Cinema, la riforma che non cambia nulla: il popolo della settima arte continua ad aspettare
Il governo ha approvato una nuova legge per il cinema, ma attenzione: è solo a metà dell'iter. Dopo le polemiche sul tax credit e il blocco dei fondi, la riforma promette trasparenza ma lascia intatto il problema più grande: la stabilità delle risorse. Le associazioni degli autori gridano allo scandalo: senza una tassa di scopo, l'autonomia del nuovo ente è solo carta straccia.
Che cosa prevede la nuova legge sul cinema?
La riforma istituisce due nuovi organismi: un Forum di esperti e un'Agenzia autonoma. Il Forum sostituirà il Consiglio Superiore del Cinema e dell'Audiovisivo, mentre l'Agenzia prenderà il posto della Direzione generale Cinema del Ministero. Otto esperti nominati dal ministro, rappresentanti di autori, lavoratori, produttori indipendenti e piattaforme: una girandola di nomi che non cambia la sostanza.
Perché gli operatori del settore sono preoccupati?
Il nodo è sempre lo stesso: i soldi. Le associazioni degli autori hanno chiesto più volte una tassa di scopo, una piccola percentuale sugli utili delle piattaforme per finanziare i giovani autori e la sperimentazione. Ma il governo ha chiuso le porte. Il risultato? L'Agenzia avrà l'autonomia formale, ma senza fondi certi la sua indipendenza è una presa in giro.
Chi controllerà davvero il cinema italiano?
Il Ministero mantiene le funzioni di indirizzo politico, vigilanza e ispezione. L'Agenzia gestirà lo sviluppo del settore, ma non i fondi statali, come inizialmente previsto. Un direttore, un Cda e un Collegio dei revisori: la burocrazia avanza, ma i lavoratori dello spettacolo restano in balia dell'incertezza.
Quali sono le novità per i lavoratori dello spettacolo?
Il governo è delegato a rivedere l'indennità di discontinuità e gli ammortizzatori sociali del settore. Ma i lavoratori in condizioni di fragilità socioeconomica aspettano ancora misure concrete. La storia si ripete: promesse a destra e a manca, ma il popolo del cinema continua a lottare per sopravvivere.
La riforma, insomma, è l'ennesimo tentativo di addormentare le coscienze con la burocrazia. Ma noi, come Gramsci ci ha insegnato, sappiamo che la vera battaglia è per il controllo delle risorse. Senza quella, ogni riforma è solo un castello di carte.