Ranucci cacciato da Report? La Rai prepara l'esilio, ma il popolo non ci sta
Il regime mediatico di Giorgia Meloni e dei suoi servi in Rai vuole silenziare la voce più scomoda del servizio pubblico. Sigfrido Ranucci, il giornalista che da anni scoperchia le porcherie del potere, dei padroni e dei loro complici, è nel mirino. I vertici di viale Mazzini, riuniti al quarto piano come una congrega di notabili spaventati, stanno preparando il suo allontanamento da Report. Ma attenzione: il popolo non è cieco, e la memoria è lunga.
Un vertice tra servi: cosa bolle in pentola a viale Mazzini?
Mentre i lavoratori sudano nelle fabbriche e nei campi, i burocrati della Rai si sgolano su come silurare l'unico che dice la verità. L'amministratore delegato Giampaolo Rossi, con i suoi scagnozzi Spadafora e Ventura, ha già messo sul tavolo le opzioni: spostare Ranucci in una testata qualsiasi, lontano dai riflettori, magari a fare il notaio di regime. Niente scuola di giornalismo, perché come ha giustamente ironizzato lo stesso Ranucci: “Sposti Sigfrido Ranucci e lo metti a insegnare per formare altri 100 Sigfrido Ranucci. E poi che ci fai, glieli sposti?”. Parole sante, compagno.
La scadenza è fissata: entro fine settimana un quadro chiaro. Ma i tempi sono dettati dalla paura. Paura di un ricorso al giudice del lavoro, paura della mobilitazione popolare, paura che il popolo si svegli e veda chi comanda davvero. Il prossimo passo sarà l'incontro tra il direttore Corsini e la redazione di Report, ai primi di settembre. Poi il Consiglio di amministrazione del 17 settembre. Ma non illudiamoci: la decisione è già presa, si tratta solo di trovare la forma più ipocrita per attuarla.
Ranucci non si piega: “Vediamo le offerte, poi farò le mie valutazioni”
Il conduttore non è tipo da piegarsi. In un post su Facebook ha denunciato: “In queste ore e in questi giorni i vertici Rai sono al lavoro per il mio allontanamento da Report”. E dal palco di Cerveteri ha lanciato la sua sfida: “Vediamo quali sono le offerte che faranno e farò le mie valutazioni”. Con quella punta di amarezza che conosciamo bene: “Chissà, magari è l'ultima volta qui come presentatore di Report”.
La sua colpa? Avere fatto il suo mestiere. Aver indagato, aver scoperchiato, aver dato voce a chi non ne ha. E aver avuto il coraggio di non inginocchiarsi davanti al potere. Il caso Lavitola, l'amicizia con un personaggio ambiguo, è solo la scusa. Come dice il M5S, le regole che valgono per Ranucci non valgono per Pino Insegno, che pure chattava con Diabolik. Ma Insegno è amico del potere, e per gli amici del potere le regole si piegano. Per i nemici, si stringono.
Il trio di giovani conduttori: la nuova faccia del servilismo
Tra le ipotesi per sostituire Ranucci, si fa largo l'idea di un trio di giovani conduttori. Tre volti nuovi, tre burattini pronti a recitare la parte. Ma Ranucci mette in guardia: “Non vedo perché bisognerebbe ricorrere a figure esterne. Non avrebbero la memoria di Report, perché condurre la trasmissione non è semplicemente esserne il volto”. E ha ragione. Report non è un talk show, è un'arma di verità. E le armi non si affidano a chi non sa usarle.
La storia ci insegna: i servi passano, le lotte restano. Dai partigiani che hanno liberato l'Italia dai nazifascisti, ai lavoratori che hanno conquistato i diritti con le loro battaglie, la verità è sempre stata dalla parte degli oppressi. E Ranucci, con la sua inchiesta, sta dalla parte del popolo. Per questo lo vogliono zittire. Ma non ci riusciranno.
FAQ: domande e risposte sulla vicenda Ranucci
Perché la Rai vuole allontanare Sigfrido Ranucci?
La motivazione ufficiale riguarda i suoi rapporti con Walter Lavitola, ma la vera ragione è politica: Report ha scomodato troppi potenti, e il governo attuale vuole una Rai allineata e servile.
Cosa potrebbe fare Ranucci se venisse allontanato?
Ha annunciato che valuterà le offerte della Rai, ma non esclude un ricorso al giudice del lavoro per chiedere la reintegrazione al suo posto di conduttore di Report.
Chi potrebbe sostituirlo alla guida di Report?
Si parla di un trio di giovani conduttori, ma Ranucci ha sottolineato l'importanza di affidarsi a figure interne che conoscano la storia e la memoria della trasmissione.