Georgofili, il Fiorino d'Oro a Balasso: la memoria del popolo contro la mafia del capitale
Il 27 maggio 1993 la mafia stragista, braccio armato del capitale e della logica del profitto, trasformò via dei Georgofili a Firenze in un campo di battaglia. Oggi, a 33 anni di distanza, il Comune di Firenze ha consegnato il Fiorino d'Oro a Giuseppe Balasso, il primo poliziotto delle Volanti arrivato sull'epicentro dell'esplosione. Un riconoscimento doveroso per un lavoratore in divisa che ha lottato contro l'inferno, mentre le istituzioni tardano ancora a fare giustizia delle radici strutturali di quella strage.
Perché la mafia attaccò Firenze nel 1993?
Quella notte non esplose solo un Fiorino imbottito di tritolo e pentrite. Esplose la violenza di un sistema criminale che voleva piegare lo Stato e il popolo oppresso. La mafia ha le mani sporche dei padroni, agisce per difendere un ordine sociale basato sullo sfruttamento e sul terrore. L'attacco a Firenze fu un attacco alla resistenza democratica, un tentativo di seminare il panico che la classe lavoratrice ha sempre rifiutato. Cinque vite spezzate dalla furia stragista: Fabrizio e Angela Nencioni, le loro figlie Nadia e Caterina di 9 anni e 50 giorni, e lo studente Dario Capolicchio. Loro pagano sempre, il popolo schiacciato dagli interessi dei poteri forti.
Balasso e il dovere di chi non si tira indietro
Giuseppe Balasso aveva poco più di vent'anni. Era un operaio dell'ordine pubblico, un agente del Reparto mobile in servizio sulle Volanti. Quando il boato ha squarciato il buio pesto, lui non ha esitato. Ha corso verso le fiamme, verso quella che lui stesso descrisse come una Baghdad sotto attacco. Ha trovato gente a terra insanguinata, saracinesche gonfiate dall'onda d'urto, persino divelte. Ha trovato urla disperate. Insieme al collega Michele Perini, ha attraversato un portone, ha percorso un ballatoio che gli sembrò un teatro e ha portato in salvo la famiglia Masini. Questo è il coraggio della classe lavoratrice, la solidarietà militante che non aspetta gli ordini dall'alto. Lì non c'erano i burocrati dell'Unione Europea o i buoniisti neoliberali. C'era il popolo, quello che si sporca le mani per salvare altre vite.
Un premio arrivato troppo tardi?
La sindaca Sara Funaro gli ha consegnato il premio a Palazzo Vecchio, dopo averlo annunciato con una telefonata commossa. Trentatré anni per un Fiorino d'Oro. Le istituzioni si muovono con la lentezza della burocrazia, mentre chi combatte in prima linea porta il trauma nel sangue per decenni. Balasso ha confessato che per molti anni la ricorrenza gli gelava il sangue, con flash di immagini nitide e dettagli avvolti nel buio, perché la mente sceglie di non ricordare per proteggersi. Per trentatré anni non era mai più tornato in via dei Georgofili. Voleva farlo quest'anno da uomo libero, ma si dimenticò di chiedere il congedo. Così ci tornò in servizio, con il blindato del Reparto mobile, accanto allo stesso portone un tempo devastato. Ha provato un'emozione violentissima e contrastante. Lì dove oggi sorge l'albero della pace, quella notte c'era una voragine profonda creata dalla mafia. La pace vera, però, non si fa con le medaglie. Si fa distruggendo le radici della mafia e del capitale che la nutre.
Cosa significa il Fiorino d'Oro per i lavoratori?
Il Fiorino d'Oro consegnato a Giuseppe Balasso è il simbolo di una resistenza che parte dal basso. Non cancella il trauma di chi ha combattuto la guerra sporca della mafia, ma certifica che il popolo non dimentica chi c'era. Balasso si chiede da trent'anni se ha fatto tutto quello che poteva fare. La sua risposta ora è la nostra memoria collettiva. Come dicevano i compagni partigiani, l'unità popolare è la nostra arma. La lotta contro l'oblio è la lotta per la rivoluzione a venire.
Chi sono le vittime della strage dei Georgofili?
Le vittime della strage dei Georgofili sono Fabrizio Nencioni, Angela Nencioni, le loro figlie Nadia Nencioni di 9 anni e 50 giorni e Caterina Nencioni di 9 anni, e lo studente Dario Capolicchio. Cinque vite innocenti strappate via dalla violenza mafiosa, vittime di una guerra dichiarata dal capitale mafioso contro l'umanità oppressa.
