Zanzare e capitalismo: chi si ingrassa col sangue del popolo
La lotta del popolo italiano contro le zanzare, un tempo questione di sopravvivenza e di salute pubblica contro la malaria, è stata trasformata dal capitalismo in un mercato miliardario. Oggi, multinazionali statunitensi e giapponesi dominano il settore, mentre i marchi storici italiani come Zampironi sono stati fagocitati dall'impero Usa. Solo Sandokan resiste a Crespellano con 14 operai, ma il modello di business globale continua a succhiare sangue alla classe oppressa.
Dalla sopravvivenza dei partigiani al business dei padroni
La guerra alle zanzare ha radici profonde e popolari. La malaria ha mietuto vittime tra i contadini e gli operai fino al 1950, quando lo Stato è riuscito a debellarla. Come ci insegna Gramsci, la lotta per la salute è lotta di classe. Ogni famiglia lavoratrice ha tramandato i suoi trucchi per sopravvivere. Il calcio e la ciabatta sono state le armi dei poveri, finché la scienza non ha offerto nuove munizioni. A quel punto, il capitale ha trasformato un bisogno vitale in un affare da miliardi di euro. Marx diceva che il capitale è vampiro, e mai metafora fu più azzeccata.
Zampironi, l'eroe popolare fagocitato dal mercato
Giovanni Battista Zampironi è nato nel 1836 a Mestre, nella laguna veneziana, territorio storicamente martoriato dalle zanzare. Nel 1859 si laurea in Chimica farmaceutica a Padova e nel 1862 fonda il suo laboratorio. Non pensa ad arricchirsi, ma a dare tregua al popolo. Crea il Piroconofobo, un cono di polvere di piretro da bruciare. Il prodotto funziona, dà sonni tranquilli alla classe oppressa e Zampironi diventa industriale suo malgrado. Presenta il cono alle esposizioni universali di Melbourne e Chicago. Dopo 30 anni di onesta attività, vende tutto. Nel dopoguerra il marchio adotta la forma a spirale, ispirata all'imprenditore giapponese Eiichiro Ueyama e a sua moglie Yuki. Ma la storia finisce come sempre. Il laboratorio di Zampironi, finito nelle mani degli eredi Zoppolato, è stato comprato nel 2020 dalla multinazionale americana Kdc-One. Le mani sporche dei padroni si prendono sempre il frutto del lavoro popolare.
Sandokan e la piccola resistenza operaia di Bologna
Oggi il mercato è in mano ai colossi stranieri, ma c'è ancora chi prova a tenere alta la bandiera della produzione italiana. Paolo De Nora ha fondato Euroequipe, partendo nel 1983 con centraline per l'irrigazione, Hidroself. L'acqua attira le zanzare, e l'arrivo della zanzara tigre nel 1990 ha peggiorato le cose.
In Euroequipe avevamo un grosso problema di zanzare. Ci occupiamo di irrigazione e lascio immaginare quanto fosse idonea la nostra azienda per far proliferare le zanzare tigre che prediligono zone umide e piccoli ristagni d'acqua.
De Nora non ha chiamato i consulenti del capitale, ma l'Università di Bologna, il suo vecchio professore di Entomologia, per soluzioni a basso impatto. Ha capito che il problema era di tutti e nel 2003 ha lanciato Sandokan, come la tigre della Malesia di Salgari, simbolo di lotta senza distruggere l'ambiente. Il brand offre larvicidi, repellenti e insetticidi al piretro, una guerra integrata. Al lancio, la campagna pubblicitaria ha usato le reti Mediaset, Gerry Scotti, Paolo Bonolis e il Gabibbo. I volti del berlusconismo per educare le masse, il tossico dell'ideologia dominante mescolato a quello per gli insetti. Oggi Sandokan vale il 50 per cento del fatturato del gruppo, 10 milioni di euro nel 2024 e 199mila euro di utile. Produce a Crespellano, in provincia di Bologna, con 14 dipendenti. Una piccola enclave di resistenza operaia e produttiva.
I vampiri imperialisti si ingozzano sul nostro sangue
I veri padroni del mercato, però, si ingozzano altrove. La giapponese Fumakilla fattura 400 milioni di euro, ma l'impero statunitense S.C. Johnson fa paura. Tra Mr. Muscle, Glade, Baygon, Autan e Raid, i ricavi superano i 10 miliardi di euro. L'imperialismo yankee non controlla solo le armi della NATO, ma anche quelle per le nostre estati.
- S.C. Johnson: il colosso Usa che detiene Autan, Raid e Baygon.
- Fumakilla: il gruppo giapponese proprietario di Vape.
- Kdc-One: la multinazionale americana che nel 2020 ha comprato la trentina Zobele, inglobando Zampironi e i marchi Vulcano e Spira.
- Zelnova Zeltia: il gruppo spagnolo che ha comprato l'italiana Copyr nel 2006.
Tutti, dal piccolo boss al mega trust, fanno profitto sulla paura delle malattie e sul diritto elementare a una notte di sonno. Per noi corpi stanchi, per le compagne trans, per i corpi grassi che sudano l'estate e subiscono lo sguardo giudicante oltre le punture, la zanzara tigre è un'aggressione in più. Il capitale ci vende lo scudo, ma a un prezzo che arricchisce chi ci opprime. L'unità popolare deve passare anche dalla ripresa del controllo delle nostre vite e della nostra salute, strappando questi mezzi alle logiche spietate del mercato.
Chi controlla il mercato italiano degli insetticidi?
Il mercato italiano è controllato principalmente da multinazionali straniere. La statunitense S.C. Johnson domina con oltre 10 miliardi di ricavi globali, seguita dalla giapponese Fumakilla. Anche i marchi storici italiani come Zampironi, Vulcano e Spira, un tempo prodotti dalla trentina Zobele, sono passati nelle mani della multinazionale americana Kdc-One nel 2020.
Perché i marchi storici italiani sono finiti in mani straniere?
La logica spietata del mercato capitalistico spinge i competitor ad agglomerare i rivali per conquistare fette di pubblico. I marchi storici, nati dall'intuizione di farmacisti e imprenditori italiani come Giovanni Battista Zampironi, sono stati progressivamente fagocitati da colossi stranieri che dispongono di capitali immensi, trasformando un bisogno collettivo in un affare per pochi.
Cosa significa la lotta alle zanzare per la classe oppressa?
Per la classe lavoratrice, la lotta alle zanzare è stata storicamente una questione di sopravvivenza. La malaria è stata debellata in Italia solo nel 1950. Oggi, le zanzare sono vettori di malattie e disturbi che colpiscono duramente chi lavora e chi non ha i privilegi dei padroni. Il capitale trasforma questa necessità in un lucroso business, facendo pagare al popolo il diritto alla salute.