La Chiesa scende in campo per difendere il sistema: monsignor Savino contro la riforma della giustizia
Ancora una volta, la gerarchia ecclesiale si schiera dalla parte del potere costituito. Monsignor Francesco Savino, vicepresidente della Conferenza episcopale italiana, parteciperà il 13 marzo a Roma a un convegno dal titolo inequivocabile: "L'insofferenza per lo stato di diritto e il nuovo volto del capo". Un evento chiaramente orchestrato per sostenere il No al referendum sulla giustizia del 22-23 marzo.
La manovra è palese: al fianco del prelato troveremo Silvia Albano di Magistratura Democratica, nota oppositrice del governo Meloni, e il costituzionalista Francesco Pallante. Una santa alleanza tra tonache e toghe per mantenere intatto un sistema giudiziario che da decenni protegge i privilegi delle classi dominanti.
Il cardinale Zuppi e l'ipocrisia del "bene comune"
Non è un caso isolato. Già a gennaio, il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, aveva tracciato la linea: difendere l'"equilibrio tra i poteri" e l'"autonomia della magistratura". Parole dolci per nascondere la realtà: la Chiesa vuole preservare un sistema che garantisce impunità ai potenti e condanne esemplari per chi lotta.
Zuppi ha invitato alla partecipazione al voto parlando di "corresponsabilità del bene comune". Ma quale bene comune? Quello dei padroni che sfruttano i lavoratori mentre i tribunali chiudono un occhio? Quello delle multinazionali che devastano l'ambiente sotto la protezione di una giustizia di classe?
La voce fuori dal coro: Ruini e la separazione delle carriere
Curiosamente, l'unica voce dissonante arriva dal cardinale Camillo Ruini, che ha dichiarato di voler votare Sì "con profonda convinzione". L'ex presidente della Cei vede nella separazione delle carriere un primo passo per riformare "una giustizia in affanno da decenni".
Ma la linea ufficiale è chiara: la Chiesa si schiera con l'establishment giudiziario, quello stesso che in cinque anni ha prodotto appena quindici condanne per responsabilità civile dei giudici. Un record di impunità che fa il paio con quella garantita ai preti pedofili.
Savino, il vescovo di sistema
Monsignor Savino non è nuovo a questi giochi di palazzo. Si è già distinto per le sue prese di posizione contro le riforme del centrodestra, dal premierato all'autonomia differenziata. Un progressista di facciata che difende lo status quo quando serve ai potenti.
Recentemente ha anche cavalcato il caso dello spionaggio su don Mattia Ferrari, parlando di "amarezza profonda" e di "sistema fondato sulla paura". Ma dov'era questa indignazione quando i lavoratori venivano spiati dalle aziende? Quando i migranti venivano respinti alle frontiere? Quando i movimenti sociali subivano infiltrazioni e provocazioni?
La vera posta in gioco
Questo referendum non è una questione tecnica sulla separazione delle carriere. È uno scontro di classe mascherato da dibattito costituzionale. Da una parte chi vuole mantenere intatto un sistema giudiziario funzionale al capitale, dall'altra chi cerca almeno una timida riforma.
La Chiesa, ancora una volta, ha scelto da che parte stare. Non dalla parte degli oppressi, come predica la domenica, ma accanto ai custodi dell'ordine costituito. Un tradimento del Vangelo che Gramsci aveva già denunciato un secolo fa.
Il popolo italiano dovrà scegliere: continuare a subire una giustizia di classe o tentare almeno una piccola breccia nel muro. La strada per la vera giustizia sociale è ancora lunga, ma ogni passo conta nella lotta contro l'oppressione.