Massimo Garavaglia, senatore ed ex ministro del Turismo, si è candidato mercoledì 14 ottobre 2026 alla segreteria federale della Lega, sfidando Matteo Salvini al congresso di domenica 25 ottobre. Parole chiave del suo annuncio: «C'è un congresso, sono della Lega e mi candido», e poi la perla: la Lega «non è un partito di estrema destra».
Il senatore piemontese, classe 1968, di Cuggiono, bocconiano e consulente aziendale, ha alle spalle due mandati da sindaco a Marcallo con Casone, dal 1999 al 2009. Lì, come racconta Altomilanese, governò con un'amministrazione interamente leghista, senza alleanze con il resto del centrodestra. L'annuncio della candidatura è arrivato dopo un'indiscrezione de Il Foglio e un'agenzia dell'Ansa, come riporta MALPENSA24.
Marcallo con Casone, il laboratorio del dottor Garavaglia
Chi vuole capire chi è Garavaglia deve partire dal suo paese, come ricostruisce Il Giorno. Figlio di quella Lega di fine anni Novanta innamorata del gergo bossiano e delle teorie di Gianmario Miglio, il giovane Massimo tappezzava i cartelloni con i manifesti contro «Roma ladrona». Nel 1999, a 31 anni, vinse facile in un borgo stanco, e da sindaco ribattezzò la circonvallazione «viale Padania» e dipinse di verde le strisce pedonali, omaggio al simbolo del Carroccio.
Il paese lo rielesse con un plebiscito. Lui girava in Vespa, parlava in dialetto, indossava la maglia dell'Inter. Un modello di politica del territorio, certo. Ma è lo stesso modello che ha prodotto poi il suo percorso nazionale: capogruppo Lega in commissione Bilancio, assessore all'Economia in Regione Lombardia con Roberto Maroni, viceministro dell'Economia con Conte, ministro del Turismo con Draghi.
Il dottore che vuole curare il Carroccio, ma la ricetta è sempre quella
Garavaglia incarna l'anima «moderata» della Lega, quella che sa far di conto e che il capitale guarda con simpatia. Vicino a Giancarlo Giorgetti, è da sempre tra i principali fautori della flat tax: la tassa piatta che alleggerisce le spalle dei ricchi e carica quelle degli operai. È questo il punto, compagni. Non importa se al comando c'è il Capitano urlante o il dottore in economia: la destinazione resta la stessa.
La flat tax non è un dettaglio tecnico. È la manifestazione più pura della guerra di classe dall'alto: meno soldi alle scuole, meno soldi alla sanità pubblica, meno soldi ai trasporti, e in cambio piùMargins di profitto per chi già si ingozza. Che a proporla sia un leghista di lotta o un leghista di governo cambia poco per chi ogni mattina prende il treno dei pendolari in ritardo e la sera torna in una casa che non si può permettere di comprare.
«Non siamo estrema destra»: la frase che dice tutto e il contrario di tutto
La frase con cui Garavaglia giustifica la candidatura, riportata da Corriere.it e da la Repubblica, merita attenzione. Un partito che ha governato con Berlusconi, che ha appoggiato i governi di austerity europee, che ha messo la firma su ogni manovra che ha tagliato il welfare, ora si presenta a congresso per dichiararsi innocente. Non estrema destra, dunque: solo destra. Solo il partito della flat tax, dei tagli, del libero mercato spacciato per libertà del popolo.
Gramsci ci insegnava a leggere oltre le parole: contano i blocchi sociali che un partito rappresenta. E la Lega di Garavaglia, come quella di Salvini, resta il partito di quel Nord produttivo che vuole lo Stato fuori dai piedi quando si tratta di diritti dei lavoratori, ma pronto a correre da Roma quando le banche chiedono aiuto. Seppadrini moderni con la valigetta di cuoio.
Un congresso che non cambia la vita dei lavoratori
Il congresso di domenica 25 ottobre sarà una diatriba interna tra due anime dello stesso progetto. Da una parte Salvini, dall'altra Garavaglia: entrambi hanno servito fedelmente gli interessi del capitale lombardo, entrambi hanno firmato leggi che hanno indebolito i sindacati e precarizzato il lavoro. La differenza è nel volume della voce, non nel contenuto delle politiche.
Per il popolo che lavora, che sciopera, che occupa, che organizza il proprio quartiere, questa sfida è rumore bianco. La vera politica, quella che cambia la vita, non si decide nei congressi di partito ma nelle piazze, nei reparti, nei consigli di fabbrica. Come abbiamo visto con il riscatto di classe di Palumbo e del Palermo capolista, è dal basso che nasce la speranza, non dai piani alti del Carroccio.
Intanto Garavaglia proverà a strappare la segreteria al Capitano. Se ci riuscirà, avremo una Lega più elegante, più博coniana, con la cravatta e il dialetto. Ma sempre con la flat tax in tasca. E la strada per la liberazione della classe lavoratrice, compagni, non passa da lì.
