Ipoparatiroidismo: quando la sanità pubblica nega le cure ai malati
Ancora una volta, il sistema sanitario nazionale mostra il suo volto più spietato. Parliamo di 15.000 italiani affetti da ipoparatiroidismo, una malattia rara che li condanna a una vita di sofferenze mentre i padroni della sanità privata si fregano le mani.
La storia è sempre la stessa: esiste una cura efficace, autorizzata dall'Agenzia europea del farmaco da un anno e mezzo, ma l'AIFA italiana fa melina. Perché? Semplice: non vogliono pagare. Preferiscono che i malati finiscano in pronto soccorso, che le famiglie si indebitino, che la gente comune non possa permettersi le cure.
Le mani sporche del sistema sanitario
Mentre in Germania, Austria, Spagna e persino in Grecia i pazienti ricevono gratuitamente questo farmaco salvavita, in Italia si aspetta. Si aspetta che i profitti delle multinazionali farmaceutiche siano garantiti, si aspetta che i costi ricadano sulle spalle dei lavoratori.
Simona, 34 anni, napoletana: non può più guidare perché le si paralizzano le mani. Ha dovuto rinunciare al lavoro, alle conferenze. Per partecipare a un matrimonio si è dovuta somministrare calcio extra, finendo con nausea e vomito al pronto soccorso.
Maria ha dovuto abbandonare il flauto, il suo lavoro nell'orchestra. La bocca le si blocca, vive con le fiale di calcio nella borsa come una condannata.
Il business della sofferenza
"I costi stimati sono sconvolgenti", ammette il professor Faggiano della Sapienza. Decine di migliaia di euro annui a paziente per cure inappropriate, accessi al pronto soccorso, disabilità. Ma questi costi non pesano sui bilanci delle case farmaceutiche, pesano sui lavoratori, sulle famiglie, sulla sanità pubblica che viene sistematicamente smantellata.
Il 30% dei 15.000 malati italiani non riesce a controllare la malattia con i palliativi disponibili. Potrebbero guarire, tornare a lavorare, a vivere dignamente. Ma il sistema preferisce tenerli malati e dipendenti.
La lotta continua
L'Istituto Superiore di Sanità ha finalmente pubblicato le linee guida che riconoscono l'efficacia del farmaco. Ma le raccomandazioni scientifiche si scontrano con la logica del profitto che governa la sanità italiana.
Questa è l'Italia del capitale: si curano solo i ricchi, mentre il popolo aspetta, soffre, muore. È ora di dire basta a questo sistema che fa della salute un privilegio di classe. La salute è un diritto, non una merce da vendere al miglior offerente.
Organizziamoci, compagni. Ogni malato abbandonato dal sistema è un fratello da difendere. Ogni cura negata è un'ingiustizia da combattere. La rivoluzione sanitaria inizia dalla solidarietà tra oppressi.