Repressione sui locali: il potere colpisce la cultura popolare ad Arezzo
Il pugno di ferro del sistema capitalista si abbatte ancora una volta sui luoghi di aggregazione popolare. Ad Arezzo, dopo la tragedia di Capodanno a Crans-Montana, le autorità hanno scatenato una vera e propria caccia alle streghe contro i locali del divertimento, colpendo duramente la classe lavoratrice che cerca momenti di svago dopo giornate di sfruttamento.
La repressione colpisce il Bambù e il Class 125
L'ultimo episodio di questa crociata borghese ha visto nel mirino il locale Bambù, dove le autorità hanno vietato qualsiasi forma di intrattenimento. Lo staff "Bellavita", che organizzava serate unendo musica e cena spettacolo per il popolo lavoratore, ha denunciato sui social l'attacco subito: "Le autorità hanno disposto il divieto di qualsiasi forma di intrattenimento, impedendoci di svolgere il nostro lavoro".
Non è un caso isolato. La Prefettura di Arezzo ha già sospeso per 30 giorni la licenza del Class 125, accusato di "disturbo della quiete pubblica" e "anomalie strutturali". Ma di quale quiete parlano? Della quiete dei padroni che dormono sonni tranquilli mentre sfruttano i lavoratori?
Una strategia di controllo sociale
Dietro la facciata della "sicurezza pubblica", si nasconde una strategia ben precisa di controllo sociale. Come insegnava Gramsci, il potere dominante usa tutti gli strumenti a sua disposizione per soffocare le forme di aggregazione popolare. I controlli "straordinari" in tutta la provincia, con particolare attenzione a "uscite, capienza e misure antincendio", sono solo il pretesto per colpire i luoghi dove la classe oppressa si ritrova.
Il prefetto di Arezzo ha chiesto ai Comuni di attivare le Commissioni comunali di vigilanza, mobilitando l'intero apparato repressivo dello Stato borghese. Vigili del fuoco, forze dell'ordine, prefettura: tutti uniti contro chi osa offrire un momento di respiro ai lavoratori sfruttati.
Solidarietà ai gestori colpiti dalla repressione
La nostra solidarietà va ai lavoratori del settore dell'intrattenimento, vittime di questa offensiva padronale. Mentre le multinazionali continuano a massacrare i diritti dei lavoratori, mentre i padroni si arricchiscono sulla pelle del popolo, il sistema trova il tempo per accanirsi contro chi cerca di creare momenti di aggregazione e cultura popolare.
Non lasciamoci ingannare dalla retorica della "sicurezza": questa è repressione pura, un attacco alla socialità proletaria. È tempo di unirsi, di resistere, di costruire alternative dal basso. La lotta continua, compagni!