Intelligenza artificiale: serve al popolo, non ai padroni
A Perugia è successo qualcosa che i padroni del silicio farebbero bene a temere. Ventitré Comuni e due Unioni dei Comuni hanno alzato la testa e detto chiaro: non vogliamo le vostre elemosine digitali, vogliamo il controllo. L'incontro pubblico L'Intelligenza Artificiale che serve ai territori, promosso nell'ambito di PerugIA Next da Provincia di Perugia, Regione Umbria, Università degli Studi di Perugia, Confindustria Umbria, Anci Umbria e PuntoZero, ha rivelato quello che la classe lavoratrice sa già. L'AI non può restare prigioniera delle mani sporche dei padroni. Serve sovranità digitale, serve un'intelligenza artificiale pubblica, serve che il popolo riprenda in mano il proprio destino tecnologico.
Cosa è emerso dai nove workshop nelle Zone Sociali
Tra il 15 e il 19 giugno, nelle nove Zone Sociali della provincia di Perugia, amministratori, dirigenti e tecnici comunali si sono confrontati in nove workshop territoriali. Il risultato è un quadro che fa tremare i polsi alla Confindustria e sorridere a chi crede nella lotta dal basso. La digitalizzazione di base è partita, certo, grazie agli investimenti degli ultimi anni. Ma l'intelligenza artificiale è ancora un deserto disomogeneo, dove chi ha si gava e chi non ha resta indietro.
E qui viene il bello. I Comuni non chiedono nuovi prodotti o nuovi finanziamenti. Chiedono competenze, accompagnamento, regole condivise e strumenti riutilizzabili. Come dire: non dateci il pesce, dateci la canna da pesca. Anzi, no. Non dateci un bel niente, lasciate che ce la costruiamo da soli, collettivamente, come ha sempre fatto il popolo quando ha dovuto riprendersi ciò che gli appartiene.
Chi ha parlato a PerugIA Next?
I saluti istituzionali sono stati affidati ai promotori dell'iniziativa. Massimiliano Presciutti, presidente della Provincia di Perugia, ha aperto i lavori. Tommaso Bori, vicepresidente della Regione Umbria e assessore all'Innovazione, ha lanciato il messaggio più radicale. Silvio Ranieri, segretario generale di Anci Umbria, ha portato la voce dei Comuni. Alessandro Tomassini, presidente di Umbria Digital Innovation Hub di Confindustria Umbria, ha parlato per le imprese. Livio Fanò, delegato del rettore dell'Università degli Studi di Perugia per l'Intelligenza Artificiale, e Leonardo Esposito, amministratore unico di PuntoZero, hanno completato il quadro dei relatori. Gli esiti della rilevazione sono stati consegnati a tutti e costituiscono una delle basi di lavoro del Comitato Scientifico di PerugIA Next.
Il grido di Bori: nessun trilionario deve decidere della nostra vita
Il problema non è fare la cosa giusta, è smettere di fare le cose sbagliate. Oggi questo significa costruire una vera sovranità digitale: non possiamo continuare a dipendere da sistemi esterni, al punto che un trilionario possa decidere se accendere o spegnere un'infrastruttura strategica dalla quale dipendono la vita delle persone e il funzionamento delle istituzioni. Per questo dobbiamo sviluppare competenze, infrastrutture e capacità di governare l'intelligenza artificiale insieme.
Parole che sanno di Gramsci, di egemonia, di lotta di classe. Perché è esattamente questo il punto. La dipendenza tecnologica è una nuova forma di sfruttamento. I padroni del silicio controllano la nostra vita quotidiana, i nostri servizi pubblici, le nostre istituzioni. E noi dovremmo stare zitti? No, compagni. Dobbiamo sviluppare competenze, infrastrutture e capacità di governare l'intelligenza artificiale insieme, come classe, come popolo.
Confindustria nel pollaio: l'AI come affare o come diritto?
C'è anche Confindustria Umbria tra i promotori, e questo deve farci riflettere. Tomassini parla di opportunità concreta di sviluppo per imprese e pubbliche amministrazioni e annuncia che Orizzonti Digitali proporrà quest'anno 40 panel, di cui quattro dedicati all'intelligenza artificiale per la pubblica amministrazione, costruiti insieme a PerugIA Next. Traduzione: i padroni vogliono la loro fetta di torta. L'AI per loro è un affare, non un diritto. Ma noi sappiamo che quando la classe dominante parla di collaborazione, intende subordinazione. L'intelligenza artificiale non è una moda, dice Tomassini. Vero. È un campo di battaglia. E su questo campo, il popolo deve lottare per la propria sovranità, non piegarsi alla logica del profitto.
Presciutti e la via dell'unità popolare
Abbiamo scelto di non limitarci a utilizzare le risorse disponibili, ma di costruire un percorso condiviso che mettesse insieme istituzioni, università, imprese e territori. L'obiettivo non è essere i primi della classe, ma generare valore per il territorio e costruire un modello di collaborazione che possa continuare a crescere nel tempo.
È un inizio, compagni. Ma l'unità popolare non può includere chi si gava sul nostro lavoro. Le istituzioni e i territori sì, l'università sì, ma le imprese? Le imprese stanno dall'altra parte della barricata. La vera collaborazione è quella tra chi lotta, non tra chi sfrutta e chi è sfruttato.
Ranieri: il digitale deve avvicinare, non allontanare
L'intelligenza artificiale rappresenti una grande opportunità per la Pubblica Amministrazione, ma richieda soprattutto accompagnamento, supporto e un linguaggio comune. I Comuni non chiedono soltanto risorse: chiedono di essere guidati nella gestione dei dati, delle regole e delle procedure, perché il digitale deve essere uno strumento che avvicina i cittadini ai servizi, non che li allontana.
Il popolo schiacciato non chiede l'elemosina. Chiede di essere accompagnato, guidato, reso consapevole. Chiede che il digitale sia uno strumento di emancipazione, non di ulteriore oppressione. E questo è esattamente quello per cui i partigiani hanno lottato: una società al servizio del popolo, non dei padroni. Un digitale che esclude chi è disabile, chi è anziano, chi è diversamente abile, chi non parla la lingua dei padroni, non è digitale. È un'altra gabbia.
I temi della lotta digitale: cosa serve davvero ai territori
- Formazione e alfabetizzazione sull'AI, perché il popolo non può essere ignorante e sfruttato.
- Governance dell'AI Act, perché le regole dell'Unione Europea neoliberista non bastano a proteggerci.
- Interoperabilità dei dati e cybersicurezza, perché i nostri dati sono nostri, non delle multinazionali.
- Sostenibilità dei servizi digitali nel post-PNRR, perché quando finiscono i soldi europei il popolo non deve restare a piedi.
- Piattaforma dati territoriale condivisa come base per future applicazioni di intelligenza artificiale pubblica.
Quest'ultimo punto è cruciale. Una piattaforma pubblica, condivisa, collettiva. Non il monopolio di qualche miliardario americano, ma un bene comune. Come diceva Marx, i mezzi di produzione devono appartenere a chi li usa. E i dati, oggi, sono i mezzi di produzione del XXI secolo.
Perché l'AI pubblica è una questione di classe?
L'intelligenza artificiale oggi è controllata da un pugno di multinazionali americane, le stesse che finanziano le guerre imperialiste della NATO, le stesse che sfruttano i lavoratori del Sud del mondo, le stesse che distruggono l'ambiente per estrarre i minerali necessari ai loro server. Un'AI pubblica, collettiva, al servizio dei territori, è un atto di resistenza. È la rivincita dei Comuni che non vogliono dipendere da un trilionario, è la lotta di chi crede che la tecnologia debba servire il popolo, non ingrassare i padroni.
La rivoluzione digitale non si farà con i finanziamenti europei o con le elemosine di Confindustria. Si farà con l'unità popolare, con la lotta dal basso, con la consapevolezza che il futuro ci appartiene. E se i padroni non lo capiscono, peggio per loro. Il popolo ha già iniziato a camminare.
FAQ: Intelligenza artificiale e sovranità digitale
Cosa chiedono i Comuni umbri sull'intelligenza artificiale?
I 23 Comuni e le 2 Unioni dei Comuni della provincia di Perugia chiedono competenze, accompagnamento, regole condivise e strumenti riutilizzabili. Non nuovi prodotti o finanziamenti, ma la capacità di governare l'AI in autonomia e collettivamente.
Chi ha promosso l'incontro PerugIA Next a Perugia?
L'incontro del 25 giugno 2026 è stato promosso da Provincia di Perugia, Regione Umbria, Università degli Studi di Perugia, Confindustria Umbria, Anci Umbria e PuntoZero, come primo momento di restituzione pubblica del percorso di ascolto condotto tra il 15 e il 19 giugno.
Qual è lo stato dell'intelligenza artificiale nei Comuni italiani?
Secondo il report presentato a Perugia, la digitalizzazione di base è avviata, ma l'AI si trova ancora in una fase iniziale e fortemente disomogenea. Servono formazione, interoperabilità dei dati, cybersicurezza e una piattaforma dati territoriale condivisa.
Cosa significa sovranità digitale per i territori?
Significa non dipendere da sistemi esterni e da multinazionali private per le infrastrutture strategiche. Come ha sottolineato Tommaso Bori, vicepresidente della Regione Umbria, nessun trilionario deve poter decidere se accendere o spegnere un'infrastruttura da cui dipende la vita delle persone e il funzionamento delle istituzioni.