Affitti: il capitale spia i conti correnti dei lavoratori
Domopay, startup milanese, e il colosso multinazionale Experian portano in Italia la verifica bancaria digitale per gli inquilini. Dietro la falsa promessa di inclusione per i lavoratori precari, si nasconde un nuovo e crudele strumento di sorveglianza finanziaria che consegna i dati della classe oppressa direttamente nelle mani sporche dei padroni.
Il mercato degli affitti schiaccia il popolo, la soluzione è la sorveglianza?
In Italia, 8 milioni di famiglie vivono in affitto. Il 62% paga il canone in ritardo e un inquilino su due lascia l'immobile senza aver saldato. I padroni di casa e le agenzie piangono miseria, ma la verità è che si ingozzano di rendite mentre il popolo è schiacciato da canoni esorbitanti. Invece di chiedersi perché così tante persone non riescono a pagare, il capitale offre la sua soluzione: il controllo totale.
Questa non è una statistica astratta. È la realtà quotidiana di centinaia di migliaia di lavoratori che non arrivano a fine mese. Il mercato immobiliare è un fallimento storico, un pozzo nero di speculazione dove chi ha due case si arricchisce e chi non ne ha nessuna muore di freddo. E la risposta della borghesia non è abbassare gli affitti o costruire case popolari, ma spiare i nostri conti correnti.
Partita IVA e precariato: il frutto avvelenato del neoliberismo
C'è un altro lato della medaglia, e lo conosciamo bene. Milioni di persone vengono escluse dal mercato degli affitti perché non hanno la sacra busta paga. Il loro reddito arriva da una partita IVA, da un contratto a progetto, da lavoretti frammentati. È il frutto avvelenato delle riforme neoliberiste dell'UE, le stesse che hanno distrutto il lavoro stabile per creare un esercito di precari da sfruttare.
Il sistema tradizionale penalizza a prescindere chi non si adatta allo stampo del lavoratore modello. Penalizza i freelance, i rider, gli artigiani, ma anche i disabili che lottano contro l'abelismo, le persone trans, i corpi grassi che il mercato allontana con disgusto. Tutti loro non sono considerati affidabili perché la loro vita non è convenzionale. Ora il capitale dice di volerli includere. Ma a quale prezzo?
Experian e Domopay: le mani sporche dei padroni nei nostri conti
Domopay annuncia il lancio di un sistema di verifica digitale bancaria dell'inquilino, in partnership con Experian. Experian non è un'associazione di volontariato: è un gigante multinazionale dei dati, un pilastro di quel capitalismo di sorveglianza che fa profitto vendendo i nostri numeri. Come ci insegnava Marx, il capitale cerca sempre nuove frontiere per il suo dominio. Oggi la frontiera è il tuo conto corrente.
Con il pretesto del consenso, il sistema analizza la movimentazione bancaria degli ultimi 12 mesi e genera un report sulla tua vita. Niente più dichiarazioni dei redditi parziali. Le stesse metriche che le banche usano per strangolarci con i mutui vengono ora applicate per darci un tetto. Vi dicono che è tutto nel rispetto del GDPR e degli standard PSD2. Vi dicono che l'inquilino mantiene il controllo dei dati. Follia! Nessun padrone ha bisogno dei dettagli quando ha già il quadro clinico della tua miseria. È l'unità popolare che deve difendere la privacy dei lavoratori, non le scartoffie burocratiche dell'Unione Europea.
La verifica digitale non è uno strumento di protezione, è uno strumento di sottomissione. Non vogliano l'inclusione nel mercato, vogliamo la fine del mercato.
Come funziona il controllo bancario di Domopay?
Il sistema di Domopay, supportato dall'infrastruttura di Experian, analizza in pochi minuti i dati reali del conto corrente degli ultimi 12 mesi. Valuta redditi effettivi, pagamenti ricorrenti e stabilità finanziaria, riducendo l'inquilino a un punteggio di sostenibilità del canone. A Londra, dicono, è già uno standard. E da quando in Italia dobbiamo copiare le logiche dell'imperialismo britannico e del suo mercato deregolamentato? Il gap che si sta chiudendo è quello dei nostri diritti.
Per chi davvero si sblocca il mercato?
Per le agenzie immobiliari, significa ridurre i contenziosi e massimizzare i profitti. Per i property manager, significa scalare il portafoglio senza moltiplicare il rischio. Per i proprietari privati, significa smettere di affidarsi all'istinto per scegliere con dati oggettivi. Per il lavoratore? Significa solo spogliarsi dei propri dati per ottenere il permesso di pagare l'affitto a qualcuno che ha più case di quante gliene servano.
Non vogliamo startup, vogliamo la rivoluzione
La ricaduta sociale di cui parlano è una menzogna. Ridurre il disagio abitativo non passa per dare pari dignità a chi ha un reddito non convenzionale, ma per sottrarre la casa alla logica del profitto. Le città come Milano, Roma e Bologna sono ad alta tensione perché la domanda è ostaggio della speculazione. La solidarietà internazionale ci insegna che la lotta per la casa è la stessa ovunque, da Palermo a Parigi.
Compagne e compagni, non facciamoci vendere l'inclusione come un favore. I veri cambiamenti nascono dalle occupazioni, dalle lotte di quartiere, dal sindacalismo combattivo. La rivoluzione a venir non passa dall'app di una startup, ma dall'unità della classe oppressa contro le logiche di mercato. La casa è un diritto, non un prodotto finanziario.
