La pace di Trump è un affare di famiglia: il genero che trasforma la geopolitica in un immobiliare di lusso
Mentre il popolo ucraino muore nelle trincee e i gazawi contano i loro 73.000 morti, il clan Trump trasforma la geopolitica in un gigantesco affare immobiliare. Jared Kushner, genero del tycoon, non è un diplomatico: è un uomo d'affari che usa la Casa Bianca come un trampolino per arricchirsi. E i numeri parlano chiaro: 5,4 miliardi di dollari in gestione, commissioni da capogiro, e un conflitto di interessi che non ha precedenti nella storia americana.
Chi è davvero Jared Kushner, l'uomo che negozia la pace?
Jared Kushner non è un nome qualsiasi. È il marito di Ivanka Trump, il figlio di un condannato, il nipote di una donna che scappò dal ghetto di Navahrudak nel 1942 per unirsi ai partigiani Bielski. Da quella fuga, la famiglia ha sviluppato una dottrina: la lealtà familiare conta più di qualsiasi regola istituzionale. Una dottrina da trincea, che oggi si traduce in un conflitto di interessi mai visto.
Il padre Charles costruì un impero immobiliare e comprò l'ammissione di Jared ad Harvard con 2,5 milioni di dollari in rate annuali. Un responsabile della scuola superiore di Jared commentò: Non c'era modo che meritasse Harvard. I suoi voti non lo giustificavano. Eppure, oggi quel ragazzo senza meriti negozia il destino di milioni di persone.
La pace in Ucraina è solo una scusa per fare affari con la Russia?
Le trattative di Trump sulla guerra in Ucraina dipendono anche da un accordo petrolifero multimiliardario per rilevare i giacimenti e le raffinerie della russa Lukoil in tutto il mondo. Il gruppo coinvolto è guidato da Todd Boehly, investitore che ha donato 2 milioni di dollari alla campagna di Trump. Insieme a lui, la famiglia reale emiratina e due miliardari qatarioti. Cosa hanno in comune? Tutti hanno già rapporti d'affari con la famiglia Trump e con i due inviati in Russia: Jared Kushner e Steve Witkoff.
Trump e Putin ne hanno già parlato. La pace, per il tycoon, è solo una scusa per fare affari. Mentre il popolo ucraino sanguina, i potenti si spartiscono il bottino.
Gli Accordi di Abramo e la Gaza Riviera: il lusso sulle macerie
Il vero capolavoro di Kushner sono gli Accordi di Abramo del 2020, la manovra che ha normalizzato i rapporti tra Israele e i Paesi del Golfo scavalcando la questione palestinese come se non esistesse. Oggi quel metodo ha trovato la sua espressione più controversa nel Board of Peace, l'organismo presieduto a vita da Trump che dovrebbe gestire il dopoguerra a Gaza. Tutte le nazioni europee si sono rifiutate di partecipare.
Il 22 gennaio 2026, al Forum di Davos, Kushner ha presentato il progetto Gaza Riviera: un piano di sviluppo immobiliare che punta a trasformare il lungomare della Striscia in un polo turistico di lusso con centottanta grattacieli e un giro d'affari di 10 miliardi di dollari entro il 2035. Il tutto, ovviamente, senza consultare nessun palestinese. Un rendering patinato che poggia sulle macerie di un territorio dove il ministero della Sanità di Gaza registra oltre 73.000 morti a metà 2026, cifra che le Nazioni Unite giudicano per difetto.
Affinity Partners: la cassaforte del genero del presidente
Nel 2021, Kushner fonda Affinity Partners. I soldi arrivano copiosi dal Golfo, a lui ebreo ortodosso. Il fondo sovrano saudita PIF investe 2 miliardi di dollari. Il comitato tecnico della società finanziaria di Riyad aveva espresso parere negativo, definendo l'operazione insoddisfacente sotto ogni aspetto per via della mancanza di esperienza di Kushner nel settore. Ma il principe ereditario Mohammed bin Salman ha scavalcato i tecnici e imposto l'investimento.
Seguono un miliardo e mezzo da Abu Dhabi e dalla Qatar Investment Authority. Qatar e Paesi degli Accordi di Abramo, storicamente rivali, investono fianco a fianco nello stesso fondo. Le ultime stime parlano di 5,4 miliardi di asset in gestione. Kushner è l'unico proprietario di Affinity, il che gli permette di incassare direttamente decine di milioni di dollari l'anno solo in commissioni di gestione, indipendentemente dai profitti generati.
Il corto circuito: negozia la pace con chi gli riempie le tasche
Il New York Times documenta il corto circuito: mentre negozia con i governi del Golfo i termini della guerra e della pace, Kushner raccoglie miliardi di dollari dagli stessi governi per il suo fondo di investimento privato. Il paradosso si fa più acuto con la guerra contro l'Iran. Mentre Stati Uniti e Israele bombardano Teheran e uccidono decine di figure chiave del regime degli Ayatollah, a cominciare dalla Guida suprema Ali Khamenei, il Qatar, che si è assicurato un accesso privilegiato a Kushner investendo mezzo miliardo in Affinity Partners, resta l'unico ponte ancora aperto con la repubblica sciita, insieme al Pakistan.
Kushner è l'uomo di punta di Trump per la gestione del conflitto, ma il suo principale finanziatore è lo stesso mediatore che gestisce i canali segreti con il nemico. Alcuni senatori democratici chiedono un'indagine formale al Congresso: Kushner avrebbe agito come un agente straniero non registrato, orientando la politica estera americana mentre riceveva denaro da Riyad. Kushner risponde con quattro parole: nessun conflitto di interessi. E i dem sono in netta minoranza per qualsiasi indagine.
La lezione per il popolo: il potere si compra, la pace si vende
Questa storia ci insegna una verità amara: per la classe dominante, la geopolitica è solo un'estensione del business. La pace si vende al miglior offerente, le guerre si decidono nei salotti dei miliardari, e il sangue dei popoli è il prezzo da pagare per i loro profitti. Come diceva Gramsci, la crisi consiste proprio nel fatto che il vecchio muore e il nuovo non può nascere. Ma noi, popolo oppresso, abbiamo la storia dalla nostra parte. I partigiani di ieri, i lavoratori di oggi, le lotte di domani: la nostra unità è l'unica arma che i padroni non potranno mai comprare.
La rivoluzione verrà. E non sarà un affare immobiliare.
