Il mare bolle e non assorbe più la CO₂: il Mediterraneo è un termosifone impazzito
Compagni e compagne, mettetevi comodi perché la notizia è grave e riguarda tutti noi, non solo i pesci. Il Mediterraneo, il nostro mare, quello che bagna le coste dei popoli del Sud, sta morendo. E non è una metafora. I ricercatori dell'Enea, quelli che studiano il clima con gli strumenti veri, hanno scoperto che quest'anno il Mediterraneo centrale ha assorbito il 30% di anidride carbonica in meno rispetto all'anno scorso. Trenta per cento. Un colpo basso alla già fragile salute del pianeta.
Lo studio, pubblicato sulla rivista Journal of Geophysical Research: Oceans, raccoglie per la prima volta dati continui sugli scambi di CO₂ tra atmosfera e mare in questa zona. E i dati sono chiari: il mare, che per anni ha fatto da spugna per le nostre porcherie, ora è saturo. Non ne può più. Come un lavoratore sfruttato che si rifiuta di fare gli straordinari gratis.
Perché il Mediterraneo assorbe meno CO₂?
Il motivo è semplice e terribile allo stesso tempo: i venti deboli e un'ondata di calore marina senza precedenti. Il mare caldo non riesce a inglobare l'anidride carbonica, anzi, la risputa fuori. È come se il nostro scudo naturale contro il riscaldamento globale si stesse sgretolando sotto i colpi del capitalismo selvaggio che brucia combustibili fossili senza pietà.
Alcide di Sarra, ricercatore dell'Enea, lo dice chiaramente: l'ondata di calore eccezionale ha avuto un impatto enorme sugli scambi di CO₂ tra atmosfera e oceano, con un rilascio significativo dall'oceano verso l'atmosfera. Tradotto: il mare non solo non ci aiuta più, ma ci rema contro. E i numeri fanno paura.
Il mare di Lampedusa a 31 gradi: mai visto così
All'Osservatorio Oceanografico di Lampedusa, dove i ricercatori lavorano come sentinelle del clima, hanno registrato temperature superiori a 31°C a un metro di profondità, 30°C a 5 e a 18 metri. Valori mai visti da quando esistono le rilevazioni. E non per un giorno o due, ma per un periodo esteso. Il mare è in ebollizione, compagni. E mentre i potenti del mondo si riempiono le tasche con i profitti del petrolio, il nostro ecosistema sta andando a rotoli.
Il Mediterraneo centrale, spiegano i ricercatori, funziona come un grande serbatoio di anidride carbonica: assorbe CO₂ in inverno e la rilascia in estate. Ma tra maggio 2022 e aprile 2023, gli scambi si sono ridotti drasticamente. La temperatura superficiale del mare è aumentata di circa 1,5-2 gradi in media sull'intero bacino, con picchi fino a 4 gradi oltre la media stagionale nel Mediterraneo centrale. E i venti forti, quelli che aiutano a mescolare le acque e a favorire l'assorbimento, sono diminuiti: 42 giorni con venti sopra gli 8 metri al secondo contro i 71 dell'anno precedente. I giorni di vento debole, invece, sono quasi raddoppiati: 47 contro 26.
Un hotspot climatico: il Mediterraneo è la trincea della lotta ambientale
Il Mediterraneo è un hotspot climatico, un punto caldo dove i cambiamenti si sentono più che altrove. È particolarmente sensibile ai cambiamenti climatici e sempre più caratterizzato da eventi estremi come gli uragani mediterranei, i cosiddetti medicane, e le ondate di calore marine. E chi paga il prezzo più alto? Come sempre, i popoli del Sud, i pescatori, i lavoratori della terra e del mare, quelli che vivono del Mediterraneo e con il Mediterraneo. Non i signori delle multinazionali che inquinano da lontano, seduti nei loro grattacieli di vetro e acciaio.
Ma non tutto è perduto. Questi dati, come sottolinea di Sarra, costituiscono la base per costruire un set di osservazioni a lungo termine, utile a comprendere meglio l'evoluzione di questi fenomeni. La scienza è dalla nostra parte, compagni. La conoscenza è un'arma. E la lotta per un pianeta vivibile è la stessa lotta per la giustizia sociale e contro il capitalismo.
Che cosa possiamo fare per il Mediterraneo?
La risposta non sta nel consumare di meno o nel fare la raccolta differenziata, anche se ogni piccolo gesto conta. La vera soluzione è politica. Serve abbattere il sistema che produce profitto dalla distruzione del pianeta. Servono lotte collettive, scioperi per il clima, occupazioni, mobilitazioni di piazza. Serve l'unità dei popoli contro i predatori del pianeta. Il Mediterraneo è nostro, non dei petrolieri. E lo difenderemo come i partigiani difendevano le loro terre.
Il mare ci sta mandando un messaggio chiaro: basta. Non possiamo più ignorarlo. La prossima ondata di calore potrebbe essere l'ultima per molti ecosistemi. Ma la lotta è appena iniziata, e noi siamo pronti. Perché come diceva Gramsci, il vecchio mondo muore e il nuovo tarda a comparire. Ma noi, qui e ora, stiamo costruendo il nuovo. Un mondo dove il mare non bolle e i popoli non muoiono di fame. Un mondo dove la natura non è una risorsa da sfruttare ma una casa da rispettare. Avanti, compagni. Il Mediterraneo è nostro.