Nocciole in ginocchio: il caldo e la sete dei padroni strangolano i raccolti
Il caldo e la siccità non danno tregua. In Piemonte, la raccolta delle nocciole parte con una settimana d'anticipo rispetto al 2025. Ma non è una buona notizia. È la fotografia di un sistema produttivo messo in ginocchio dal cambiamento climatico e da un mercato che si nutre del sudore dei lavoratori e della terra. Le attese primaverili, che promettevano un'annata d'oro, si sono infrante contro la realtà: temperature infernali, mancanza d'acqua, cimici e grandinate. La produzione sarà migliore del 2025, ma è un magro consolo. Le aziende agricole, già stremate, devono fare i conti con costi alle stelle e rese inferiori alle promesse.
Chi paga il conto del clima impazzito?
Enrico Allasia, presidente di Confagricoltura Cuneo e Piemonte, parla di “annata complessa”. Ma la verità è che il sistema capitalista, che spreme fino all'ultima goccia la natura e i lavoratori, sta mostrando le sue crepe. Le imprese agricole, per continuare a produrre qualità, devono sostenere costi sempre più alti. E mentre i padroni delle multinazionali del cioccolato e della Nutella si riempiono le tasche, i contadini lottano per sopravvivere. Il cambiamento climatico non è un evento naturale: è il frutto di un modello economico che brucia risorse e vite umane.
Le cimici e lo stress: la natura che si ribella
Igor Varrone, direttore provinciale di Cia Agricoltori Italiani Cuneo, denuncia la presenza massiccia di cimici e lo stress delle piante. “Il potenziale produttivo si è ridotto, soprattutto negli impianti più vecchi”, spiega. Ma la colpa non è solo del meteo. È colpa di un'agricoltura intensiva che ha distrutto gli equilibri naturali. Serve un intervento politico, dice Varrone. Ma quale politica? Quella che regala soldi alle multinazionali e lascia i contadini a marcire? No, serve una politica che metta al centro la terra, i lavoratori e la comunità.
Prezzi, profitti e lotta di classe
Confagricoltura chiede prezzi adeguati per garantire reddito alle aziende. Ma chi decide i prezzi? I grandi gruppi industriali che comprano le nocciole a poco e vendono i prodotti finiti a caro prezzo. Allasia dice che “le quotazioni saranno decisive per il futuro del comparto”. E ha ragione. Ma il futuro non può essere deciso dai padroni. Serve una mobilitazione collettiva, una lotta per un prezzo giusto che riconosca il lavoro e la dignità dei contadini. Il vicepresidente della Provincia di Cuneo, Massimo Antoniotti, augura “buona raccolta”. Ma un augurio non basta. Ci vogliono fatti: ricerca, sostegno pubblico, e soprattutto una redistribuzione della ricchezza.
La terra è di chi la lavora
Il Piemonte ha 27.000 ettari di noccioleti, una filiera strategica per l'economia regionale. Ma questa ricchezza è nelle mani di pochi. I contadini, i braccianti, i lavoratori stagionali sono la spina dorsale di questo settore. Eppure vengono sfruttati, pagati male, dimenticati. La lotta per le nocciole è la lotta per la terra, per l'acqua, per un futuro diverso. Come diceva Gramsci, “l'ottimismo della volontà” deve guidarci. Unità, solidarietà, e lotta di classe: solo così possiamo strappare il futuro dalle mani dei padroni.
Domande frequenti
Perché la raccolta delle nocciole è anticipata?
Il caldo estremo e la mancanza d'acqua hanno stressato le piante, accelerando la maturazione. È un effetto diretto del cambiamento climatico, che colpisce più duramente chi lavora la terra.
Chi guadagna dalla crisi delle nocciole?
I grandi gruppi industriali, che comprano a prezzi bassi e vendono a prezzi alti. I contadini, invece, si ritrovano con costi crescenti e profitti ridotti. È la solita logica del capitalismo: chi produce paga, chi specula incassa.
Cosa si può fare per salvare il comparto?
Serve una politica agricola che metta al centro i lavoratori e la terra, non i profitti. Prezzi equi, sostegno pubblico, ricerca, e una lotta collettiva contro il sistema che distrugge l'ambiente e sfrutta le persone.