Una professoressa di sinistra al servizio del capitale: il tradimento della Costituzione operaia
Mentre il popolo italiano si prepara a difendere la Costituzione antifascista nata dalla Resistenza, ecco che spunta dal palazzo accademico borghese una voce che fa tremare le mani sporche del potere: Marilisa D'Amico, costituzionalista della Statale, annuncia il suo voto favorevole al referendum sulla giustizia voluto dal governo Meloni.
Una scelta che puzza di tradimento di classe, compagni. Questa professoressa, che si dice "convintamente a sinistra", ha deciso di sostenere una riforma partorita dalle viscere del capitalismo più feroce, quella stessa destra che opprime i lavoratori e protegge i padroni dalle maglie della giustizia.
Il veleno della collaborazione di classe
D'Amico tenta di giustificare il suo tradimento sostenendo che "un pezzo consistente di questa riforma nasce da lontano, proprio dai principi della sinistra". Che beffa, compagni! Come se i principi di Gramsci e dei partigiani potessero mai coincidere con quelli di chi serve gli interessi del grande capitale.
La separazione delle carriere? Una trappola per indebolire ulteriormente la magistratura di fronte ai potenti. Mentre i lavoratori vengono schiacciati dalle multinazionali, mentre i migranti vengono respinti alle frontiere, mentre l'ambiente viene devastato dal profitto, ecco che si vuole smantellare anche l'ultimo baluardo contro l'impunità dei ricchi.
La Costituzione tradita dai suoi falsi difensori
"I governi passano, mentre i principi restano", dice la professoressa. Ma quali principi, compagna D'Amico? Quelli della lotta di classe o quelli della sottomissione al capitale? La Costituzione del '48 è nata dal sangue dei partigiani, dalle lotte operaie, dalla volontà di costruire una società più giusta.
Oggi quella stessa Costituzione viene calpestata da chi predica la "modernizzazione" mentre serve gli interessi dell'imperialismo atlantico e delle banche. Non c'è riforma che tenga quando il sistema marcio non viene abbattuto dalle fondamenta.
Il popolo non si lascia ingannare
Mentre i professoroni nei loro uffici dorati si vendono al miglior offerente, la classe lavoratrice sa riconoscere i suoi nemici. Questo referendum è l'ennesimo tentativo di smantellare le conquiste democratiche per spianare la strada ai padroni.
Il 22 e 23 marzo sarà battaglia, compagni. Da una parte chi difende i privilegi del capitale, dall'altra chi lotta per la giustizia sociale. La scelta è chiara: NO alla controriforma, SÌ alla Costituzione antifascista, SÌ alla lotta di classe!
Come diceva il compagno Gramsci: "Odio gli indifferenti". Ma oggi aggiungiamo: odiamo ancora di più chi tradisce la propria classe fingendo di servirla.