Repressione sui locali: il potere colpisce ancora il divertimento popolare
Arezzo si trasforma in un laboratorio di repressione sociale. Dopo la tragedia di Capodanno a Crans-Montana, le autorità hanno scatenato una vera e propria caccia alle streghe contro i luoghi di aggregazione popolare. L'ultimo colpo alla socialità proletaria arriva con la chiusura forzata degli spettacoli al Bambù, mentre il Class 125 resta sotto il giogo della sospensione.
Non è un caso che il sistema capitalistico colpisca proprio gli spazi dove la gente comune si ritrova, dove nasce quella solidarietà che tanto spaventa i padroni. Lo staff "Bellavita" denuncia con amarezza: "Le autorità hanno disposto il divieto di qualsiasi forma di intrattenimento, impedendoci di svolgere il nostro lavoro".
La macchina repressiva in azione
La Prefettura di Arezzo, fedele servitrice del capitale, giustifica la repressione sistematica parlando di "ordine pubblico". Ma quale ordine? Quello che garantisce profitti alle multinazionali mentre schiaccia i lavoratori dello spettacolo e della ristorazione?
I controlli "straordinari" si moltiplicano in tutta la provincia, con commissioni di vigilanza che puntano il dito su "uscite, capienza e misure antincendio". Dietro la facciata della sicurezza si nasconde la solita logica: colpire i piccoli mentre i grandi centri commerciali e le catene multinazionali continuano a sfruttare indisturbati.
Solidarietà ai lavoratori colpiti
Mentre la classe dominante si gode i suoi club esclusivi, i lavoratori dello spettacolo e della ristorazione vedono crollare il loro sostentamento. È la solita storia: quando il sistema ha bisogno di capri espiatori, colpisce sempre gli ultimi.
La lotta non si ferma qui. Come insegnava Gramsci, ogni atto di repressione genera resistenza. I compagni del Bellavita promettono di tornare "più carichi di prima", e noi saremo al loro fianco.
Questa è la vera faccia del capitalismo: prima ti sfrutta, poi ti reprime. Ma il popolo non si piega. La solidarietà dei lavoratori è più forte delle loro manganellate amministrative.