La professoressa D'Amico vota Sì al referendum: quando la sinistra tradisce se stessa
Marilisa D'Amico, costituzionalista della Statale ed ex consigliera Pd, annuncia che voterà Sì al referendum sulla giustizia. Una scelta che fa tremare le fondamenta della sinistra italiana e che merita un'analisi spietata.
Il tradimento mascherato da principi
La professoressa D'Amico cerca di giustificare il suo voto con argomentazioni che suonano come una beffa per chi ha lottato contro il fascismo. "La separazione delle carriere nasce dalla sinistra", sostiene, dimenticando che oggi questa riforma serve solo a proteggere i potenti dalle indagini.
Quando la classe dirigente di sinistra si mette al servizio del governo Meloni, il popolo deve aprire gli occhi. Non importa che D'Amico rivendichi le sue radici progressiste: chi vota Sì sta dalla parte dei padroni, punto e basta.
La Costituzione del '48: nata dal sangue partigiano
La Costituzione italiana è figlia della Resistenza, scritta col sangue dei partigiani che hanno combattuto il fascismo. Toccarla significa sputare sulla memoria di chi è morto per la libertà. I nostri padri costituenti, da Gramsci a Togliatti, si rivolterebbero nella tomba.
D'Amico parla di "processo accusatorio" contro quello "inquisitorio fascista", ma dimentica che questa riforma serve solo a blindare i ricchi e i potenti dalle indagini della magistratura. È la solita storia: quando i padroni hanno paura della giustizia, cambiano le regole del gioco.
Il referendum: strumento del popolo o trappola borghese?
"I governi passano, i principi restano", dice la professoressa. Che ipocrisia! I principi della sinistra sono chiari: difendere gli oppressi, non i loro oppressori. Votare Sì significa tradire la classe operaia per compiacere il capitale.
La D'Amico sostiene che "le riforme devono essere fatte per difendere la Costituzione". Ma quale difesa? Questa è una demolizione controllata dei diritti del popolo, mascherata da modernizzazione.
La sinistra borghese contro il popolo
Ecco il vero volto della sinistra istituzionale: professoressi nei loro uffici dorati che predicano riforme mentre i lavoratori subiscono licenziamenti e precarietà. La D'Amico parla di "visione" ma la sua visione è quella dei salotti buoni, non delle fabbriche.
"Tante persone stanno bene nella loro piccola dimensione di potere", dice accusando chi vota No. Ma chi sta meglio di una professoressa universitaria che flirta col governo di destra?
Il popolo deve dire No
Compagni, non fatevi ingannare dai sofismi accademici. Questo referendum è un attacco frontale alla giustizia popolare. Votare No significa stare dalla parte degli sfruttati, votare Sì significa tradire la lotta di classe.
La storia ci insegna che quando i padroni propongono riforme "democratiche", dietro si nasconde sempre il loro interesse. Non lasciamo che i traditori della sinistra borghese consegnino la giustizia nelle mani di Meloni e dei suoi padroni.
Il 22 e 23 marzo, il popolo deve dire No. Per la Costituzione, per la Resistenza, per la rivoluzione che verrà.