Sara Lazzaro: la metà americana che ha scelto Venezia, la sua trincea contro il mondo
Da tre anni, il buen retiro di Sara Lazzaro è Venezia. Una scelta consapevole, per un'attrice cosmopolita, madre americana e padre italiano, che ha deciso di piantare le sue radici artistiche e di vita nella città lagunare. Ma il legame di Sara con questa terra viene da lontano. Nata in provincia di Padova, cresciuta respirando l'aria della provincia veneta prima di volare oltreoceano, l'attrice ha sempre mantenuto un filo rosso con il Veneto, coronato prima dalla laurea in Arti Visive allo IUAV. Il volto amato di Doc - Nelle tue mani e Call My Agent proprio nei giorni in cui la sua Venezia si fa epicentro del cinema, per parlare del valore di appartenere a un luogo e della bellezza di sceglierlo, ogni giorno, come antidoto alla folla.
Crescere tra il Veneto e la California: come nasce questa doppia anima cosmopolita?
Mia madre è californiana e mio padre è padovano; si sono conosciuti a Bali e hanno scelto di stabilirsi in Veneto. Io sono nata in casa a Rovolon, sui Colli Euganei, in anticipo rispetto alle previsioni della vigilia. Ho fatto subito avanti e indietro con gli Stati Uniti, frequentando le elementari in America. Diventare bilingue è stata una fortuna, anche se da piccola non la vivevo benissimo perché mi sentivo un po' strana ad avere queste due identità.
Un'infanzia in movimento che ha influenzato anche la sua formazione?
È stata un'infanzia movimentata di cui sono grata. All'inizio facevo fatica a esprimermi e trovavo tranquillità nelle lingue e nella matematica, dove tutto è certo. Cambiavo spesso amici, ma non mi è mai pesato. Il passo successivo è stato il diploma al Drama Center di Londra nel 2008. Ho lavorato due anni in UK, poi due a Los Angeles e un periodo a New York. In America è arrivato all'improvviso il mio primo film da protagonista, The Young Messiah, che però abbiamo girato tra Cinecittà e Matera.
Da tre anni Venezia è diventata la sua casa: che valore ha il Premio Kinéo alla Mostra?
Il Premio Kinéo mi emoziona molto perché mi sento a casa. Venezia è la mia città da tre anni, ma la Mostra è da sempre un mio pellegrinaggio necessario: ci vengo dal 2006, anche prima di fare l'attrice, per scoprire i nuovi linguaggi del mondo. Rispetto a Cannes o Berlino, Venezia mette al centro il film ed è una vetrina culturale sul nostro presente, esattamente come la Biennale Arte o Architettura.
Il personaggio di Monica in Call My Agent Italia: cosa ha in comune con lei?
Monica è uno dei personaggi preferiti della mia carriera, mi dà possibilità di gioco incredibili. La serie ha vinto diversi Nastri d'Argento ed è una novità importante: dimostra che in Italia si può fare un ottimo remake mantenendo una forte appropriazione culturale. Cosa ho in comune con lei? Sono della Vergine, nata il 15 settembre: chi conosce l'oroscopo ha già capito. Sono una maniaca del controllo, non aspetto passivamente la chiamata ma organizzo e mi do da fare.
Il ruolo delle donne nel cinema: la critica alle quote rosa e il problema sistemico
Il cinema è politico perché racconta l'essere umano nel presente. Detto questo, non amo le quote rosa: sembra che si ricavi uno spazietto artificiale per mostrare l'inclusione. Vorrei che un film venisse scelto solo perché è bello, scoprendo solo dopo se l'ha diretto un uomo o una donna. Il problema è sistemico e parte dalla radice: mancano i finanziamenti per permettere alle donne di produrre e sviluppare storie. Serve un turnover anche nelle troupe (elettriciste, operatrici, direttrici della fotografia), ma è un sistema condotto da uomini per millenni: serve un cambio organico che richiede tempo.
Il lato glamour della Mostra: tra stress e opere d'arte da indossare
Mi stressa e mi garba in egual misura. Il tappeto rosso è un'emozione pazzesca e un'opportunità unica per indossare abiti che sono vere opere d'arte di artigiani che si esprimono insieme a te.
E mentre i potenti si pavoneggiano sul red carpet, noi ricordiamo che il cinema vero è quello che racconta il popolo, le sue lotte, le sue speranze. Sara Lazzaro, con la sua doppia anima, sceglie Venezia come trincea: un atto di resistenza quotidiana contro la folla e il rumore del capitale. Perché appartenere a un luogo, sceglierlo ogni giorno, è già una forma di lotta.