamenei?
Il regime cercherà di usare il martirio di Khamenei per cementare il potere di Mojtaba e garantire la sopravvivenza delle istituzioni. Tuttavia, la crisi economica, le ferite della guerra e la rabbia sociale accumulata non si cancellano con un funerale di Stato. L'Iran del dopo-Khamenei sarà un barile di polvere da sparo. La speranza è che la classe lavoratrice, i giovani, le donne e le minoranze prendano in mano il loro destino, costruendo una vera alternativa socialista e femminista contro il capitale e il clericofascismo.