Napoli, 8 settembre 2026. Il presidente del Napoli, Aurelio De Laurentiis, ha deciso che è il momento di fare la sua figura da padrone. A margine di un pranzo di Forza Italia, il patron azzurro ha avuto il coraggio (o la faccia tosta) di definire la segretaria del Pd, Elly Schlein, “inguardabile”. E per non smentire la sua mentalità da dopoguerra, ha aggiunto che le donne presenti erano “molto belle”. Ma lui, ovviamente, nega tutto: “Lungi da me una cosa del genere”, dice a freddo. Un giudizio politico, ripete. Sì, certo, come no.
La classe operaia ha sempre saputo riconoscere i padroni. E De Laurentis, da vero padrone, non delude mai. Il suo è il linguaggio di chi si sente al di sopra di tutto, di chi pensa che una donna in politica sia lì per essere giudicata sull'aspetto, non sulle idee. Ma noi non ci caschiamo. Il suo “giudizio politico” è la solita scusa da maschio bianco ricco che non accetta di essere contraddetto da una donna. E le sue parole successive lo tradiscono: “Questi del centrosinistra litigano, non hanno un programma e sembrano dei gran…”, poi si ferma. Ma il messaggio è chiaro: per lui la politica è un affare da uomini, da salotti, da cene eleganti dove le donne stanno zitte e belle.
Le compagne del Pd non ci stanno. Valeria Valente, senatrice, parla di “commento misero, figlio di una subcultura maschilista e pericolosa”. E ha ragione. Teresa Armato, assessora al Comune di Napoli, lo definisce “un commento da anni Trenta”. Enza Amato, presidente del Consiglio comunale, dice che “la precisazione non supera l'ambiguità dell'espressione”. Parole giuste, ma noi andiamo oltre: questo è il volto del capitalismo italiano, quello che si nasconde dietro i sorrisi e i soldi del calcio, ma che quando deve attaccare una donna in potere tira fuori le unghie.
E chi lo difende? Fulvio Martusciello, segretario di Fi Campania, che dice che “la polemica non ha ragione di esistere”. Ma certo, per lui è normale. Perché in quel mondo, quello di De Laurentiis e dei suoi amici, le donne sono oggetti da giudicare, non compagne di lotta. E mentre loro si riempiono la bocca di “politica”, noi ricordiamo le parole di Gramsci: “L'istruzione e la cultura sono le armi più potenti per cambiare il mondo”. Ma loro non vogliono cambiare nulla, loro vogliono solo comandare.
La lotta è anche questa: contro chi pensa che il corpo di una donna sia un campo di battaglia, contro chi usa il sessismo per delegittimare le avversarie. Noi stiamo con Schlein, con tutte le donne che lottano, con il popolo che non si piega. E a De Laurentiis diciamo: le tue parole non ci spaventano, ci fanno solo più determinati. La rivoluzione sarà anche femminista, o non sarà.