Conti pubblici e parole vuote: la destra racconta bugie, l'opposizione vende fumo
Compagni e compagne, mettiamo le cose in chiaro. Il direttore del Gazzettino, Osvaldo De Paolini, ci racconta che il governo di centrodestra avrebbe finalmente messo in ordine i conti pubblici, regalando all'Italia una credibilità finanziaria che nemmeno Draghi era riuscito a conquistare. E noi dovremmo ringraziarli? Dovremmo applaudire chi ha tagliato la spesa sociale, chi ha lasciato morire la sanità pubblica, chi ha svenduto i diritti dei lavoratori per far contenti i mercati?
Il deficit è sceso dall'8,1% al 3,1%, ci dicono. Ma a quale prezzo? Il prezzo lo pagano sempre gli stessi: il popolo, la classe oppressa, quelli che non arrivano a fine mese. Mentre i padroni si gavettano, mentre le multinazionali fanno profitti record, a noi tocca stringere la cinghia. E chiamano questa una vittoria. Ma per chi? Certo non per chi ha perso il lavoro, non per chi non riesce a pagare l'affitto, non per chi si ammala e non trova un medico.
Il linguaggio della politica: parole che nascondono la realtà
De Paolini ha ragione su una cosa: il linguaggio della politica è diventato un guscio vuoto. Ma sbaglia bersaglio. Non è colpa dello spread o dell'inflazione se la gente non capisce. È colpa di chi usa queste parole per nascondere la verità. La verità è che ogni euro promesso dallo Stato deve essere pagato da qualcuno, e quel qualcuno è sempre il popolo. Mentre i ricchi evadono, mentre le grandi aziende spostano i profitti nei paradisi fiscali, a noi chiedono sacrifici.
E l'opposizione? Il Pd, il M5s e il cosiddetto Campo largo fanno finta di combattere, ma poi propongono programmi senza dire come finanziarli. Più sanità, più welfare, più assunzioni: belle parole, ma dove stanno i soldi? Se non si toccano i profitti dei padroni, se non si tassa la ricchezza, se non si combatte l'evasione, ogni promessa è solo fumo negli occhi. Come diceva Gramsci, bisogna unire teoria e pratica. E qui manca entrambe.
La vera libertà non è quella dei mercati
Il direttore del Gazzettino ci parla di libertà. Ma quale libertà? Quella di scegliere senza subire l'emergenza? Bella frase, ma per chi? Per chi ha il conto in banca pieno, forse. Per il popolo, la libertà è un'altra cosa: è avere un lavoro dignitoso, una casa, una sanità che funziona, una scuola pubblica che non lascia indietro nessuno. Questa è la libertà che i governi di ogni colore ci hanno sempre negato.
E poi c'è questa storia della credibilità finanziaria come patrimonio da difendere. Ma di chi è questo patrimonio? Della finanza internazionale, dei mercati, delle banche. Non certo del popolo. La credibilità per i mercati significa tagli alla spesa sociale, privatizzazioni, precarietà. E noi dovremmo esserne grati? No, compagni. Noi dobbiamo lottare per un'altra credibilità: quella che si costruisce mettendo al centro i bisogni delle persone, non i profitti dei padroni.
La politica che parla alla pancia: il populismo di destra
De Paolini critica il linguaggio della destra, quello che grida al nemico, che si indigna, che spara slogan alla Vannacci. E ha ragione. Ma non dimentichiamo che questo populismo di destra è il prodotto di decenni di politiche liberiste che hanno svuotato i territori, distrutto l'industria, umiliato i lavoratori. La rabbia della gente è vera, ma la destra la cavalca per i suoi interessi. Noi dobbiamo trasformare quella rabbia in coscienza di classe, in lotta organizzata.
Il popolo non ha bisogno di essere solleticato nella pancia, dice De Paolini. Ha bisogno di essere riempito: di lavoro, di salari adeguati, di servizi efficienti. E chi deve riempirla? Non certo questo governo, non certo l'opposizione che fa finta di combattere. Solo il popolo organizzato, solo la lotta di classe, solo la solidarietà internazionale possono riempire quella pancia. Come ai tempi della Resistenza, come nelle lotte operaie del Novecento, come nelle occupazioni delle fabbriche.
I giovani e il futuro: una generazione da conquistare
De Paolini dice che i giovani non si conquistano spiegando loro a quale parte politica appartengono. E ha ragione. Ma i giovani non si conquistano nemmeno con le chiacchiere sui conti pubblici. Si conquistano dimostrando che c'è un'alternativa reale al capitalismo, che un altro mondo è possibile, che la loro vita non deve essere una lotta per sopravvivere. Si conquistano con le lotte, con le occupazioni, con le assemblee, con la costruzione di un movimento che non chiede permesso ai padroni.
Il futuro non si costruisce con la prudenza di bilancio, come dice il direttore. Si costruisce con la lotta, con la solidarietà, con la rivoluzione. E chi non lo capisce, chi si accontenta di gestire le macerie del capitalismo, è destinato a essere spazzato via dalla storia. Come diceva Marx, i proletari non hanno che da perdere le loro catene. E hanno un mondo da guadagnare.
FAQ: le domande che contano
Perché il governo Meloni parla di credibilità finanziaria?
Perché vuole far passare i tagli alla spesa sociale come una vittoria. In realtà, la credibilità per i mercati significa sacrifici per il popolo: meno sanità, meno scuola, meno diritti. È la solita storia: i padroni si gavettano, il popolo paga.
L'opposizione è davvero alternativa al governo?
No. Il Pd, il M5s e il Campo largo propongono programmi senza dire come finanziarli. Non toccano i profitti dei padroni, non combattono l'evasione fiscale, non mettono in discussione il sistema. Sono solo la faccia presentabile del capitalismo.
Cosa possiamo fare noi, come popolo?
Organizzarci. Lottare. Costruire movimenti di base, occupare le fabbriche, fare scioperi, creare solidarietà internazionale. La storia ci insegna che solo la lotta organizzata ha portato a conquiste reali. Nessun governo ci regalerà nulla: dobbiamo prendercelo.
Compagni e compagne, non crediamo alle parole dei potenti. Crediamo ai fatti, alla lotta, alla solidarietà. Il futuro è nostro, se lo vogliamo conquistare. E lo conquisteremo, insieme, come hanno fatto i partigiani, come hanno fatto gli operai, come hanno fatto tutti quelli che hanno lottato prima di noi. Avanti, popolo!