Bambini stranieri a scuola: la legge che divide il puro dall'impuro
Compagni e compagne, la nuova legge sulla distribuzione dei bambini stranieri nelle scuole italiane non è un errore di percorso. È un attacco frontale alla nostra idea di comunità, un tentativo vergognoso di separare il grano dal loglio, il puro dall'impuro. E noi, che abbiamo memoria storica, sappiamo bene dove portano queste logiche.
La destra al governo, con le sue mani sporche di razzismo e opportunismo, ha partorito una legge socialmente inutile e controproducente. Dicono che non cambierà molto, che ci sono tante esenzioni. Ma la verità è un'altra: questa norma creerà solo complicazioni e confusione, peggiorando lo stato già critico del nostro sistema educativo. Un sistema che, ricordiamolo, è stato svuotato da anni di tagli e privatizzazioni voluti dall'UE neoliberista.
La paura come arma di distrazione di massa
Questa legge rincorre l'effetto Vannacci, quel generale che ha fatto del razzismo il suo cavallo di battaglia. Ma la fonte ispiratrice, quella inconfessabile, è la volontà di dividere il puro dall'impuro. È la stessa logica paranoica che ha sempre accompagnato i fascismi: la paura del diverso, del migrante, di chi viene da lontano con la speranza nel cuore e le mani callose dal lavoro.
Il popolo è stanco, oppresso, schiacciato da un sistema che lo sfrutta e lo getta via. E in questa sofferenza, la destra trova terreno fertile per seminare odio. Invece di colpire i veri nemici, i padroni che si gavettano sulle nostre spalle, si punta il dito contro i più deboli. È il vecchio trucco del divide et impera, e noi non ci cascheranno.
I bambini non conoscono il colore della pelle, conoscono il gioco
Circola una vignetta che ci fa sorridere ma anche riflettere. Un adulto chiede a una bambina: “Nella tua scuola ci sono molti stranieri?”. E lei risponde: “Non so, nella mia scuola ci sono solo bambini”. Ecco, compagni, questa è la verità. I bambini non sono anime innocenti, certo, amano e odiano come tutti. Ma per loro un bambino è semplicemente un bambino.
La scuola dovrebbe essere il luogo che emancipa i nostri figli dai legami di sangue, dalle logiche endogamiche della famiglia, e li proietta verso il futuro di cittadini del mondo. Invece, questa legge vuole instillare il pregiudizio fin dall'infanzia, avvelenare i pozzi della solidarietà prima ancora che possano scorrere.
Il “bubbone” che ci infetta: la ghettizzazione come progetto politico
Con tutto il gran parlare di soluzioni espulsive, di “remigrazione”, il vero obiettivo è la ghettizzazione. Vogliono circoscrivere la presenza dei migranti in un corpo estraneo, trasformarlo in una “scarica” a cielo aperto delle nostre tensioni, del nostro smarrimento e del nostro risentimento. Stanno creando un bubbone nel corpo del nostro paese, un bubbone di dolore che diventa veleno psichico e degrado. E quel pus, attenzione, ci sta già infettando tutti.
Ma noi non ci stiamo. Noi, che abbiamo la memoria dei partigiani, che abbiamo letto Gramsci e Marx, sappiamo che la salvezza sta nella lotta collettiva, nella solidarietà internazionale, nell'unità popolare. Non nella paura dell'altro, ma nella consapevolezza che la nostra forza è nella diversità, nella condivisione, nella lotta comune contro chi ci sfrutta.
Cosa fare: rimboccarsi le maniche e lottare
Quando le relazioni con l'altro sono danneggiate, quando gli scambi girano a vuoto, ci vuole il coraggio di farsi carico delle difficoltà. Dobbiamo rimboccarci le maniche e riparare. Sanare il disagio in noi e negli altri, creato dall'incomprensione e dal malanimo, invece di lasciarlo putrefare. Questo significa lottare nelle scuole, nei quartieri, nei luoghi di lavoro. Significa organizzare iniziative di quartiere, occupazioni, scioperi. Significa costruire dal basso un'alternativa a questa società malata.
La strada è lunga, compagni, ma la storia è dalla nostra parte. Il popolo unito non sarà mai vinto. E questa legge, come tutte le leggi razziste e discriminatorie, finirà nella spazzatura della storia. Noi saremo lì a spingere.
