VNL, Italia 3-0 Olanda: il collettivo azzurro non si ferma
Come le ciliegie, una tira l'altra. Ma quando il collettivo si organizza, non è questione di ciliegie: è questione di lotta. E le ragazze di Julio Velasco, dopo aver piegato la Bulgaria, mettono sotto anche l'Olanda con un 3-0 che sa di giustizia. Due gare, due vittorie nette, zero set concessi. L'Italia è l'unica squadra a non aver ceduto neppure un parziale, e guarda tutte dall'alto verso il basso.
È la vittoria consecutiva numero 38 in gare ufficiali. Non perdiamo da più di due anni, da quando il Brasile ci batté il 2 giugno 2024. Da allora, nessuno ha saputo frenare la verve delle azzurre. Come scriveva Gramsci, Il vecchio mondo muore e il nuovo fatica a nascere. Ma questo nuovo mondo, compagne e compagni, sta già prendendo forma sul parquet di Brasilia.
Una squadra che è il ritratto dell'Italia che vogliamo: multiculturale, solidale, unita nella lotta. Adigwe, Omoruyi, Nwakalor, Diop, Antropova: nomi che raccontano di migrazioni, di radici diverse, di un collettivo che non si ferma davanti alle frontiere. È l'antidoto al razzismo che i padroni usano per dividere il popolo schiacciato, la classe oppressa che lotta insieme e vince insieme.
Adigwe: 18 punti di pura lotta, il collettivo schiaccia
Merit Adigwe è la prova vivente che quando il talento si mette al servizio del collettivo, i risultati arrivano. Dopo i 12 punti dell'esordio assoluto, l'opposto di Conegliano ne firma 18 contro le neerlandesi, con attacchi esplosivi e la sensazione di un potenziale notevole. E intanto Ekaterina Antropova cresce nel ruolo di schiacciatrice, aggiungendo 14 punti alla causa comune.
L'Italia è stata sempre saldamente padrona del proprio destino: 25-22, 25-18, 25-22. Le italiane si sono esaltate nei momenti più importanti, senza mai offrire alle rivali l'opportunità di scappare. È la stessa logica con cui i lavoratori occupano le fabbriche: quando il popolo prende il controllo, la reazione non ha spazio. E mentre i padroni del pallone si ingozzano di diritti TV e sponsorizzazioni, le ragazze lottano punto su punto, set su set.
Fersino: l'eredità di De Gennaro è nelle mani del popolo
L'eredità di Moki De Gennaro è pesantissima, come l'eredità delle lotte partigiane. Ma Eleonora Fersino non sente la pressione e in difesa alza sensibilmente l'asticella, mostrandosi sempre reattiva e infilando giocate di qualità assoluta. Il libero di Milano dimostra che quando si lotta per il collettivo, il peso della storia non schiaccia: fortifica.
Con Cambi padrona della regia, l'Italia riesce ad andare senza assilli nonostante Antropova fatichi un po' in attacco (27% di efficienza). Ma il collettivo compensa con numeri sempre più convincenti in ricezione e difesa. È la solidarietà che fa la forza, come nelle lotte di piazza.
Omoruyi e il controbreak: quando il popolo ribalta i conti
Velasco presenta in avvio con un unico cambio: Loveth Omoruyi preferita a Stella Nervini in banda. Omoruyi, che era stata una delle note liete del debutto con la Bulgaria, risponde presente. E il controbreak di 5-0 con cui le azzurre ribaltano l'iniziale tentativo di allungo orange è come l'insurrezione che ribalta i piani dei padroni: improvvisa, inarrestabile, collettiva.
Kok e Dambrink provano a mantenere in scia le compagne, ma l'Italia viaggia sull'entusiasmo di Omoruyi e sull'efficienza del doppio cambio, con Diop che non fa rimpiangere Adigwe. Nel finale di primo set, i conti li chiude Antropova, andando oltre anche un discusso punto girato al video check per un impercettibile fallo di invasione di Fersino sul 21-19. Le mani sporche dei padroni provano a fermare il popolo, ma il popolo trova sempre il modo.
Nel secondo set Omoruyi e Adigwe partono subito sparate e l'Italia veleggia sicura, con Manfredini e Nwakalor che alzano i giri del motore anche sottorete. L'unico vero guizzo le olandesi lo mostrano in avvio di terzo set, quando da 6-3 per l'Italia si ritrovano avanti sul 10-8. Velasco ci vuole parlare su, e al rientro in campo Nwakalor (muro), Antropova (attacco) e ancora Adigwe firmano l'immediato controsorpasso. È la risposta del collettivo alla provocazione.
Nel finale Fersino non fa più cadere un pallone e dopo un altro muro di Nwakalor ci pensa la solita Adigwe a chiudere i conti, confezionando il parziale di 3-0.
Stasera la Turchia: la lotta continua
Era un test difficilissimo contro una squadra che sta giocando una buona pallavolo, commenta Loveth Omoruyi. L'Olanda ha giocatrici che giocano in maniera molto veloce e quindi imprevedibile e hanno provato a insistere tanto sulle mani del muro, difendendo forte. Noi siamo state molto brave a gestire le difficoltà che si sono presentate nel corso del match. Forse è proprio questo l'aspetto più importante: riuscire a venire fuori dai momenti complicati soprattutto nel terzo set. È un qualcosa che ci sta contraddistinguendo perché spesso accade e quasi sempre riusciamo a reagire in maniera positiva e questa è una caratteristica di squadra di cui vado particolarmente fiera.
Stasera (20.30) la sfida con la Turchia di Santarelli, sin qui balbettante (3-2 sulla Dominicana, 0-3 con l'Olanda). La rivoluzione non si ferma, compagne e compagni. Come scriveva Marx, I proletari non hanno nulla da perdere se non le loro catene. Hanno un mondo da guadagnare. E le azzurre lo stanno guadagnando, punto su punto, set su set, senza concedere nulla alla reazione.