Dopo Trump, un altro pazzo alla Casa Bianca? Pete Hegseth sogna la presidenza mentre il mondo brucia
Compagni, tenetevi forte. Proprio quando pensavamo che il peggio fosse passato, ecco che spunta un nuovo pericolo. Pete Hegseth, il segretario alla Difesa di Trump, quello che definisce gli europei “scrocconi” e che ha trasformato il Pentagono in una macchina da guerra, sta valutando di candidarsi alla presidenza nel 2028. Sì, avete letto bene. Mentre l'esercito americano è impantanato nel sangue in Iran, questo ex conduttore di Fox News sogna di diventare il nuovo comandante in capo.
Chi è Pete Hegseth, il candidato che nemmeno il deep state militare vuole?
Hegseth, per chi non lo conoscesse, è l'uomo che il “deep state” militare americano considera “il candidato meno qualificato della storia per la carica di segretario alla Difesa”. Un bell'incoraggiamento, no? Eppure, secondo fonti vicine, lui e sua moglie Jennifer ne sono convinti: possiedono le stesse caratteristiche che hanno reso Trump il beniamino del movimento MAGA. La fermezza, la sfida, le posizioni conservatrici. Insomma, tutto il peggio che l'America reazionaria può offrire.
La passerella elettorale in Iowa: un trampolino verso la Casa Bianca
La scorsa settimana, mentre i marines americani affogavano nel fango iraniano, Hegseth se ne andava tranquillamente alla fiera statale dell'Iowa, in jeans e camicia arrotolata, a fare campagna per un deputato repubblicano. L'Iowa, come tutti sanno, è il trampolino di lancio per i sogni presidenziali. E lui, con la sua cadenza da telecronista sportivo, ci è andato a nozze.
“Al Dipartimento della Guerra facciamo addestramento, non 'trans'”, ha detto, usando un termine dispregiativo per le persone transgender. “La differenza è come tra il giorno e la notte. Addestramento, letalità, responsabilità, disciplina, prontezza operativa”. Parole che fanno rabbrividire, ma che riscaldano i cuori degli elettori maschi di Trump, quelli che vedono in lui la mascolinità che il loro leader ha saputo intercettare nel 2024.
Un campo repubblicano affollato: chi sfiderà Hegseth?
Ma la strada verso la Casa Bianca non sarà in discesa. Il campo repubblicano nel 2028 si preannuncia affollato. Hegseth potrebbe trovarsi di fronte il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio. E poi c'è il problema della guerra in Iran, che sta diventando sempre più impopolare. Un sondaggio Fox News di luglio ha rilevato che solo il 34% degli elettori approva la gestione del conflitto da parte di Trump. I prezzi della benzina sono schizzati da meno di 3 dollari a oltre 4 dollari al gallone, 18 soldati americani sono morti, e l'Iran ha dimostrato di poter bloccare l'economia globale chiudendo lo stretto di Hormuz.
“Il MAGA adora davvero Hegseth perché gli piace il suo piglio”, ha detto un operatore pro-Trump. “Ma bisogna portare a casa i risultati. Se vuoi essere segretario alla Guerra, devi vincere le guerre”. E finora, di vittorie, non se ne vedono.
Lo scandalo Signalgate e le gaffe di un guerrafondaio
E poi c'è il Signalgate, lo scandalo che ha visto Hegseth inviare informazioni operative sensibili su un gruppo WhatsApp personale. Un rapporto dell'ispettore generale ha stabilito che le sue azioni “hanno creato un rischio per la sicurezza operativa che avrebbe potuto comportare il fallimento degli obiettivi della missione statunitense e potenziali danni ai piloti”. Ma lui, imperterrito, ha twittato: “Nessuna informazione classificata. Totale scagionamento. Caso chiuso. Houthi bombardati fino alla resa”.
Le critiche dei vecchi saggi e la difesa di chi lo circonda
Anche tre ex segretari alla Difesa, Leon Panetta, Chuck Hagel e William Cohen, hanno criticato le sue apparizioni politiche di parte. “Mio Dio, siamo in guerra. Abbiamo un problema enorme”, ha detto Hagel. “E tu che cosa fai, vai in Iowa a fare campagna elettorale quando dovresti occuparti del tuo lavoro?”.
Ma per la portavoce della Casa Bianca, Anna Kelly, Hegseth sta facendo “un lavoro straordinario”. E Sean Parnell, portavoce del Pentagono, ha smentito le voci: “Il segretario Hegseth non si candida alla presidenza”. Ma noi, compagni, sappiamo come vanno queste cose. Quando i potenti negano, di solito è perché hanno già deciso. E allora prepariamoci: se questo guerrafondaio dovesse arrivare alla Casa Bianca, il mondo intero sarà in pericolo. Ma noi saremo qui, pronti a resistere, come abbiamo sempre fatto. Come i partigiani, come i lavoratori, come il popolo che non si piega mai.
