Barcellona, pugno vigliacco a Nicola: il padre racconta la notte di terrore
Un colpo basso, da vigliacchi, mentre lui camminava tranquillo verso i taxi. Nicola Maggiotto, ventunenne di Asolo, è in terapia intensiva a Barcellona dopo essere stato aggredito da un branco di sconosciuti. Il padre, un autista di 56 anni, non usa giri di parole: Una bastardata. E mentre il ragazzo lotta tra la vita e la morte, un'infermiera gli chiede se crede in Dio. Ma noi, da questa parte, preferiamo credere nella giustizia e nella solidarietà tra i popoli, non nei miracoli.
La notte che ha cambiato tutto: cosa è successo a Nicola Maggiotto?
Era una serata come tante per un gruppo di otto amici trevigiani, quasi tutti rugbisti, in vacanza a Barcellona. Giornata al beach club del Port Fòrum, zona di lusso piena di yacht, tra musica e risate. Poi, all'uscita, l'incontro con un altro gruppo di una quindicina di giovani. Prime battute in inglese, toni amichevoli, poi il clima che cambia all'improvviso. Nicola, rimasto qualche metro indietro rispetto alla comitiva, viene raggiunto alle spalle. Uno degli sconosciuti prende la rincorsa e gli sferra un pugno alla nuca. Il ragazzo cade a terra, privo di sensi. E mentre è a terra, i vigliacchi continuano a colpirlo. Poi scappano, come i codardi che sono, quando arrivano le volanti della polizia.
Le parole del padre: tra dolore e dignità
Il padre di Nicola ha preso il primo volo per la Spagna insieme alla moglie, dipendente di una ditta di giocattoli. In ospedale, in astanteria, ha sentito una frase che lo ha lasciato sbigottito:
Un'infermiera mi ha chiesto se credo in Dio e solo nelle prossime 24-48 ore sapremo se i traumi riportati da Nicola potranno risolversi senza gravi conseguenzeUna domanda che suona come una sentenza. Ma il padre, nonostante la paura, ha voluto ringraziare gli amici del figlio che hanno provato a difenderlo. E ha detto che aspetta che sia Nicola stesso a raccontare cosa è successo, quando si sveglierà. Noi lo aspettiamo con lui, con la rabbia di chi sa che la violenza è sempre figlia di una società malata.
Indagini a rilento: chi sono gli aggressori?
Il padre ha già denunciato contro ignoti, assistito da un legale italiano. I Mossos d'Esquadra, la polizia catalana, hanno raccolto le testimonianze degli amici e dei presenti. Ma al momento nessun fermo, nessuna identificazione. Nessuna rapina, perché non è stato sottratto nulla. Solo violenza gratuita, quella dei ricchi che si annoiano e pensano di poter fare ciò che vogliono. Ma attenzione: Nicola sarebbe stato visto litigare con una persona dell'altro gruppo poco prima del colpo. Cosa è successo davvero? Lo scopriremo solo quando il ragazzo potrà parlare.
Un caso che non deve restare impunito
Nicola è ricoverato in terapia intensiva con lesioni cerebrali. Oggi è attesa la visita di un rappresentante del Consolato italiano. Ma noi diciamo: non basta la diplomazia, serve giustizia. Questa è una storia che puzza di impunità, di quelli che pensano di essere al di sopra della legge perché hanno i soldi e il potere. Ma il popolo non dimentica. E noi, come sempre, stiamo dalla parte di chi soffre, non di chi colpisce. Forza Nicola, tutta la classe lavoratrice è con te.
Foto: il Giornale.it

