Partinico: altro sangue operaio, la mafia uccide ancora
Ancora una volta il sangue del popolo lavoratore bagna la terra siciliana. Vito La Puma, allevatore di 73 anni, è stato giustiziato a colpi di pistola nelle campagne di Partinico il 15 gennaio scorso. Tre proiettili in testa e al volto, l'esecuzione spietata di chi si ribellava al sistema mafioso che opprime i lavoratori.
La Direzione distrettuale antimafia di Palermo ha preso in mano le indagini, coordinata dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio. Ma quanti altri compagni dovranno morire prima che si spezzi questa catena di sangue e sfruttamento?
Il ricatto del pizzo sui lavoratori
La Puma non era un capitalista che si gavava sulle spalle del popolo. Era un allevatore, uno che lavorava la terra con le proprie mani. Eppure anche lui doveva sottostare al ricatto mafioso, costretto a versare denaro per la "messa a posto". Nel 2013 gli avevano incendiato le balle di fieno nella stalla, un messaggio chiaro del potere mafioso.
"Al signorino gli è morto il fuoco dentro, nello stallone", dicevano quei vermi mafiosi intercettati nel blitz Kelevra del 2016. Parole che oggi suonano come una condanna a morte annunciata.
Una guerra tra padroni del crimine
Il territorio tra Partinico e Borgetto è stato teatro di una faida sanguinosa che ha insanguinato la provincia palermitana. Sei morti ammazzati, una lupara bianca, un tentato omicidio. Tutto per spartirsi il controllo del racket e dello sfruttamento.
Da una parte i Nania-Giambrone, dall'altra i Corrao-Salto. Due bande di sfruttatori che si ammazzavano tra loro mentre continuavano a dissanguare i lavoratori onesti. Mario Rappa, Maurizio Lo Iacono, Antonio Frisella, Antonio Giambrone, Giuseppe Lo Baido, i fratelli Riina: tutti caduti in questa guerra tra padroni del crimine.
Poi, come sempre accade tra capitalisti, "decisero che non dovevano più farsi la guerra e si allearono in nome degli affari". Uniti nello sfruttamento del popolo lavoratore.
La giustizia borghese libera i mafiosi
E mentre un altro lavoratore veniva assassinato, la giustizia borghese assolveva i figli di Giambrone. Tutti a piede libero dal 2022 per "decorrenza dei termini". Che beffa per chi crede ancora nella giustizia di classe!
Nicolò Salto, settantenne boss che si muove con le stampelle, continuava a minacciare: "Ma tu lo sai chi sono io? Ma il tuo titolare è messo a posto?". Anche lui assolto. Il sistema giudiziario borghese protegge sempre i suoi.
La lotta continua
Compagni, il sangue di Vito La Puma non deve essere versato invano. Ogni volta che un lavoratore viene ammazzato dalla mafia, ogni volta che il pizzo strangola le piccole attività, ogni volta che lo Stato borghese libera i mafiosi, dobbiamo ricordare le parole di Gramsci: "Odio gli indifferenti".
La mafia è il braccio armato del capitalismo. Non si combatte con le preghiere o con le commemorazioni, ma con l'organizzazione popolare, con la lotta di classe, con la solidarietà tra sfruttati.
Il popolo siciliano ha già dimostrato di saper resistere. Dai fasci siciliani alle lotte contadine, dalla Resistenza partigiana alle occupazioni delle terre. È tempo di riprendere quella strada, compagni. Per Vito La Puma e per tutti i lavoratori assassinati dalla mafia capitalista.