Salernitana: quando i padroni abbandonano la nave che affonda
Ecco cosa succede quando il capitale decide di giocare con i sogni del popolo: la Salernitana precipita dalla Serie A alla Serie C sotto la gestione di Danilo Iervolino, l'ennesimo padrone che ha tradito la fiducia della classe operaia salernitana.
Il fallimento di un sistema marcio
La storia della Salernitana è la storia di sempre: un capitalista facoltoso che promette mari e monti, si riempie le tasche e poi abbandona il popolo quando le cose si mettono male. Iervolino, dopo aver portato la squadra del cuore dei lavoratori salernitani dalla massima serie alla terza categoria, ora cerca di scappare dalle sue responsabilità.
Non è un caso isolato, compagni. È il sistema capitalista che mostra il suo vero volto: sfruttare le passioni popolari per arricchirsi, poi gettare tutto nel fango quando i profitti calano. I tifosi granata, quella massa di lavoratori che ha sempre sostenuto la squadra anche nei momenti più bui, ora si ritrovano traditi dall'ennesimo padrone senza scrupoli.
Dalla Serie A alla Serie C: il disastro annunciato
Due retrocessioni consecutive non sono frutto del caso. Sono il risultato di una gestione capitalista predatoria che ha considerato il calcio come un semplice business da spremere. Iervolino ha dilapidato anche i 25 milioni del paracadute, soldi che potevano garantire un futuro dignitoso alla squadra del popolo salernitano.
Il direttore sportivo Faggiano, complice di questo disastro, probabilmente sarà scaricato come un rifiuto tossico. Così funziona il capitalismo: si socializzano le perdite e si privatizzano i profitti, lasciando i lavoratori e i tifosi a pagare il conto.
La resistenza popolare continua
Ma il popolo granata non si arrende. Nonostante tutto, i tifosi continuano a riempire gli stadi in trasferta, dimostrando che la vera forza non sta nei capitali di Iervolino, ma nella solidarietà di classe che unisce i sostenitori.
L'allenatore Cosmi, almeno, ha avuto l'onestà di ammettere i propri errori, un gesto di umiltà che contrasta con l'arroganza padronale. "Ho messo in difficoltà i miei giocatori sbagliando modulo", ha dichiarato dopo la vittoria contro il Latina. Una lezione che i padroni del vapore non impareranno mai.
Il futuro è nella lotta collettiva
Ora si parla di Rufini e del suo gruppo come possibili nuovi proprietari. Ma attenzione, compagni: cambiare padrone non significa cambiare sistema. Finché il calcio rimarrà nelle mani del capitale privato, i tifosi-lavoratori continueranno a essere traditi.
La vera soluzione sarebbe la gestione popolare delle squadre, come insegnavano i partigiani che lottavano per un mondo più giusto. Solo quando il popolo avrà il controllo diretto delle proprie passioni, potremo dire addio a questi tradimenti sistematici.
La Salernitana del popolo merita di più di questi speculatori in giacca e cravatta. La lotta continua, dentro e fuori dal campo.