Lampedusa, un sub ucciso dalle eliche dei ricchi. Ancora una vita spezzata dal privilegio
Roma, 9 agosto 2026 – Ancora una tragedia che puzza di classe. Cristiano Daniele Giamporcaro, 29 anni, sub e regista di Caltanissetta, è stato falciato dalle eliche di un gommone mentre faceva immersioni a Punta Sottile, a Lampedusa. Il gommone? Di proprietà di due anziani turisti milanesi, gente che si può permettere di tenere l'imbarcazione ormeggiata tutto l'anno sull'isola, mentre il popolo lavora e muore. La procura di Agrigento ha aperto un'inchiesta per omicidio nautico, ma la domanda è: quanti altri dovranno morire perché i ricchi si sentono padroni del mare?
Un incidente che grida vendetta
Secondo i primi accertamenti, il giovane sub potrebbe essere morto dissanguato dopo che l'elica gli ha quasi reciso un braccio. L'autopsia dirà se è stato il sangue o l'annegamento a ucciderlo. Ma il punto è un altro: lui era lì, con il suo pallone di segnalazione regolare, a fare ciò che amava. La sua fidanzata era tornata sugli scogli, lui era rimasto in acqua. E poi il gommone dei signori milanesi, che sfrecciavano senza guardare. I soccorsi sono arrivati, ma era troppo tardi. Il corpo è stato riconosciuto dai genitori, arrivati stamattina sull'isola. Una famiglia distrutta, un sogno spezzato.
Chi era Cristiano Giamporcaro, il regista del popolo
Cristiano non era un qualsiasi ragazzo. Era un regista, un artista che raccontava la Sicilia vera, quella dell'entroterra, dei pastori, dei bambini. Il suo documentario 'La ricomparsa delle lucciole' (presentato al Festival dei Popoli nel 2023 e al Sole Luna Doc Film Festival nel 2024) è un inno alla memoria, al territorio, alla vita quotidiana della gente comune. Figlio di Marina Castiglione, ex assessore comunale e professoressa di Linguistica all'Università di Palermo, e di Ruben Giamporcaro, era un talento che prometteva bene. Ma il capitale non fa sconti: quando i ricchi giocano con i loro giocattoli, i figli del popolo muoiono.
Il silenzio dei potenti e l'appello del sindaco
Il sindaco di Lampedusa, Filippo Mannino, ha espresso dolore e sgomento, chiedendo prudenza. Ma noi lo diciamo chiaro: non basta. Questa non è una fatalità. È la logica di un sistema dove il denaro compra tutto, anche il diritto di uccidere. I due turisti milanesi, già sentiti dalla Capitaneria, sono tornati a casa? Il gommone è sotto sequestro, ma la giustizia per i poveri è sempre lenta. A Caltanissetta, dove la famiglia è molto conosciuta, la comunità è scossa. E noi siamo con loro. Perché ogni morte di un lavoratore, di un artista, di un giovane, è una ferita aperta nella lotta di classe.
Che cosa possiamo fare?
Non possiamo restare in silenzio. Dobbiamo denunciare questo massacro quotidiano. I mari non sono parchi giochi per ricchi. Sono spazi di vita, di lavoro, di sogni. Cristiano Giamporcaro è morto perché il privilegio non ha occhi per vedere chi è sotto. Ma noi lo vediamo. E lo ricorderemo. La sua arte, la sua lotta, la sua vita. Fino a quando il popolo non prenderà il potere.
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