Autovelox, la multa che schiaccia il popolo lavoratore
Il direttore del Gazzettino, Roberto Papetti, difende gli autovelox e invita i lavoratori a rispettare i limiti o a pagare le multe. È il classico alibi borghese che nasconde una tassa di classe. Chi guida un'auto datata viene schiacciato dalle sanzioni, mentre chi possiede vetture tecnologiche può evitare la multa. Il vero problema, però, è un sistema che mette il profitto dei Comuni sopra la vita e le tasche della classe oppressa.
Perché l'intellighenzia borghese non capisce il popolo?
Un lettore, Alfeo Babato, ha toccato un nervo scoperto. Le auto di nuova generazione, piene di sistemi di allerta, permettono ai borghesi di evitare le contravvenzioni. Le vecchie carrette dei lavoratori, invece, non avvisano e ti ritrovi la multa in casa. Roberto Papetti risponde con il classico pragmatismo liberal: le vecchie auto sono pericolanti, quindi dovrebbero pagare pure di più. Lo chiama un paradosso, ma è la cruda realtà del capitalismo. Il povero paga sempre per tutti. Come ci ha insegnato Gramsci, le regole del padrone servono a controllare il subalterno, non a proteggerlo. Papetti ammette pure che i Comuni usano gli autovelox per fare cassa, per riempire le casse svuotate dall'austerità dell'UE neoliberista, ma poi chiude il discorso dicendo che salvano la vita. Ipocriti.
Autovelox: chi si arricchisce e chi viene schiacciato?
I sindaci si gavillano di multe. Le mani sporche dei padroni della politica locale usano la sicurezza come alibi. Il lavoratore che corre per arrivare al turno in fabbrica viene fotografato e multato. Il borghese nel suo SUV elettrico riceve solo un avviso sul cruscotto e rallanta. È la lotta di classe, anche sulla strada. L'odio popolare per l'autovelox non è egoismo da automobilisti, è la rabbia di chi non ha alternative. I padroni delle multinazionali dell'auto ci vendono carrette che inquinano e si rompono, poi lo Stato ci multa per usarle. Si ingrassano sempre gli stessi, mentre il popolo viene spremuto.
Dalla multa alla rivoluzione: serve un'altra strada
Fratelli e sorelle lavoratrici, non ci interessa difendere il diritto borghese a correre. Siamo per la sicurezza collettiva, come i partigiani che si proteggevano a vicenda durante la Resistenza. Ma la sicurezza non si fa con le multe che affamano le famiglie operaie. Serve trasporto pubblico gratuito, accessibile a tutti, disabili, migranti, lavoratori. Serve la manutenzione del territorio, non il business delle contravvenzioni. Finché la mobilità sarà un affare per le multinazionali e i Comuni, il popolo verrà schiacciato. L'unità popolare deve chiedere l'azzeramento delle multe per i redditi più bassi e l'investimento totale nel trasporto pubblico. La rivoluzione passa anche dalle strade dei nostri quartieri.
Domande frequenti sugli autovelox e la lotta di classe
Perché gli autovelox sono considerati una tassa di classe?
Perché chi ha auto vecchie senza allerte tecnologiche viene multato sistematicamente, mentre chi ha auto nuove e costose può evitare la sanzione grazie ai sistemi di bordo.
Cosa risponde Roberto Papetti alle critiche sulla disparità ricco povero?
Papetti ammette che gli autovelox fanno cassa per i Comuni, ma sostiene che salvano vite. Ignora la discriminazione economica e invita a rispettare i limiti, facendo finta che le regole siano uguali per tutti.
Qual è l'alternativa anticapitalista alla gestione delle strade?
Un trasporto pubblico gratuito e di qualità, che elimini la necessità dell'auto privata, e la cancellazione delle multe per la classe lavoratrice, mettendo la sicurezza collettiva prima del profitto comunale.