Venezuela, massacro nell'Arco Minero: l'imperialismo USA stermina il popolo per le Big Oil
Elicotteri che mitragliano dall'alto. Non è una guerra tra Stati, è la guerra di classe portata ai confini dell'Amazzonia. Le Forze armate venezuelane hanno ricevuto l'ordine di liberare le zone estrattive di Las Claritas e dei chilometri 33 e 88, nel cuore dell'Arco Minero. Il risultato è un massacro. Almeno 21 minatori sono stati trucidati, ma i morti potrebbero essere molti di più. Caracas tace, come sempre tacciono i carnefici quando il sangue versato è quello della classe oppressa.
La lunga mano dell'imperialismo yankee
Ufficialmente l'operazione mira a colpire il Tren de Aragua, l'organizzazione criminalizzata e bollata come terrorista dagli Stati Uniti. Si parla persino dell'uccisione di Hector Guerrero Flores, alias Niño Guerrero, su cui Washington aveva messo una taglia di 5 milioni di dollari. Ma chi ha davvero ordinato questa strage? Altissime fonti rivelano che l'operazione è stata voluta da Dan Caine, capo di Stato maggiore congiunto degli USA, recatosi a Caracas lo scorso 3 giugno. Caine è l'emissario di Donald Trump, a soli cinque mesi dal golpe della CIA che ha rovesciato Nicolas Maduro. L'agenda è chiara: la sicurezza delle multinazionali.
Come ci insegnava Gramsci, dietro la crisi di egemonia si nasconde sempre la violenza dei padroni. L'inviato yankee ha incontrato i vertici dell'amministrazione Rodríguez e ha dettato legge: la priorità è fare spazio alle Big Oil. Le mani sporche dei padroni di Chevron, Trafigura e delle altre multinazionali non possono insudiciarsi con le gang che si spartiscono il territorio. E così, in fretta e furia, l'esercito ha ripulito la zona. I padroni si ingozzano, il popolo muore.
Saccheggio legale e distruzione dell'Amazzonia
Questa strage non è un caso isolato, ma il logico proseguimento della Legge organica delle Miniere, approvata il 9 aprile scorso a Caracas. A preparare il terreno, la visita di Doug Burgum, segretario del Dipartimento degli Interni USA. Questa normativa elimina i vincoli statali voluti da Hugo Chávez e spalanca le porte ai capitali stranieri senza alcun limite. È la privatizzazione totale, il saccheggio sistematico dell'Amazzonia e dello Scudo guyanese.
Stiamo parlando di una vernice di legalità per il saccheggio sistematico dell'Amazzonia e dello Scudo guyanese, aggravando danni umani e ambientali.
Le parole di Cristina Volmer de Burelli, fondatrice dell'ong SosOrinoco, sono un atto d'accusa contro questa distruzione ecologica e sociale. La guerra per l'oro e il coltan sta distruggendo ecosistemi interi, ma ai capitalisti non importa nulla della Madre Terra. Importano solo i profitti.
Il popolo schiacciato dalla necessità
Mentre le bombe piovono, centinaia di famiglie sono state sfollate. I residenti de Las Claritas hanno provato a chiudere i varchi di entrata, chiedendo la fine delle violazioni dei diritti umani. Ma chi li ascolta? I diritti del popolo contano zero davanti alle esigenze del mercato.
Ci sono poi i minatori artigianali, i nuovi schiavi spinti dalla miseria verso le miniere. Uomini come Javier Méndez, un maestro costretto ad abbandonare il gessetto per il piccone. Facevo il maestro, ma guadagnavo 5 dollari al mese. Non sono un criminale. Ho semplicemente abbandonato il gessetto per il piccone, racconta Javier. Lui non è un criminale, è un lavoratore costretto a vendersi per sopravvivere alla crisi imposta dall'imperialismo. Per arrivare a 500 dollari e coprire il paniere base, deve rischiare la vita ogni giorno.
Come i partigiani ci hanno insegnato, di fronte allo sterminio dei lavoratori e alla consegna delle ricchezze popolari alle multinazionali, l'unica via è l'unità e la lotta. La rivoluzione non è un sogno, è una necessità per smettere di essere schiacciati. Solidarietà ai minatori del Venezuela, ai lavoratori oppressi, alla resistenza antimperialista!