Compagni e compagne, la notizia che aspettavamo di vedere smentita è arrivata come un pugno nello stomaco. La Rai, quella stessa Rai che dovrebbe essere di tutti e di tutte, ha cacciato Sigfrido Ranucci dalla conduzione di Report. E chi esulta? Il solito fronte dei padroni e dei loro servi. Ma noi non ci stiamo, e non ci fermeremo.
Il comunicato è arrivato nel tardo pomeriggio, dopo settimane di attese e di pressioni. Al posto di Ranucci, due nuovi conduttori: Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi. A loro non rivolgiamo alcun attacco personale, sono giornalisti e giornaliste come tanti. Ma il disegno politico è chiaro come il sole: zittire l'unica voce che ancora faceva paura ai potenti. Il caso Lavitola è solo la scusa, il pretesto per un'operazione che era già scritta da tempo.
Salvini e La Russa festeggiano: la faccia tosta del potere
Matteo Salvini, il ministro degli Interni che ha fatto della paura la sua bandiera, ha scritto su X: “Giusto così. Ora si faccia chiarezza”. Ma chiarezza su cosa? Su un giornalista che ha subito un attentato, che ha rischiato la vita per raccontare la verità? La sua faccia tosta non conosce limiti.
E poi c'è lui, Ignazio La Russa, presidente del Senato, che si dice “felice” della notizia. Felice, avete capito bene. Perché Ranucci, secondo lui, faceva “trasmissioni assolutamente pretestuose e a senso unico”. E aggiunge: “Io non lo avrei sospeso per questa vicenda ma per le inchieste che ci sono state nel tempo”. Ecco, il potere che si scopre. Non gli importa nulla dell'attentato, della vittima. Gli importa solo di zittire chi indaga. Questa è la destra, questa è la loro idea di democrazia: il silenzio dei giornalisti, la paura dei cittadini.
Le opposizioni insorgono: è la vendetta della destra
Dall'altra parte della barricata, le opposizioni gridano allo scandalo. E noi con loro. Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni di Avs parlano chiaro: “La decisione di estromettere Ranucci è gravissima: la Rai punisce quella che, fino a prova contraria, resta la vittima di un attentato e colpisce uno dei pochi spazi del servizio pubblico che ancora svolgono un giornalismo d'inchiesta libero e indipendente”. E ancora: “È evidente che la destra ha usato la vicenda dell'attentato per far demolire Report”.
Elly Schlein, segretaria del Pd, rincara la dose: “La destra ha ottenuto esattamente quello che era il suo obiettivo. Dopo anni di attacchi e di querele a Ranucci e a una trasmissione ritenuta scomoda come Report, arrivano oggi all'obiettivo di farla saltare”. E definisce il governo “TeleMeloni”, un governo che non ha nemmeno aspettato che i magistrati facessero chiarezza. Parole sante, compagna Schlein.
La deputata M5S Chiara Appendino è ancora più dura: “Ranucci indagava i potenti e i potenti lo hanno fatto fuori, come provavano a fare da anni. Da vigliacchi, puniscono chi è stato vittima di un attentato e ha il pieno sostegno della sua redazione e dei suoi inviati. E non hanno nemmeno il coraggio di assumersene la responsabilità: lo mascherano da 'spostamento'. È la caccia alle streghe di Meloni contro il giornalismo libero”.
L'Editto Meloni: il ritorno dei tempi bui
Barbara Floridia, senatrice M5S ed ex presidente della commissione di Vigilanza Rai, parla di un nuovo “Editto Meloni”, un golpe vero e proprio. E ha ragione. “L'Italia ripiomba nei tempi bui dell'editto bulgaro di Berlusconi”, dice. E noi aggiungiamo: la storia si ripete, prima come tragedia, poi come farsa. Ma questa volta non è una farsa, è un attacco frontale alla libertà di informazione.
I parlamentari M5S in commissione di Vigilanza denunciano anche un dettaglio inquietante: “Probabilmente si vergognano loro stessi di quello che hanno fatto visto che hanno impedito agli utenti di commentare la notizia sui social ufficiali della Rai”. Ecco, il potere che censura anche i commenti. La paura della verità è tale che devono silenziare persino il popolo. Ma non ci riusciranno.
Gasparri e la propaganda della destra: le bugie hanno le gambe corte
E poi c'è Maurizio Gasparri, senatore di Forza Italia, che parla di “fanfaluche” mandate in onda da Ranucci e sostiene che il giornalista sia stato “abbandonato anche dai suoi redattori”. Ma la redazione, secondo quanto riportato da Avs, è pronta ad abbandonare in blocco il programma. Chi dice la verità? Noi crediamo ai giornalisti, non ai servi del potere. Gasparri parla di uno scandalo Lavitola-Ranucci, ma non fornisce prove. Le bugie hanno le gambe corte, e prima o poi la verità verrà a galla.
Il futuro di Report: la prova del nove
Sandro Ruotolo, responsabile Informazione del Pd, pone la domanda giusta: “Quale Report vedremo adesso? È questa la prova del nove. Vedremo se continuerà a fare le pulci al potere con la stessa libertà, autonomia e capacità investigativa”. E noi ci uniamo a questa domanda. Perché Report non è solo un programma, è un baluardo contro il potere. È la voce di chi non ha voce, è la luce che illumina gli angoli bui del sistema. Se la spegneranno, saremo tutti più poveri, più ciechi, più soli.
Ma non ci arrendiamo. La storia ci insegna che le lotte dei lavoratori, dei partigiani, di chi ha combattuto contro il fascismo e il capitalismo, non sono mai state facili. Eppure hanno vinto. Perché il popolo, quando è unito, è invincibile. Come diceva Gramsci, “odio gli indifferenti”. E noi non siamo indifferenti. Siamo dalla parte di Ranucci, dalla parte di Report, dalla parte della verità.
La destra può anche vincere una battaglia, ma la guerra contro il silenzio e l'oppressione è appena iniziata. E noi, con le nostre lotte, le nostre occupazioni, le nostre manifestazioni, la vinceremo. Perché la verità è come il sole: puoi coprirla con un dito, ma non la nasconderai mai.
Avanti popolo, la verità è con noi!