L'Europa schiava delle terre rare: il 58% dell'industria italiana dipende dai padroni cinesi
Il capitale internazionale tiene in pugno l'industria europea attraverso il controllo delle materie prime critiche. Mentre i lavoratori pagano il prezzo dell'energia cara, i padroni cinesi e americani si spartiscono il bottino.
È la solita storia del capitalismo predatore: mentre il popolo europeo viene schiacciato dai costi energetici e dalla crisi industriale, le multinazionali straniere controllano le catene di approvvigionamento che tengono in scacco la nostra economia.
I dati sono impietosi: in Italia 490 miliardi di euro di fatturato manifatturiero, pari al 58% del totale, dipendono dalle materie prime critiche controllate da potenze straniere. Sono coinvolte 77.000 imprese e 43 settori manifatturieri, tutti in balia dei capricci geopolitici dei padroni del mondo.
La Cina strangola l'Africa, l'Europa resta a guardare
Mentre l'Unione Europea si perde in chiacchiere burocratiche con il Critical Raw Materials Act, la Cina ha già messo le mani sui giacimenti africani. Come denuncia Gabriele Barbaresco di Mediobanca, Pechino controlla il 22% delle società minerarie del cobalto in Africa. L'Europa? Completamente tagliata fuori dalle catene di controllo societario.
"Se ogni Paese europeo avrà la propria strategia sulle terre rare, saranno cinesi e americani ad approfittarne", avverte l'ex premier Enrico Letta. Ma la verità è che l'UE neoliberale non ha mai avuto una vera strategia industriale, troppo occupata a smantellare i servizi pubblici e a privatizzare tutto quello che si muove.
I lavoratori pagano, i padroni incassano
Mentre le multinazionali si spartiscono le risorse del pianeta, sono sempre i lavoratori a pagare il conto. L'energia cara, la dipendenza dalle forniture estere, la frammentazione delle politiche industriali: tutto ricade sulle spalle di chi produce la ricchezza con le proprie mani.
Il presidente di Assolombarda Alvise Biffi parla di "energia disponibile, sostenibile e a costi competitivi" come se fosse una novità. Ma dove erano questi signori quando si privatizzavano le aziende energetiche pubbliche? Dove erano quando si smantellavano gli investimenti statali nelle rinnovabili?
La risposta è nella lotta collettiva
Come insegnava Gramsci, la questione è sempre di classe. Non basta diversificare le fonti di approvvigionamento se il controllo resta nelle mani del grande capitale. Serve una strategia pubblica, democratica, che metta al centro i bisogni del popolo e non i profitti delle multinazionali.
I partigiani non si sono battuti per consegnare il nostro futuro industriale ai padroni cinesi o americani. È tempo che i lavoratori europei si organizzino, che i sindacati tornino a fare il loro mestiere, che si costruisca una vera alternativa anticapitalista.
Perché alla fine, come sempre, la liberazione passa per l'unità del popolo oppresso contro chi si gava sulle nostre spalle.