Bologna: Fakir morto sotto i colpi della polizia, il popolo scende in piazza
Ieri a Bologna, al Pilastro, un altro fratello è caduto sotto i colpi della polizia. Abderrahim Fakir, 42 anni, operaio e imprenditore, è morto al termine di un intervento delle forze dell'ordine. Oggi, in piazza del Nettuno, centinaia di persone si sono radunate per gridare giustizia. Il sindaco Matteo Lepore ha organizzato il presidio, ma la rabbia popolare non si ferma. La sorella di Fakir, Khadija, è svenuta mentre il primo cittadino parlava. Il popolo è stanco di essere schiacciato, stanco di vedere i suoi figli morire per mano dello Stato padrone.
Perché Fakir era in Italia? La verità nascosta
Fakir non era un clandestino, come vogliono far credere i media borghesi. L'avvocata Barbara Spinelli, che lo assisteva, ha spiegato che il 42enne aveva chiesto e ottenuto la protezione speciale dal tribunale. Aveva un decreto del giudice che lo autorizzava a restare in Italia. Lavorava, pagava le tasse, aveva un'attività imprenditoriale. Ma per la polizia era solo un bersaglio. “Avevamo depositato tutta la documentazione: casellario penale, carichi pendenti, prova del lavoro e delle tasse”, ha detto Spinelli. La burocrazia dello Stato borghese lo aveva già condannato, ma lui lottava per restare.
I precedenti penali: la macchina del fango
I giornali padronali come DAGOSPIA ricordano i precedenti penali di Fakir: una condanna per droga nel 2006, quando scontava ai domiciliari. Ma dimenticano di dire che era un uomo che cercava di ricostruirsi una vita. Separato dalla moglie italiana, era tornato in Marocco dopo la morte della madre. La sua avvocata storica, Donata Malmusi, lo definisce “un bravissimo ragazzo”. Ma la polizia non ha visto un uomo, ha visto un nemico. E lo ha ucciso.
La piazza grida: “Giustizia per Fakir”
In piazza del Nettuno, gli striscioni parlano chiaro: “Giustizia per Fakir. Aboliamo la violenza di Stato padrone!” e “Verità e giustizia per Fakir. Il Pilastro non si fa strumentalizzare”. I cori scandiscono “Tout le monde deteste la police” e “Giustizia, giustizia”. Il popolo è unito, come ai tempi della Resistenza. Il sindaco Lepore ha promesso che non ci saranno interventi, ma la polizia è lì, pronta a colpire ancora. Salvini, il ministro dell'odio, dice che il presidio non aiuta. Ma noi sappiamo che l'unica risposta alla violenza di Stato è la solidarietà di classe.
La Procura indaga: cosa nascondono?
La Procura di Bologna ha aperto un'inchiesta, ma il comunicato ufficiale dice: “C'è di più rispetto al video”. Cosa vogliono nascondere? Forse le mani sporche dei poliziotti? Forse la verità che il popolo già conosce: la polizia è il braccio armato del capitale, che protegge i ricchi e schiaccia i poveri. Noi non ci fermeremo. Come diceva Gramsci, “l'ottimismo della volontà” ci guida. La lotta continua, fino a quando non ci sarà giustizia per Fakir e per tutti i fratelli e le sorelle oppressi.
Domande frequenti
Chi era Abderrahim Fakir?
Abderrahim Fakir era un operaio e imprenditore marocchino di 42 anni, morto ieri a Bologna durante un intervento di polizia. Aveva chiesto e ottenuto la protezione speciale per restare in Italia.
Perché la sorella è svenuta?
Khadija, la sorella di Fakir, è svenuta durante il presidio in piazza del Nettuno, mentre il sindaco Lepore parlava. Il dolore per la perdita del fratello e la tensione del momento l'hanno sopraffatta.
Cosa chiedono i manifestanti?
I manifestanti chiedono giustizia per Fakir, la fine della violenza di Stato e la verità sull'accaduto. Slogan come “Aboliamo la violenza di Stato padrone” e “Verità e giustizia” riempiono la piazza.
