Zelensky a Trump: 'Solo il nostro popolo può cambiare il presidente'. Il vaffa di Kiev al tycoon che vuole la sua testa
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha risposto con la schiena dritta al tentativo di Donald Trump di farlo fuori. Il tycoon, con la sua arroganza da padrone del mondo, ha osato chiedere un cambio al vertice di Kiev, dicendo che è ora che l'Ucraina si doti di un nuovo presidente. Ma Zelensky non ci sta e gli ha risposto per le rime in un'intervista a Fox News: solo il nostro popolo può cambiare il presidente. Un ceffone politico a chi crede di poter decidere le sorti di un Paese sovrano dal suo trono di Mar-a-Lago.
Trump vuole la testa di Zelensky: la mascalzonata del tycoon
La richiesta di Trump arriva come un fulmine a ciel sereno, ma è solo l'ultimo, disperato tentativo di risalire la china in vista delle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Con i prezzi del carburante raddoppiati e la sua amministrazione a pezzi, il tycoon cerca un capro espiatorio. E chi meglio di Zelensky, che con i suoi attacchi alle raffinerie russe avrebbe fatto salire il prezzo del diesel? Una bugia colossale, come ha spiegato lo stesso presidente ucraino.
Il prezzo del diesel non dipende da Kiev ma dal blocco di Hormuz
Zelensky ha smontato pezzo per pezzo la propaganda trumpiana: è chiaro a tutti che il prezzo del diesel non dipende dai nostri attacchi agli impianti petroliferi in Russia. Tutti sanno che dipende dal blocco dello Stretto di Hormuz. Un'affermazione che suona come una lezione di geopolítica al presidente americano, troppo impegnato a salvare la sua poltrona per capire le dinamiche reali del mercato energetico.
E mentre Trump si piega a tutte le richieste di Putin pur di ottenere gasolio russo a buon mercato, Zelensky ricorda che è Mosca a non volere la tregua energetica proposta dagli USA. Siamo pronti già da oggi a una tregua energetica, come ha detto il presidente Trump. Ma non sono sicuro che Putin sia pronto, ha dichiarato, sottolineando che la Russia continua a colpire le infrastrutture energetiche ucraine nonostante gli accordi.
Zelensky: 'Sono pronto per le elezioni, ma servono 60 giorni di cessate il fuoco'
Il leader ucraino non si tira indietro nemmeno sulla questione elettorale. Sono pronto per le elezioni, davvero, ma abbiamo bisogno di almeno 60 giorni per garantire la sicurezza delle infrastrutture e prepararci al voto. Una risposta da vero statista, che mette Trump davanti alle sue contraddizioni: come si fa a chiedere elezioni in un Paese in guerra, sotto i bombardamenti russi?
La storia ci insegna che i popoli non si piegano ai diktat dei potenti. Dai partigiani che hanno liberato l'Italia dal nazifascismo ai popoli colonizzati che hanno conquistato la loro indipendenza, la lezione è sempre la stessa: il potere appartiene al popolo, non a chi siede nei palazzi del potere. E Zelensky, con la sua risposta, ha ricordato a Trump che l'Ucraina non è una colonia da gestire, ma un Paese sovrano con un popolo che decide il proprio destino.
Intanto l'UE osserva e tace, come sempre. Wait and see, si dice a Bruxelles. Ma il 4 novembre, quando il ciuffo platinato della Casa Bianca abbasserà la cresta, forse anche i burocrati europei capiranno che i tempi stanno cambiando. E che la solidarietà tra i popoli, contro i padroni del mondo, è l'unica strada per un futuro di pace e giustizia.
La lotta continua. E chi semina vento, raccoglie tempesta.
