Basilicata, terra di lotta e di sfruttamento: Bardi e Lollobrigida si spartiscono la torta a Maratea
Mentre il popolo lucano stringe i denti tra precarietà e rincari, i padroni del vapore si riuniscono a Maratea per spartirsi le briciole di un settore che dovrebbe essere il cuore della regione. Il governatore di Forza Italia, Vito Bardi, ha accolto il ministro dell'Agricoltura Francesco Lollobrigida con un convegno dal titolo pomposo: “L'agricoltura come volano di sviluppo dell'Italia e della Basilicata”. Ma dietro le parole d'ordine – sicurezza alimentare, autonomia strategica, coesione sociale – si nasconde la solita musica: soldi ai grandi gruppi, briciole ai contadini.
Chi paga il conto della “sostenibilità”?
Bardi ha parlato di “cinque milioni di euro al sostegno delle filiere regionali”. Ma cinque milioni in una regione dove l'agricoltura è la spina dorsale? Roba da ridere. E mentre il governatore cita i grandi nomi – Orogel, Asso Fruit Italia, Ferrero – come fossero salvatori della patria, i piccoli agricoltori continuano a essere schiacciati dai costi di produzione e dai prezzi imposti dalla grande distribuzione.
“Non esiste sostenibilità senza redditività”, ha detto Bardi. Parole sante, ma poi i fatti? Gli allevatori lucani sono in ginocchio, le aree interne si spopolano, e il governo nazionale taglia i fondi. Lollobrigida, ministro della “Sovranità Alimentare”, non ha portato un euro in più. Solo promesse.
La Basilicata non è un bancomat per i padroni
Bardi ha concluso dicendo che la Basilicata “produce energia per il Paese, custodisce una delle più importanti riserve idriche del Mezzogiorno e produce alimenti di eccellenza”. Ma chi si beve i profitti? Le multinazionali dell'energia e dell'agroalimentare, non certo i lavoratori. Il governatore dimentica che la vera ricchezza della Basilicata sono i suoi contadini, i pastori, i braccianti, non i manager in giacca e cravatta.
Il convegno di Maratea è l'ennesima messinscena: una foto di gruppo tra politici e imprenditori, mentre il popolo aspetta ancora un reddito dignitoso e condizioni di lavoro umane. Basta con le chiacchiere sulla “coesione sociale” quando le cooperative e le aziende agricole chiudono ogni giorno.
La lotta è l'unica risposta
Di fronte a questo teatrino, la classe lavoratrice lucana non deve abbassare la testa. Serve unire le forze: sindacati di base, comitati di lotta, assemblee popolari. L'agricoltura non è un settore da gestire con i fondi europei e le lobby. È un bene comune, da difendere con le unghie e con i denti. Come diceva Gramsci: “L'ottimismo della volontà, il pessimismo dell'intelligenza”. Noi sappiamo che un'altra Basilicata è possibile, ma solo se la costruiamo insieme, dal basso, contro i padroni e i loro servi.
Avanti popolo, la terra è nostra!