Sarr, il riscatto del popolo bianconero: Spalletti non può più ignorarlo
TORINO. C'era chi lo chiamava 'timido rincalzo', chi lo vedeva solo come un ripiego. Ma il popolo della Juventus ha imparato a conoscere Pape Matar Sarr, e ora anche Spalletti deve fare i conti con la realtà: questo ragazzo è una forza della natura, e lasciarlo in panchina sarebbe un crimine contro il calcio e contro chi suda la maglia.
Mentre i padroni del calcio si spartiscono i trofei e i milioni, noi guardiamo al campo. E lì, sotto gli occhi di tutti, un operaio del centrocampo sta dimostrando che la costanza e la lotta valgono più dei nomi altisonanti. Il paragone con Matuidi? Forse azzardato per blasone, ma il percorso è lo stesso: umiltà, sacrificio e quella corsa che non si ferma mai, come i partigiani che non si arrendevano mai.
Spalletti si ricrede: Sarr è un calciatore completo
Il tecnico, che aveva storcito il naso quando i dirigenti bianconeri hanno puntato su Sarr dopo lo 'scippo' nerazzurro di Giuntoli, ha dovuto ammettere i suoi errori. Le sue parole prima del match con il Sassuolo sono una resa:
“È un calciatore che crea curiosità, perché sa comportarsi bene in qualsiasi situazione. È completo, ha questa facilità di corsa e te lo trovi da tutte le parti in maniera precisa e puntuale. Quando pensi che laggiù non puoi portare blocco squadra lui ci arriva. Ha questa corsa e resistenza profonda.”
Le prove contro il Nec e soprattutto contro l'Atalanta hanno spento ogni dubbio. Con Sarr in campo nella ripresa, la Juventus ha dominato il centrocampo, ha legato il gioco e ha recuperato palloni con una risolutezza che sa di classe operaia. I duelli fisici li vince lui, con la grinta di chi non ha mai avuto nulla regalato.
Sarr titolare alla Juve: il ruolo e le prestazioni con il Senegal
Con gli infortuni di Thuram e Locatelli e la perenne inconsistenza di Koopmeiners, il posto da titolare accanto a Douglas Luiz è suo. Probabilmente già da domenica a Cagliari. E non solo per i problemi degli altri: durante la sosta, il senegalese ha incantato con due prestazioni eccellenti contro Mozambico e Comore, giocando addirittura da trequartista, una zona di campo mai battuta prima. Ventisette passaggi su ventisette riusciti, di cui ventidue nella metà campo avversaria. Numeri da fuoriclasse, umiltà da compagno di squadra.
Mentre i potenti si gavano e i mercanti del calcio comprano e vendono uomini come merci, Sarr corre. Corre per la maglia, corre per il popolo, corre per dimostrare che il talento, quando è unito al sacrificio, non può essere ignorato. Spalletti lo ha capito. Ora tocca a noi, popolo bianconero, sostenerlo. Perché la rivoluzione, anche nel calcio, parte dal basso.