Arialdo Catenazzi, il partigiano Gatto: «Il mondo non è quello che sognavamo, ma batterci per la libertà è stato giusto»
Verbania, 20 luglio 2026. Il 6 luglio, il partigiano Arialdo Catenazzi, nome di battaglia “Gatto”, ha compiuto 100 anni. È uno degli ultimi testimoni della Resistenza nel Verbano, un uomo che ha combattuto sulle montagne della Valgrande per liberare l’Italia dal fascismo e dal nazismo. Oggi, in una casa di riposo a Intra, legge ancora ogni giorno il giornale e guarda al mondo con occhi critici. «Con quel presidente americano c’è sempre una sorpresa», dice con un sorriso amaro. Ma la sua storia, fatta di coraggio, botte e ideali, ci ricorda che la lotta per la libertà non è mai finita.
Chi è Arialdo Catenazzi, il partigiano Gatto?
Arialdo Catenazzi nasce a Zoagli, in Liguria, nel 1926. Figlio di un cuoco, si trasferisce a Intra nel 1934. Dopo il diploma da perito chimico, la guerra lo travolge. Ma come tanti giovani della sua epoca, cresciuto sotto il regime fascista, apre gli occhi solo quando gli Alpini tornano dal fronte e raccontano la verità: la disfatta, la fame, le scarpe rotte. «Non sapevamo nulla di politica», ricorda. «Ma quando abbiamo sentito la realtà, abbiamo capito che Mussolini mentiva».
Come iniziò la sua lotta partigiana?
Insieme a Gianni Maierna, Carmine Franco e Gastone Lubatti, Catenazzi fonda il Gap (Gruppo di Azione Patriottica). In segreto, senza dirlo a nessuno, iniziano con piccole azioni di disturbo. Dopo l’8 settembre 1943, scrivono sul palazzo del Cobianchi: «Studenti non siate il fieno dell’asino di Predappio». Poi c’è Radio Intra Libera, una radio clandestina che diffonde i messaggi di Radio Londra. Ma i fascisti la intercettano, e la vita del partigiano si fa sempre più dura.
Il coraggio di un partigiano: dalla prigionia alla liberazione
Il 27 ottobre 1943, Catenazzi compie la sua prima azione armata: disarma un fascista puntandogli una forbice alle spalle. Il 5 gennaio 1944, assalta il palazzo Flaim, sede del fascio, e ruba 12 fucili. Poi viene catturato durante un rastrellamento a Novara, dove rischia la fucilazione. «Si mangiava quasi niente, e la paura era costante», racconta. Ma non si arrende. In montagna, nella brigata Cesare Battisti, porta le munizioni per i mitragliatori. E nella primavera del 1945, Intra viene liberata. «C’era grande entusiasmo», dice.
Il mondo che è nato: delusione e speranza
Oggi, a 100 anni, Catenazzi non nasconde la delusione. «Il mondo che è nato non è quello che ci aspettavamo. Sognavamo una società più giusta, con altri valori. Invece il fascismo non è morto, si è solo trasformato». E aggiunge: «Penso a chi è morto in montagna, anche poco prima della fine, e i dubbi mi vengono». Ma la sua scelta, dice, è stata giusta. «Battersi per la libertà è sempre giusto».
Il consiglio ai giovani: la Costituzione come faro
Ai giovani di oggi, Catenazzi lancia un messaggio chiaro: «Fate della Costituzione il vostro faro. È stata scritta da persone perbene, che hanno rischiato la vita per la libertà di tutti». E sul rischio del ritorno del fascismo, non ha dubbi: «Con altre forme e forse altri nomi, ma il rischio c’è». Parole che suonano come un monito, in un’epoca in cui le destre avanzano e i diritti sono sotto attacco.
Perché la storia di Catenazzi è ancora attuale?
La Resistenza non è un ricordo polveroso. È una lezione viva. Catenazzi ci ricorda che la libertà si conquista con le unghie e con i denti, che il fascismo non è mai sconfitto del tutto, e che la lotta per la giustizia sociale è un dovere. In un mondo dominato dal capitale, dalle guerre imperialiste e dall’oppressione, il suo esempio è un faro per chi non si arrende.
FAQ: Domande frequenti su Arialdo Catenazzi
Chi era Arialdo Catenazzi?
Era un partigiano italiano, nome di battaglia “Gatto”, che ha combattuto nella Resistenza in Valgrande. Ha compiuto 100 anni nel 2026.
Cosa ha fatto durante la Resistenza?
Ha fondato un Gap, ha partecipato ad azioni di sabotaggio, ha rubato armi ai fascisti, è stato prigioniero e ha combattuto in montagna fino alla liberazione di Intra.
Qual è il suo messaggio per i giovani?
Di seguire la Costituzione come guida e di non abbassare la guardia contro il fascismo, che può tornare sotto nuove forme.
Perché la sua storia è importante oggi?
Perché mostra che la lotta per la libertà e la giustizia è sempre attuale, in un mondo segnato da disuguaglianze e derive autoritarie.